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Marsilio su ipotesi zone rosse e weekend blindati: "In Abruzzo da un mese in sofferenza, ora in controtendenza"

Il presidente della giunta regionale spiega come nella nostra regione siano stati già fatti sacrifici per il contenimento del contagio

Il presidente della giunta regionale, Marco Marsilio, rimanda al mittente l'ipotesi di nuove zone rosse e dei fine settimana blindati che starebbero valutando in sede di governo centrale.
«In Abruzzo», dice Marsilio, come riferisce l'agenzia Dire, «siamo da oltre un mese in sofferenza. Ora i nostri dati sono in controtendenza rispetto al resto d'Italia. Aspettiamo domani o dopodomani, ma ormai da tre settimane l'Rt scende. Se ci si chiude di nuovo non sarei molto d'accordo con questo tipo di politica. Si è imboccata la strada della divisione in fasce. Ognuno stia nella fascia di merito del proprio territorio».

«Rivendico il fatto che se in quella nottata di maggio le Regioni non avessero lavorato gomito a gomito al di là del partito di appartenenza, per individuare i protocolli e farli inserire nel Dpcm, l'Italia non avrebbe riaperto», dice Marsilio, «non mi sono pentito del fatto che a tarda primavera si è potuto aprire e far turismo. Si è permesso a una parte importante della nostra economia di sopravvivere. Siamo nel pieno di una pandemia non solo sanitaria, ma economica devastante. Mantenere l'equilibrio è un tema che non può essere sottovalutato».

Marsilio, nell'intervento in Senato in occasione della presentazione di un libro, in diversi passaggi, ha rivendicato l'aver più volte anticipato il Governo nella gestione dell'emergenza. Parlando quindi del rapporto Regioni-Governo Marsilio ha parlato di tre periodi. «Il primo in cui noi non potevamo fare nulla. Dovetti adottare misure restrittive istituendo zone rosse in diversi Comuni del territorio contro il parere di Roma. Ho fatto bene a farlo perché in alcuni le condizioni erano drammatiche. Dopo un po' il Governo capì, tant'è che non fece mai ricorso contro questi provvedimenti, che era corretto e iniziarono a dare il permesso di adottare misure più restrittive. Poi c'è stata la seconda fase, quando è stata la possibilità alle Regioni di assumersi la responsabilità di allentare le misure rispetto al quadro nazionale, cosa che ho fatto nella fase primavera-estate - ha ribadito in riferimento all'ordinanza di maggio con dui, di fatto, riaprì il territorio. In quel momento l'Italia era divisa in due. A nord i contagi erano tantissimi, ma in altre parti d'Italia l'impatto era minore: tenere tutto il paese bloccato quando in alcuni territori i contagi erano gestibili erano un errore».

Infine la terza fase: quella della seconda e la terza ondata. Nella prima delle due, ha quindi rivendicato ancora Marsilio «ho fatto la zona rossa prima del Governo e così con l'arrivo della terza ondata. Se avessi dovuto applicare le misure ministeriali ora saremmo arancioni e non avrei potuto proteggere i cittadini. Ma penso di aver contribuito anche a mettere in sicurezza l'Italia perché quando fai zona rossa tutta l'area metropolitana di Pescara stai proteggendo tutto il territorio. Siamo stati tra i primi a essere colpiti fortemente dalla variante inglese che oggi colpisce con gli stessi effetti il resto del territorio. Il meccanismo del Governo, ti porta invece ad adottare misure su dati dei 7-14 giorni precedenti, quindi sempre con ritardo».

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