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Radici in Comune agli agronomi: "I lecci di piazza Sacro Cuore svolgevano il loro ruolo, ci parlino di palme e agrifogli"

L'associazione politico-culturale risponde alla lettera pubblica dell'ordine provinciale degli esperti ricordando l'esperimento fatto nell'estate 2023 sugli alberi presenti nella piazza della città, prendendo atto che in vent'anni nessuno avrebbe fatto nulla per curare nel modo giusto il verde e chiedendo di prendere una posizione sulle ripiantumazioni decise dall'amministrazione

“Ancora una volta l’ordine degli agronomi della provincia di Pescara avvalla con un proprio comunicato l’operato dell'amministrazione comunale”.

Con queste parole l'associazione politico-culturale Radici in Comune commenta quanto dichiarato nei giorni scorsi dall'ordine che facendo il punto sugli interventi fatti in città e in particolare sul taglio dei tanti lecci portato avanti, ha sottolineato come ormai questi non svolgessero già la loro funzione sul contrasto del Co2 perché sostanzialmente morti a causa degli interventi fatti male o non fatti negli anni. Una mala gestione che avrebbe anche reso inutile il loro ruolo nel combattere l'isola di calore.

Un intervento sul quale l'associazione ribatte punto per tutto soprattutto con riferimento ai lecci di piazza Sacro Cuore su cui nell'estate 2023 Le Pine e cioè Simona Barba (componente di Radici in Comune e di Italia Nostra) e Isabella Micati condussero un esperimento insieme al biologo Giovanni Daminani per dimostrare al contrario fossero capaci di garantire la loro funzione ombreggiante.

Il primo punto su cui l'associazione replica è proprio quello riguardante la mancata cura degli alberi. “Ora veniamo a sapere che da vent'anni conoscevano tutto dei lecci e che in venti anni non hanno proposto alcun intervento perché avevano già il loro destino segnato – afferma Radici in Comune rispondendo all'ordine degli agronomi -. Lecci stressati, anche da carenza idrica, ma nel lungo corso di questi anni nessuna proposta di irrigazione, di maggior permeabilità del terreno circostante per rimpinguare la falda sottostante. Nessun approccio per risolvere le cause, si guarda solo ai sintomi, e si procede all’abbattimento. Erano tutti malati terminali, si dice, ma mai la relazione di un fitopatologo è stata redatta”.

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“Ora apprendiamo – prosegue - che nemmeno l’endoterapia è adatta, quando il decreto ministeriale 3-6-2021 addirittura obbliga l’utilizzo di questo tipo di trattamento per i pini colpiti da cocciniglia tartaruga. Nessun leccio era da salvare?”, si chiede l'associazione facendo riferimento a quell'intervento di cura che consiste, per semplificare, in “iniezioni” da fare direttamente nel tronco della pianta per combattere il parassita come da obbligo previsto proprio da quel decreto e che in alcuni fatti in città è stata fatta tanto che a dicembre 2023 un ordine del giorno presentato dal Movimento 5 Stelle in consiglio comunale perché fosse estesa questa “terapia” a tutti i pini della città per evitarne il taglio e proteggerli dall'attacco della cocciniglia tartaruga ottenne il “sì” dell'aula con tanti di appello perché fossero recepiti i fondi per promuovere l'azione.

Quindi, continua Radici in Comune parlando dell'esperimento condotto con Damiani, i lecci di piazza Sacro Cuore che “erano in buono stato vegetativo” Nonostante questi, incalza, “continuiamo a sentire, ripetuta, la posizione stravagante secondo cui gli alberi giovani assorbono più Co2 di quelli adulti. Gli alberi poi espletavano la loro funzione ombreggiante, come dimostrato dalla campagna di rilevazione, ma per l’ordine degli agronomi di Pescara l’unica cosa da fare era la loro sostituzione, totale. Forse per questo tacciono sulle cure endoterapiche che necessitano ora, urgentemente, i nostri pini, per dire tra qualche tempo che dovranno essere tutti sostituiti?”, aggiunge come a riferirsi proprio a quell'ordine del giorno.

Critiche anche al fatto che gli agronomi non spendono neanche una parole “sulla scelta di inserire palme e agrifogli in piazza Salotto: alberi che non hanno capacità ombreggiante, palme che vengono utilizzate sebbene questa scelta sia stigmatizzata da soprintendenze e comitato per lo sviluppo del verde urbano (Ispra), per quanto siano infestanti negli ambienti delicati come quello della riserva dannunziana e la pineta di Santa Filomena”. Spendiamo soldi per piantarle e spendiamo soldi poi per togliere quelle che nascono nelle riserve, grazie ai loro semi trasportati da vento e uccelli”, commenta Radici in Comune.

“Si continuerà cosi – conclude - senza alcun ragionamento critico, a sostituire, sostituire. Morto un albero, se ne pianta un altro, senza una visione complessiva di pianificazione, programmazione, e manutenzione nel lungo periodo”.

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