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Il più giovane allenatore del calcio italiano ha beffato il più anziano, Zeman

Il tecnico del Perugia, classe 1990, ha centrato una vittoria d'autore sul boemo, classe 1947, grazie ad un autogol in pieno recupero

Il novizio ha beffato il maestro, con una mano della Bea Bendata che gli ha regalato un autogol da Gialappa's Band in pieno recupero. La vittoria del Grifo sul Delfino ha avuto, tra i tanti motivi di interesse, anche l'incrocio tra il più anziano tecnico del calcio professionistico italiano attualmente in panchina, il biancazzurro Zdenek Zeman, ed il più giovane in assoluto, il 33enne Alessandro Formisano, da poco subentrato a quel Francesco Baldini che del Napoli di Sdengo fu il capitano e uomo più impiegato. Nato il 10 novembre 1990, Formisano nel momento in cui è stato promosso dalla Primavera ha strappato la leadership della precocità a Matteo Andreoletti, all'epoca tecnico del Benevento che poi è stato sostituito dall'ex biancazzurro Gaetano Auteri al timone della Strega. La sfida tra i due era generazionale solo in termini anagrafici, perchè Zeman, 76 anni dei quali più di 40 in panchina, ha idee talmente moderne da essere ancora oggi all'avanguardia. Futurista per molti versi più che contemporaneo. Formisano, che prima di intraprendere il percorso da allenatore voleva diventare giornalista sportivo, si ispira ai principi di giochi ispirati al calcio tedesco e con il suo 3-5-2 si è opposto con profitto a quel 4-3-3 zemaniano che ha ispirato tantissimi tecnici in questi decenni. "Al di là dell’emozione, è inutile nasconderla, è un privilegio poter affrontare Zeman”, le parole del giovane tecnico umbro alla vigilia della sfida. “Parliamo di un allenatore che ha costruito la sua carriera con il dominio del gioco, la bellezza. Dovunque è andato ha imposto un marchio indelebile. Affrontarlo significa mettersi all’altezza dei giganti”. Parole dolci, anzi dolcissime, e all'Adriatico con idee chiare, una squadra compatta nel suo 3-5-2 con una delle mezzali a turno a buttarsi negli spazi per agire tra le linee e provare a portare scompiglio, ha battuto il Maestro. E questa vittoria, baciata dalla fortuna (partita incanalata sullo 0-0 prima della beffa finale per il Delfino, che aveva centrato un incrocio dei pali e sciupato malamente un rigore con Vergani), può essere per la sua carriera davvero importante.Sarebbe stato certamente più giusto un pari, ma il calcio è così. E dall'alto della sua esperienza lo sa bene il Demiurgo di Praga, che ha assistito alla serata memorabile del giovanissimo collega che un giorno potrà dire ai suoi nipoti di aver battuto il creatore di Zemanlandia


 

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