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Venerdì, 21 Giugno 2024
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Pescara, le acque prossime alla foce non sono balneabili

Il rapporto del Ministero della Salute sulle acque balneabili è duro nei confronti dell' Abruzzo in cui molte aree risultano non fruibili per inquinamento, mentre nel resto d'Italia la situazione migliora

Il Ministro della Salute Lorenzin ha presentato il Rapporto 2013 sulla balneabilità delle acque italiane.

I dati sono davvero entusiasmanti, con un passaggio delle acque marine balneabili dal 91,9% del 2011 al  96,6% nel 2012, con un incremento del 4,7% rispetto all’anno precedente. Aumento del 5,8% per quanto riguarda le acque interne, quindi fiumi e laghi, passando dal 85,8%  al 91,2%. 
Tra gli edificanti dati presentati dal ministro della salute, ce ne è uno non molto piacevole per l'Abruzzo.

La regione dei trabocchi, infatti, conquista la maglia nera per la qualità delle acque di balneazione. Rispetto al dato nazionale solo l'88% del mare è balneabile.

Scendendo dalle Marche il mare è balneabile fino a 100 metri a nord della Foce del Tordino, a sud del centro di Giulianova. Stessa cosa a sud della foce. Stessa storia si ripete in prossimità del fiume Vomano tra i comuni di Roseto e Pineto.
Problemi importanti ci sono in prossimità del fiume Pescara. Qui i 300 m a nord e i 300 m a sud della foce, per il ministero non sono balneabili a causa dell'inquinamento. 

Verso sud risultano non balneabili i 300 metri a nord e a sud delle foci del Foro ad Ortona, e dell'Arielli, ancora la foce di Fosso Peticcio, quella del fiume Moro. Divieto di balneazione anche per la costa del la foce del Feltrino, quella del Sangro e di Fosso Lebbia.

E' evidente che le situazioni di criticità sono sempre in prossimità delle foci di praticamente tutti i fiumi abruzzesi. E' proprio su questo punto che si focalizza il WWF Abruzzo. Il referente acque dell'associazione Augusto De Sanctis rimprovera la regione abruzzese focalizzando la sua analisi su quella che definisce " frutto di una gestione scriteriata del territorio e dell'incredibile situazione dei fondi connessi alla gestione delle acque. Moltissimi depuratori sono abbandonati o mal-funzionanti; gli investimenti non sono stati fatti e nonostante ciò le aziende che gestiscono la depurazione hanno centinaia di milioni di euro di debiti"- dice ancora De Sanctis - "il Piano di Tutela delle Acque, adottato nel 2010, dovrebbe essere approvato dal Consiglio Regionale. In quella sede è urgente apportare profonde modifiche per cambiare strada seriamente"

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