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Oltre 10mila cantieri fermi in Abruzzo con lo stop al superbonus deciso dal governo, le opposizioni: "Marsilio dica da che parte sta"

Il decreto legge approvato a Roma con cui si dice "basta" alla cessione dei crediti fa infuriare politica e associazioni che parlando di gravi conseguenze su imprese e cittadini, anche nel nostro territorio

Oltre 10mila cantieri bloccati per un totale di 2 miliardi di euro di investimenti con tra l'altro 500 imprese già ferme per lo stop alla cessione del credito alle banche e mille cantieri che nel meccanismo del Superbonus 110% ci sono già e che nelle sue pieghe restano di rimanere incastrati così come le tremila famiglie che interessano.

Questi i numeri Enea ribaditi dalle opposizioni all'indomani dell'approvazione da parte del governo Meloni con cui si blocca appunto la cessione del credito e lo sconto in fattura dei bonus fiscali e in particolare proprio del superbonus. Una scelta quella del ministro dell'economia Giancarlo Giorgetti, che ha scatenato una vera e proprio bagarre politica anche nella nostra regione, con le opposizioni che compatte ora chiedono al presidente della Regione Marco Marsilio di fare sentire la sua voce.

A Marsilio il capogruppo in consiglio regionale del Movimento 5 Stelle Francesco Taglieri chiede chiaramente di dire “da che parte sa. La domanda è semplice e pretende una risposta immediata. Sia chiaro non è solo il Movimento 5 Stelle a metterla sul tavolo, ma un intero comparto industriale, le varie associazioni di categoria e il mondo dell’ambientalismo, che stanno pubblicamente denunciato le scelte di questo governo sul superbonus”.

Al presidente chiede anche di spiegare come il centrodestra in Abruzzo e in tutto il Paese abbia “intenzione di coprire tutti quei costi per le casse pubbliche che saranno generati dalla crisi occupazionale, economica ed energetica che sicuramente seguirà lo smantellamento dei bonus edilizi”. Questo perché, incalza, con il decreto legge approvato a Roma si porrebbe lo stop anche alle proposte di legge con cui le Regioni, Abruzzo incluso, intendevano acquistare proprio quei crediti. Per lui quanto avvenuto confermerebbe quanto sempre sostenuto dal Movimento e cioè in Abruzzo che “il centrodestra ha usato la corsa alla presentazione delle leggi per sbloccare i crediti in regione, allo scopo di farsi la guerra tra loro. Una guerra tra giunta e consiglio regionale che ormai si combatte da mesi sotto la cenere” che avrebbe però impatti negativi proprio su imprese e cittadini con il gruppo consiliare regionale che per ripercorrere la storia del Superbonus introdotto dal governo Conte ha deciso di pubblicare sul proprio sito web quella che definisce “un'operazione verità che si rende necessaria per stoppare la narrazione non veritiera che il Governo Meloni sta attuando per giustificare la loro irresponsabile propaganda. Nel frattempo aspettiamo che il Presidente Marsilio e i suoi compagni di coalizione diano risposte concrete agli abruzzesi”.

Non diversa la posizione del capogruppo regionale del Partito democratico Silvio Paolucci che parla di una misura nazionale che “condanna imprese e famiglie, mette in ginocchio tutta la filiera edilizia e arresta anche il processo di efficientamento energetico reso possibile con i vari bonus”. Anche lui chiede al presidente Marsilio di schierarsi e di dire se anche stavolta sosterrà il governo guidato dalla sua leader di partito “oppure se stare con migliaia di abruzzesi che saranno costretti a chiudere i cantieri e a restituire loro le spese sostenute e con quelle ditte che falliranno se il testo rimarrà invariato”. Di qui la richiesta di convocazione immediata di un tavolo cui siedano forze politiche, parlamentari e associazioni di categoria “per chiedere modiche capaci di mettere in sicurezza i lavori già avanzati e concedere una proroga per quelli in itinere, in modo che le imprese possano terminare i lavori già avviati e recuperare liquidità”.

“A queste condizioni – sottolinea anche lui - per gli enti locali è impossibile acquistare i crediti incagliati e sarà l’inizio di una crisi sociale, economica e ambientale senza precedenti per i cittadini e tutte le realtà economiche coinvolte” dato che parlare di superbonus vuol dire anche parlare di ristrutturazioni, ecobonus, super ecobonus, sisma bonus, bonus verde, bonus facciate, bonus mobili. “Parliamo di decine di migliaia di pratiche solo sul nostro territorio. Per questo – conclude - serve subito un’azione di tutela da parte della Regione e, da parte istituzionale, il coraggio di stare dalla parte giusta”.

Più duro ancora l'attacco del capogruppo regionale di Abruzzo in Comune Sandro Mariani che parla di una situazione “paradossale” non solo perché la Meloni, ricorda “in piena campagna elettorale diceva che 'Fratelli d’Italia ha sempre chiesto che non si cambino le regole in corsa e propone misure per sbloccare il mercato dei crediti incagliati, facilitando la cessione alle imprese che si trovano oberate dai crediti chiusi nei cassetti fiscali e prigionieri delle frequenti modifiche normative'”, approvando poi un decreto legge che fa esattamente il contrario, ma soprattutto perché “mentre nella nostra Regione il presidente Marsilio e il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri si vantavano di aver predisposto una legge regionale per permettere la cessione dei crediti alla Regione Abruzzo, a Roma il loro governo scriveva una norma che impedisce proprio la cessione dei crediti alle regioni”. “A questo punto – chiosa - la situazione è paradossale: o non sanno quello che i loro compagni di partito fanno a Roma o mentono sapendo di mentire”

Il suo appello è quindi ai parlamentari abruzzesi perché “facciano sentire la voce del territorio e delle migliaia di imprese che tra poco rischieranno di chiudere i battenti con i cassetti fiscali pieni di crediti generati legittimamente da una legge dello Stato, lasciando cantieri fermi e inconclusi e mettendo in crisi decine di migliaia di posti di lavoro nel comparto edile: quello che sta succedendo – conclude Mariani - è l’emblema di una classe politica di improvvisati pericolosi alla guida del nostro Paese”.

Tra le tante associazioni di categoria che protestano per la decisione presa a Roma anche la Cna nazionale che lunedì 20 febbraio chiederà l'istituzione immediata di un tavolo al governo “per trovare soluzioni efficaci e condivise sul riordino del sistema degli incentivi” “Senza risposte convincenti – fa sapere - si cercherà in accordo con altre Associazioni di stabilire azioni di protesta”.

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