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Lunedì, 20 Maggio 2024
Politica

Radici in Comune: "Cingolati e nessun controllo, nella riserva dannunziana compiuto uno scempio ambientale" [FOTO]

Prima la siccità senza dare acqua e ora i lavori di rimozione nei comparti 4 e 5 avrebbero portato alla scomparsa di tutti i pini appena nati e questo perché, denuncia l'associazione politico-culturale, non è stato nominato un comitato di controllo: "Una desolante sconfitta"

I 200 giovani pini d'Aleppo che l'associazione Alberitalia donerà alla riserva dannunziana vengono sbandierati dall'amministrazione come un successo, ma l'atteggiamento della stessa sarebbe solo un tentativo di porre rimedio ai danni, quelli sì irreparabili, che sarebbero stati fatti ai comparti 4 e 5 della riserva dannunziana: i giovani pini nati dalle pigne dei grandi alberi distrutti dall'incendio del primo agosto 2021, non sarebbero sopravvissuti né all'estate perché lasciati senz'acqua già dal 2022, né ai mezzi cingolati che si sono occupati del disboscamento in queste ultime settimane. Mezzi che avrebbero lavorato in maniera totalmente diversa rispetto a quello che doveva essere il progetto pensato proprio per tutelare quei giovani pini per aspettare la nascita dei quali si sono attesi due anni prima di portare avanti ogni altra operazioni all'interno della riserva integrale oltre che dell'altro comparto della riserva distrutto dalle fiamme.

Radici in Comune: i lavori fatti all'interno della riserva dannunziana e giovani pini d'Aleppo

A sostenerlo puntando anche il dito sul come si sta gestendo la legna accatastata tra via Silone e via della Bonifica dopo le operazioni compiute, è l'associazione politico-culturale Radici in Comune che ha presentato un vero e proprio dossier al riguardo e parlando sostanzialmente di devastazione dell'ecosistema della riserva. In sintesi, afferma “una sconfitta”. “Quante volte deve essere distrutta questa riserva – chiede quindi Simona Barba -. Questo era un progetto di estrema difficoltà e va bene. Se vuoi fare un'operazione a cuore aperto nessuno ti dice che è impossibile, ma non puoi farla senza gli esperti e cioè senza un controllo. Sono andati distrutti tutti i giovani pini, anche quelli di 40 centimetri e con la beffa sarebbe se, come sembra, la legna accatastata sarà venduta per fare biomassa e dunque far tornare il Co2 che avevamo stoccato nell'aria”. Tornando ai piccoli pini “scomparsi” aggiunge: “dov'è il monitoraggio prima del cantiere e dopo il cantiere?Perché l'ordine degli agronomi ora non interviene su quanto è successo? È possibile che in un momento di devastazione così si siano tagliati anche gli altri pini in via Pantini – conclude riferendosi a quelli ritenuti troppo pericolosi da un'indagine commissionata a esperti esterni dal Comune -. Davvero non c'era modo di salvarli?”.

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Domande cui l'associazione chiede risposte, ma la principale riguarda proprio le operazioni di disboscamento compiuto nei comparti 4e 5 la cui devastazione di cui parla oggi, sarebbe stata determinata dall'assenza del comitato di gestione. Una cosa “quanto mai grave in occasione del devastante incendio del primo agosto 2021, quando è apparso chiaro la sua fragilità nel rimbalzo di competenze e responsabilità. Una serie di mancanze e di errori che porta fino a oggi, allo stato desolante di una sconfitta”, ribadisce Radici in Comune.

La cronistoria della riserva dannunziana dall'incendio ai lavori di rimozione

L'associazione ripercorre quindi tutti i passaggi avviati subito dopo l'incendio che hanno portato alle operazioni di disboscamento eseguite e ancora in corso. Tutto è iniziato il 14 settembre 2021 quando si tenne un consiglio comunale straordinario nel corso del quale le associazioni riunitesi nel coordinamento Salviamo gli alberi di Pescara chiesero, ricorda oggi Radici in Comune, che si lavorasse a un approccio e un controllo scientifico proprio tramite il comitato.

“L’amministrazione ha risposto mantenendo la gestione in capo alla giunta e agli uffici tecnici, un vuoto di controllo – denuncia oggi -. Tale vuoto si è cercato di colmare con un tavolo tecnico, volontario, a chiamata, composto dai tecnici ed esperti Pirone, Febbo e Savini, che hanno cercato di dare gli indirizzi di azione per il post incendio, senza nessun potere se non quello consultivo”2. I tre hanno presentato la loro relazione a novembre 2021 individuando con delle bandierine i piccoli pini d'Aleppo che stavano nascendo e dando indicazioni operative. Quelle indicazioni però, incalza l'associazione, sarebbero state disattese. Una in particolare e cioè quella avanzata più volte nell'estate del 2022 quando “il team più volte ha chiesto di supportare la giovane vegetazione con acqua. Nulla è stato fatto e come comprovato dal monitoraggio dell'università dell'Aquila dell'ottobre del 2022 la riserva già a quella data aveva perso il 50 per cento delle plantule nate”.

Fu quindi l'ordine degli agronomi a gennaio 2023, ricorda ancora Radici in Comune, a chiamare in causa la fondazione Alberitalia che venne incaricata di compiere uno studio per la ripresa della riserva e preparare delle linee guida accolte poi per la preparazione delle operazioni del disboscamento.

“La mancanza di un controllo, nessun comitato di gestione, gli esperti volontari non coinvolti, portano al disastro finale: il cantiere iniziato nel 2023 ha esboscato sì i tronchi di pino morti, ma uccidendo la stessa ripresa naturale della Riserva: nessun rispetto delle giovani plantule”, denuncia ancora l'associazione. E questo perché, incalza “i letti di caduta dei tronchi non sono stati controllati per cercare di non schiacciare le plantule, i cingolati entrati nell’area hanno poi portato all’ennesima falcidiazione dei giovani pini d’Aleppo, i nostri pini, il cui corredo genetico è fondamentale”.

Quello che è stato portato avanti è stato “un vero esbosco, uno scempio ambientale. Un disastro annunciato direbbero gli esperti”. Ancora una volta l'unica risposta che sarebbe arrivata dall'amministrazione sarebbe stata solo quella di “sbandierare i finanziamenti, ma non i risultati”. E il risultato, continua Radici in Comune, è che “i tronchi sono distesi fuori e dentro la riserva in attesa di conferimento misterioso, visto che nessuno rispetta i Cam (Criteri ambientali minimi) previsti come obbligatori dal relativo decreto del 2020 e dal codice degli appalti, dal 2016 al 2023;le plantule contate a una a una sia dagli esperti che dall’università sono sparite dal controllo dei monitoraggi, e che le prescrizioni delle relazioni disattese, nessuno poteva entrare nel cantiere a controllare per motivi di sicurezza. Oggi vediamo il risultato finale di una rinnovazione interrotta e distrutta per incuria”.

La notizia della donazione da parte di Alberitalia di nuovi e giovani pini d'Aleppo “è una notizia sbandierata come un successo, mentre la verità è l’ammissione di una clamorosa dichiarazione di sconfitta, l’ennesima, per il compito che ha una amministrazione: cercare di tutelare il patrimonio della riserva regionale della Pineta dannunziana”, conclude l'associazione.

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