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Salute

Ali-Menti: il laboratorio che ci spiega quanto il cibo fa bene alla nostra mente

Le associazioni Cosma e Percorsi insieme per migliorare il rapporto con il cibo delle persone con problemi di salute, depressione inclusa

Un laboratorio per approfondire un tema molto importante, ma spesso sottovalutato: quello del rapporto con il cibo delle persone con problemi di salute mentale. E' lo scopo di Ali-Menti, il laboratorio inserito nel progetto “Facciamo rete (per il benessere psicofisico)” avviato dalle associazioni Cosma e Percorsi che operano a Pescara e Chieti. I due presidenti, Tiziana Arsta e Eugenio Di Caro, hanno coinvolto la dietologa Luisa Andreacola, dirigente medico della Asl di Pescara (malattie dismetaboliche e riabilitazione nutrizionale) e la dottoressa in psicologia Miriam Inguardia. “Ci sono una serie di alimenti che possono essere utilizzati in pazienti che hanno problematiche di origine psichiatrico-psicologico, o stati depressivi che possono rappresentare un ottimo adiuvante alla terapia farmacologica poiché vanno ad agire sul sistema della serotonina – spiega Andreacola -. Oggi è diventato quasi di moda dire che il cioccolato fondente può agire positivamente sull’umore, ma non è l’unico. Altri possono essere i mirtilli, le banane, o le noci che sono meglio delle mandorle. Ci sono anche delle spezie o delle erbe aromatiche o piante officinali che spesso non vengono prese in considerazione ma altrettanto utili. E qui penso al basilico, al rosmarino, al pepe, alla cannella. Quest’ultima, per esempio – aggiunge -, aiuta molto anche nella prevenzione all’obesità, soprattutto in pazienti diabetici o che assumono farmaci che predispongono a un aumento di peso. L’obiettivo di questi incontri è quello di far sorgere interesse su questi argomenti, soprattutto per i parenti o per chi è vicino a queste persone”.

Un progetto che ha già dato buoni risultati, sottolinea la dietologa, in particolare sui pazienti più giovani che, oltre ai farmaci, hanno anche un altro strumento a disposizione per combattere il loro malessere: il cibo. Conoscendo meglio le proprietà di ogni singolo alimento, dunque, si possono ottenere risultati evidenti ma è necessario ridurre l'apporto calorico, spiega ancora Andreacola. “E’ fondamentale limitare lo zucchero, le merendine, le bevande gasate, i succhi industriali e, viceversa, cercare di stimolare le persone ad avere un contatto diretto e corretto con il cibo. Ma questo vale per tutti, sia pazienti che persone che non hanno patologie e in particolare per i bambini e i giovani”, sottolinea. Il ruolo del cibo all’interno delle emozioni e delle funzioni cognitive è, invece, l’aspetto approfondito da Inguardia. “Si mangia perché si sente un vuoto, perché si ha paura, ma è un comportamento che spesso, anche non a livello patologico, fa parte della vita di tutti nei momenti di stress o difficoltà – spiega -. Per ciò che concerne le funzioni cognitive, invece, il cibo è legato alla memoria, all’attenzione. Ogni alimento ha dei micronutrienti che in maniera naturale vanno a favorire queste funzioni. È fondamentale, però, non intendere il cibo come un premio altrimenti non viene più legato a un bisogno ma a una necessità emotiva. Per quanto riguarda il laboratorio Ali-Menti del progetto 'Facciamo rete', noi avremo anche lo sviluppo delle autonomie dei pazienti che, quindi, saranno instradati sulla scelta degli alimenti, sulla capacità di fare la spesa. I dati poi saranno valutati tramite dei test per analizzare il successo, o no, della nostra iniziativa a livello di psico-educazione alimentare”.

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