Martedì, 16 Luglio 2024
Politica

Scrivere in etichetta che il vino può essere dannoso? L'Abruzzo insorge

Il parlamentare pescarese Testa nega con forza che vino e birra possano fare male "tout court". Di parere opposto la Società italiana di alcologia: "Il consumo di alcolici è la seconda causa di morte oncologica"

La commissione Ue ha autorizzato l’Irlanda a imporre etichette, sulle bottiglie di vino e birra, che ne denunciano la pericolosità per la salute. Apriti cielo: il mondo della politica e dell'imprenditoria vitivinicola si sta sollevando contro tale decisione, accusandola di arrecare un danno all'economia italiana, che da sempre si basa anche sulla qualità dei suoi prodotti enogastronomici. Il parlamentare pescarese Guerino Testa nega con forza che vino e birra possano fare male "tout court": in una nota pubblicata sui social, infatti, l'esponente di Fratelli d'Italia dice che "questo è oggettivamente falso, poiché sono gli eccessi ad essere problematici e non il moderato e benefico consumo".

Secondo Testa "il vero danno si arreca, con questa iniziativa, alle nazioni che producono vino, tra le quali l’Italia è leader. L’obiettivo non è informare ma, come sempre, tentare di condizionare le persone ingenerando l’idea che il vino provochi gli stessi risultati per la salute di distillati ad altissima gradazione o anche che sia meglio utilizzare bevande iper processate prodotte da poche multinazionali. Difendere la qualità dei nostri prodotti è per noi un dovere. Solo le bugie nuocciono gravemente alla salute fisica, mentale ed economica".

I produttori sono d'accordo con Testa. Per il "vinosofo" Franco D'Eusanio, titolare dell'azienda agricola Chiusa Grande a Nocciano, "il vino è una bevanda salutare: bisogna solo fare maggiori sforzi educativi per un consumo giusto. D'altronde sono già pochissimi i casi in cui si esagera con il vino. Di solito i giovani nel fine settimana esagerano con i super alcolici, di certo sono rari i casi in cui si esagera con i vini di qualità".

Stefania Bosco, dell'azienda Bosco Nestore di Nocciano, precisa che "in merito alla questione Irlanda, purtroppo per loro l’abuso di alcol in generale è diventato un problema sociale: pare che sostituiscano l’acqua con birra e super alcolici, di cui sono comunque produttori, quindi il governo ha pensato a questa risoluzione dove, purtroppo per noi, il vino non poteva esimersi, legge che hanno portato anche in consiglio europeo e fortunatamente è stata bocciata perché paesi come il nostro, la Francia, la Spagna e la Grecia si sono giustamente opposti. Bisognerebbe promuovere il vino non solo come una bevanda piacevole, ma anche per la sua cultura millenaria".

Alessandro Nicodemi, presidente del Consorzio Tutela Vini d'Abruzzo, è tranchant: "Non è questa l’Europa che vogliamo. Il problema dell’alcolismo, diffuso nei Paesi del Nord, non si risolve con un'etichetta sulla bottiglia. Come al solito siamo di fronte ad un provvedimento che ha molta forma ma poca sostanza: è l’ennesima campagna denigratoria da parte di Bruxelles nei confronti di un prodotto, il vino, che è un alimento integrato nella nostra dieta mediterranea. Credo sarebbe più strategico - ma forse più costoso per il Paese in questione e meno di effetto mediatico - investire in percorsi formativi ed educativi rivolti ai giovani per sottolineare l’importanza di un consumo ragionevole e metterli in guardia quando si parla di abuso. Tra l’altro il problema dell’alcolismo, soprattutto nei giovani, è legato come sappiamo ai superalcolici, il cui consumo è in spaventosa crescita. Insomma, non sarà una banalissima dicitura a risolvere il problema, ma la stessa potrebbe creare dei danni ai produttori di vino che in Irlanda lavorano bene anche se, per mere questioni di dimensioni, si tratta di un mercato minimale per esempio anche per il vino abruzzese. La decisione dell’Ue è un’azione irresponsabile: l'esempio irlandese potrebbe essere seguito da altri Paesi, andando a mettere in difficoltà una filiera che si traduce in una delle principali voci del nostro agroalimentare".

Sulla questione, tuttavia, va registrata anche la posizione della Società italiana di alcologia, che esprime invece un parere opposto: il via libera all'Irlanda per inserire etichette con alert sulle bottiglie di vino, ma anche birra e liquori, equiparandoli alle sigarette, "è un atto di civiltà a favore della libera informazione dei cittadini e dei consumatori", afferma il presidente nazionale Gianni Testino.

"Ci rammarichiamo che non sia stata l'Italia a fare da apripista", aggiunge. "La politica e i produttori hanno reagito in modo scomposto affermando che bisogna distinguere il bere moderato dall'alcolismo. Certamente tale reazione è in buona fede, considerando la tradizione e soprattutto l'aspetto economico. Purtroppo l'etanolo contenuto in tutti i tipi di bevande alcoliche (vino, birra e superalcolici) è inserito nel Gruppo 1-Oms come sostanza con un rapporto causale certo con il cancro (cavità orale, faringe, laringe, intestino, fegato e soprattutto mammella femminile) in modo 'dose dipendente'".

Testino evidenzia che "già a bassissimi dosaggi aumenta il rischio di cancro. Per tale ragione il consumo di alcolici è la seconda causa di morte oncologica. Con meno di 12 grammi al giorno di etanolo (contenuto in media in una qualsiasi unità di bevanda alcolica) il rischio di cancro della mammella aumenta del 7%. Tale percentuale può salire notevolmente se la donna ha un determinato assetto genetico. È un dato acquisito dalla comunità scientifica da anni. Le bevande alcoliche, senza dose soglia di sicurezza, favoriscono il cancro. È bene - conclude Testino - che i cittadini e i consumatori lo sappiano per essere liberi di scegliere".

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