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Venerdì, 24 Maggio 2024
Politica

La riserva dannunziana "rinasce" nella aiuole spartitraffico: spuntano un centinaio di alberi [FOTO]

A immortalarle l'associazione Radici in Comune che torna a polemizzare la gestione dell'amministrazione chiedendo ancora una volta di nominare il comitato di gestione e la direzione scientifica della Riserva

A quanto pare le pigne cadute dai pini devastati dall'incendio del primo agosto 2024 il loro lavoro lo hanno fatto e bene. Tanti gli esemplari d'Aleppo che spuntano dalle aiuole spartitraffico della zona e a immortalarle è l'associazione politico-culturale Radici in Comune mostrando in particolare alcuni esemplari rinati nello spartitraffico tra via Silone e strada della Bonifica.

Una vera e propria lezione della natura che dimostra ancora una volta la sua resilienza. Circa un centinaio le piantine che l'associazione fa sapere di aver contato nei tratti che dividono le carreggiatre stradali, alcune delle quali anche alte due palmi. Una bella sorpresa se si considera che ogni giorno nella zona, sottolinea l'associazione, transitato auto, moto furgoni e camion. Aiuole da cui spuntano anche, sottolinea, bacche di agazzino e in ordine sparso “gli esili ma resilienti steli dell’avena selvatica. Tutto in pochi metri quadrati che però conifere rinascenti non hanno disdegnato di colonizzare”.

Quella che sembra essere una buona notizia è però anche l'occasione per l'associazione per ribadire la polemica oggetto di botta e risposta con l'ordine degli agronomi e l'assessore comunale al Verde Gianni Santilli sui lavori fatti in particolare nella riserva integrale, e per tornare a chiedere l'istituzione del comitato scientifico e della direzione scientifica della riserva.

“Il dato è incredibile, perché di lì a due passi c’è un esercito di operatori esperti, guidati da professionisti della materia, che si sta occupando, con dispendio di mezzi ed energie, proprio di questo: far rinascere la pineta, selezionando il materiale più prezioso che ha ripreso vita dopo l’incendio del 2021 e magari aggiungendone altro addirittura geneticamente migliore”, afferma Radici in Comune spiegando che a individuarne alcune è stata una delle associate che ha condiviso foto e video sui social.

Un centinaio di pini d'Aleppo spuntano dalle aiuole spartitraffico che circondano la riserva dannunziana

“A questo punto ci chiediamo: se all’interno di pochi metri quadrati di sagomatura stradale, la cui essenziale funzione è incolonnare il traffico e non certo essere semenzaio di rinnovamento naturale di un bosco (e di cui ignoriamo il substrato, che potrebbe essere tra i più terribili materiali di riporto), nascono così tante plantule di pino, cosa mai potrà essere accaduto nelle aree circostanti, dove il contesto geopedologico è di ben altro tipo?”, aggiunge sostenendo che ci sarebbero “esperti istituzionali che sembrano affermare che il substrato non sia adatto a una pineta, e che forse questo comparto forestale non sia neanche idoneo a essere riserva”.

“Quante migliaia di semi ce l’hanno fatta, dando origine a nuova vita, a riprendersi il territorio devastato dal fuoco nel giro di poche ore? Sembra migliaia, da quanto emerso dai sopralluoghi effettuati nel tempo dal personale incaricato proprio di verificare il tasso di recupero e di ricrescita. E che fine hanno fatto?”, incalza.

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Quindi i lavori di rimozione degli alberi distrutti dall'incendio su cui è andato in scena lo scontro. “A giudicare dalla devastazione operata dai mezzi meccanici, gommati e cingolati, che hanno percorso in lungo e in largo i diversi comparti della riserva, molti individui potrebbero essere stati ricacciati nel sottosuolo, tra calpestio e costipazione, sepolti dai mezzi meccanici in manovra e dai pesanti tronchi, trasportati dai loro letti di caduta fino alle cataste cimiteriali”, prosegue ancora.

“Nei giorni recenti abbiamo notato che in questa zona, lungo i bordi delle strade che attraversano la riserva, è stato fatto lo sfalcio dell’erba. Ci chiediamo: con quale criterio vengono condotti questi lavori, visto che siamo all’interno di un’area protetta e che si sta facendo di tutto, scientificamente parlando, per ridare vita a una formazione boschiva così preziosa tanto da averle attribuito, ben 24 anni fa, il titolo di riserva? Chi controlla se per caso non vi siano preziose piantine in crescita che non vengano invece spazzate via dalle lame della falciatrice? Potrebbe anche capitare che incauti operai, muniti di decespugliatori, diano una ripulita anche agli spartitraffico? Senza un comitato di gestione e della direzione scientifica della riserva potrebbe accadere, senz’altro. Anzi – conclude Radici in Comune -, forse succede già”.

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