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Lunedì, 16 Maggio 2022
Politica

Il presidente Sospiri sulla questione dei balneatori: "Pronti a una dura battaglia per le concessioni demaniali"

Il presidente del consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, annuncia battaglia nelle sedi istituzionali contro il mancato rinnovo delle concessioni demaniali in scadenza nel 2024

«Faremo una dura battaglia in tutte le sedi istituzionali sul "caso" concessioni demaniali, non permetteremo di svendere le nostre imprese, il nostro patrimonio, che sono una unicità nel panorama internazionale, a imprese estere. Come Regione Abruzzo aspettiamo di leggere il testo dell’emendamento al decreto legge Concorrenza annunciato dai parlamentari Garofoli-Garavaglia-Gelmini, ma la nostra posizione è chiara e mira alla tutela di quelle storiche imprese familiari che hanno investito risorse, tempo, vita, per contribuire allo sviluppo del nostro paese».
Questa la posizione espressa dal presidente del consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, dopo la riunione governo-Regioni sul futuro delle concessioni demaniali.

Poi Sospiri prosegue: «Quando parliamo di balneari parliamo innanzitutto di imprenditori che hanno dipendenti, fornitori, ovvero che hanno saputo creare un sostentamento per migliaia di famiglie e che di fatto in un’economia nazionale che punta sul turismo, rappresentano l’elemento cardine per la ripresa. Credo che sia chiaro come la pensiamo io e tutta la compagine politica cui appartengo sulla sentenza del consiglio di Stato dello scorso dicembre: che fossimo alla vigilia di una sentenza pessima era nell’aria e ne avevo parlato con le Associazioni datoriali, era chiaro che avremmo avuto una sentenza politica e le avvisaglie ci sono state quando l’Antritrust ha impugnato i provvedimenti regionali con cui avevamo ordinato ai Comuni di rispettare l’obbligo di rinnovare e prorogare le concessioni balneari in scadenza sino al 2033. Quando è arrivato il provvedimento di infrazione dell’Antitrust è stata chiara la valenza politica che avrebbe avuto il pronunciamento del consiglio di Stato, forse discendendo da obblighi europei, obblighi sui quali l’Italia non è stata consultata, e la sentenza del consiglio di Stato ne è stata la conseguenza oltre che testimoniare il buco che c’è stato negli anni nell’affrontare il problema in modo sostanziale e di questo si assume la responsabilità il Parlamento».

«La Regione Abruzzo», ricorda il presidente del consiglio regionale, «ha preso una posizione su quella sentenza, forse l’unica Regione in Italia a farlo, e si è costituita al consiglio di Stato contro il ricorso che prevede l’annullamento delle proroghe e dei rinnovi, siamo l’unica Regione in Italia eppure tutte le regioni avrebbero dovuto annusare l’aria. Ora è chiaro che la palla è nelle mani del Governo che deve capire quale approccio avere con la materia. Oggi è stato annunciato un emendamento al decreto Concorrenza, con l'obiettivo di emanare un successivo decreto legislativo con il quale bandire le gare entro il dicembre 2023, "coniugando" il principio di gara con i diritti di chi ha fatto investimenti, tenendo conto di esperienza e dei diritti delle piccole imprese. Alle nostre obiezioni sull'opportunità di attendere il ricorso e la conclusione della mappatura, hanno replicato con l'esigenza di avere tempi adeguati per le gare ed evitare un imminente parere motivato dell’Unione Europea. Quando avremo letto il testo dei decreti la Regione Abruzzo si esprimerà, ma quello che di sicuro non potrà mai accadere in Abruzzo, fino a quando ci saremo noi al Governo, ma anche con l’attuale opposizione, è che si vada a evidenza senza aver prima riconosciuto gli investimenti effettuati dagli imprenditori, investimenti che andranno valutati con il prezzo di mercato odierno, così come senza aver valutato l’avviamento e poi la battaglia contro le grandi speculazioni. In altre parole non ci potrà mai essere un’evidenza che non abbia criteri tali da non salvaguardare chi ha reso quei luoghi, quegli stabilimenti delle vere imprese turistiche. È assurdo pensare di consentire a imprenditori esteri di entrare e gestire i nostri porti, le nostre spiagge, i nostri mercati, in assenza di reciprocità, visto che difficilmente i nostri imprenditori del mare potranno partecipare a una gara per gestire uno stabilimento nei Mari del Nord».

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