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"Una necropoli sotto al campo Rampigna, un errore il progetto di riqualificazione"

Redazione

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un nostro lettore, Edoardo Di Paolo, che sottolinea alcuni aspetti importanti riguardanti lo storico campo Rampigna di Pescara.

Sono un cittadino pescarese da tempo sospeso tra l'Italia e i Paesi Bassi, ove soggiorno per motivi di lavoro. Lungi dal farmi dimenticare le mie radici, la lontananza ha accresciuto in me la passione per la nostra terra, spingendomi a elaborare periodicamente proposte per il suo sviluppo economico e culturale, prendendo spunto da quanto osservato nei miei frequenti viaggi. Le scrivo stavolta allo scopo di denunciare un grave errore che la Giunta Masci si appresta a compiere: l'imminente riapertura del campo sportivo del Rampigna, per la quale il Comune di Pescara si appresta stanziare EUR 800'000. Studi e ritrovamenti effettuati nel corso dei secoli hanno infatti ampiamente dimostrato come l'area del vecchio campo Rampigna sorga esattamente sopra la grande necropoli romana a servizio della città romana di Ostia Aterni, l'antica Pescara. Una necropoli che, a detta di esperti, doveva essere "alquanto estesa", essendo rimasta in uso "nell'intera età imperiale, sino alla tarda antichità" (A. Staffa, Archeologia Medievale XVIII, p. 287). Un sito che, sulla base di antiche testimonianze, potrebbe persino celare "uno speco sotterraneo, ove si trovarono tanti ordini di sepolcri con ossa umane e coverti di lastre di marmo, sulle quali si lessero ignoti caratteri" (D. Romanelli, Storia dei Frentani). Parliamo di un sito dal potenziale culturale e turistico inestimabile, capace di restituire una gran mole di reperti e accrescere enormemente quanto sappiamo sulla storia della città. Un sito che, come ho proposto in una recente lettera al Sindaco Masci, potrebbe costituire il nucleo di un grande parco archeologico in grado di ricucire memoria e ambiente in una delle aree più degradate della nostra città. Certo, nutro grande rispetto per la memoria che lega il campo Rampigna alle imprese sportive della c.d. "Strapaesana". Sarebbe tuttavia un atto barbarico ignorare la presenza della necropoli, riattivare il campo da calcio e privare la nostra città di un patrimonio dalla valenza culturale, identitaria e turistica inestimabile. Invito pertanto ancora una volta il Sindaco Masci a dare una destinazione coraggiosa a quest'area, trasformandola in un parco archeologico in grado di abbracciare: (i) la necropoli; (ii) la chiesa della fortezza (ubicata a pochi metri di distanza, nel perimetro della questura); (iii) il tratto di bastione conservatosi dietro una casa abbandonata in via Forca di Penne (iv) i resti del ponte romano accanto all'ex Circolo Canottieri; (v) Santa Gerusalemme. Un progetto di ampio respiro, volto a restituire dignità alla storia della nostra città e riqualificare una delle sue aree più centrali e degradate. Nella speranza che il Sindaco non risponda anche stavolta con un silenzio assordante.

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