Il Comune chiede spiegazioni alla Regione sulla zona rossa: "Non è un vero lockdown, chiusi solo food e abbigliamento"

Il presidente della commissione commercio Rapposelli vuole chiarimenti per quella che viene definita una zona "rosa" con pochissime attività costrette alla chiusura

Quello in atto in Abruzzo da ieri 18 novembre non è una vera zona rossa, ma piuttosto una zona "rosa" che di fatto ha stabilito la chiusura di pochissime attività, fra cui il settore del food e l'abbigliamento. Per questo, il presidente della commissione comunale commercio e attività produttive Rapposelli chiede spiegazioni alla Regione per capire i criteri ed il senso di questa ordinanza che non ha portato ad una serrata per quasi tutte le attività come ci si aspettava, ma ha danneggiato e penalizzato solo alcune particolari categorie.

La commissione e le associazioni di categoria avevano chiesto nei giorni scorsi un lockdown totale simile a quello della primavera, di due o tre settimane per arrivare all'8 dicembre con un calo importante dei contagi e poter così garantire un minimo di tranquillità agli esercenti in vista delle feste natalizie, il periodo dell'anno più importante sul fronte commerciale:

Mi pare difficile individuare la ratio di tali scelte, considerando che chi opera nell’abbigliamento, ad esempio, ha effettuato degli ingenti investimenti per centinaia di migliaia di euro per rifornire i propri magazzini in vista del Natale molti mesi prima, addirittura a fine 2019, e oggi è completamente fermo a fronte di colleghi di altri settori che stanno continuando a lavorare come se non fossimo in una ‘zona rossa’ per una pandemia sanitaria. Peraltro parliamo di attività che non hanno mai violato le norme per il contenimento del contagio, come il distanziamento sociale, il divieto di assembramento e l’utilizzo dei dispositivi di protezione e sicuramente i piccoli negozi al dettaglio non sono luogo di assembramento.

Rapposelli ha anche fatto sapere che l'assessore Cremonese, che condivide queste riflessioni, ha convocato un tavolo di confronto con l'assessore regionale D'Amario e le associazioni di categoria per avere chiarimenti, aggiungendo che lo stesso assessore ha dichiarato che il Governo ha stanziato 5,4 miliardi di euro complessivamente per i nuovi ristori, di cui solo 2,6 miliardi a fondo perduto, che rischiano di essere spiccioli per gli operatori fortemente danneggiati dalle nuove chiusure, mentre la Regione ha già a messo a disposizione autonomamente 49 mila euro a fondo perduto ed altri bandi.

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