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Giovedì, 2 Dicembre 2021
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I dubbi del WWF Abruzzo sul Decreto del Fare, che dimentica il "caso" Bussi

L'associazione ambientalista regionale è molto dura sugli articoli del decreto presentato dal governo Letta, e chiede ai parlamentari Abruzzesi di astenersi

Il "Decreto del Fare", col quale il governo di larghe intese cerca di rilanciare economia e sviluppo, non va particolarmente a genio al WWF Abruzzo, che chiede addirittura una mobilitazione per quanto riguarda i parlamentari abruzzesi. Il punto focale è quanto verrebbe a crearsi nella regione a seguito della trasformzaione in legge del cosiddetto decreto, che causerebbe situazioni "scottanti" come quelle inerenti la bonifica del sito di Bussi, quella dell'l’area industriale di Chieti e non permetterebbe di far luce sulla vicenda della Centrale Powercrop di Avezzano.

Uno degli articoli messi sotto accusa dall'associazione ambientalista è l’art.41, riguardante le bonifiche dei siti inquinanti. Analizzandolo letteralmente le norme, sembrerebbe che anche in caso di evidente e accertato impatto sulla salute dei cittadini, l’intervento di ripristino a carico dell’azienda responsabile dell’inquinamento delle falde acquifere sia subordinato alle esigenze economiche delle aziende coinvolte. Il paradosso sorge in caso di “insostenibilità economica”, dichiarabile con semplice autocertificazione da parte dell’azienda responsabile, questa invece di rimuovere i rifiuti sotterrati può agire solo sulla rimessa in sesto degli effetti, cioè trattare le acque inquinate, intervenendo quindi sui sintomi e non sulla malattia. Altro caso curioso, evidenziato sempre dal WWF regionale,  è che il decreto indica che il trattamento delle acque deve assicurare solo “attenuazione” e “riduzione” del livello degli inquinanti senza precisarne i valori,creando un'area nebbiosa nella quale è facile perdersi, o meglio nascondersi. Il non affermare certamente quali siano questi parametri porta a quesiti importanti come ad esempio: un’azienda che opera un ripristino di un'area, portando valori 1000 volte superiori alla norma a “solo” 500 volte, si può dire che abbia rispettato il decreto?  Le sostanze di cui si tratta naturalmete sono tutte cancerogene e tossiche con impatto devastante, spesso permanente sia sull’ambiente he sulla salute, che questo decreto sembra non mettere al primo posto tra i fattori d'importanza.

Nella provincia di Pescara emblematico è il caso di Bussi.  Qui occorrerebbe in  maniera al quanto repentina una bonifica efficace e certa, che però non trova spazio di attuazione nel decreto, ma che viene in pratica  rimandata a data da destinarsi, lasciando eventualmente per decenni  il sito al solo trattamento delle acque inquinanti, cosa che ovviamente non può bastare.

L’associazione del "panda", attacca anche la seconda norma dell’Art.9. Questa è definita, a prima vista sacrosanta, applicandosi ai ritardi nella spesa dei fondi comunitari, e che porta addirittura al commissariamento delle realtà che presentano grossi ritardi. Analizzando meglio l’articolo però si evince che il commissariamento è raggiungibile anche qualora si debbano superare inadempienze,  per scavalcare non meglio precisate “criticità” facilitando per tanto l’iter amministrativo. La Regione verrebbe solo alcoltata prima del Commissariamento, ma niente più. Nel caso della centrale a biomasse di Avezzano, sulla quale il consiglio regionale ha espresso totale dissenso, il WWF Abruzzo prevede un facile nuovo commissariamento, in quanto il precedente  è decatuto a seguito della dichiarazione di incostituzionalità di una norma stabilita dal governo Monti nel 2012, che ora viene riproposta quasi identica dal governo Letta.

Insomma mentre aspettiamo che il Decreto del Fare diventi legge, il WWF Abruzzo è pronto a dare battaglia.

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