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Mercoledì, 22 Maggio 2024
Politica

La polemica sul verde si fa sarcasmo: "Nella riserva dannunziana c'è una nuova specie, il Pinus Mobilis"

Radici in Comune annuncia la scoperta con una nota tra l'ironico e il polemico per rilanciare le critiche sulla gestione della rinascita della pineta, il numero dei nuovi nati su cui ci sarebbe confusione o meglio "riservatezza" e la nascita dei nuovi esemplari negli spartitraffico. E sul tema interviene anche Giancarlo Odoardi (Fiab)

“A Pescara è stata fatta una importante scoperta scientifica: dopo il pinus pinea e il pinus halepensis, è stata trovata una specie unica, endemica della riserva dannunziana: il Pinus Mobilis”.

Inizia così la nota con cui l'associazione Radici in Comune che anche lista a sostegno del candidato sindaco del centrosinistra Carlo Costantini, sposta sul sarcasmo la polemica che da tempo la contrappone all'amministrazione comunale nelle attività intraprese per far sì che la pineta devastata dall'incendio del primo agosto 2021, rinasca.

Dagli alberelli "illusori" a quelli nati negli spartitraffico: il sarcasmo di Radici in Comune

Un “pino che si muove” letteralmente quello di cui parlano e che proprio dopo quell'incendio, ironizza Radici in Comune, avrebbe fatto la sua comparsa. Una specie la cui “velocità di movimento – aggiunge l'associazione – ha creato molte difficoltà tra gli esperti” dato che, sottolinea, “nei primi monitoraggi dell’università dell’Aquila ne erano stati avvistati addirittura 7mila, ma col passare del tempo, per via di una emigrazione di massa, i pini rimasti erano circa 3mila”.

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“A causa dell’esbosco effettuato ultimamente alcuni esperti concordano su una successiva emigrazione: 300 si sarebbero spostati in luogo sicuro (gli esperti mantengono il segreto) mentre altri esperti della commissione Ambiente del Comune di Pescara dicono che i pini lì non ci sarebbero mai stati, e il tutto sarebbe stato provocato da un evento 'illusorio' dovuto appunto alla velocità di spostamento dei Pini, che possono raggiungere punte notevoli”, prosegue la sarcastica nota con cui prosegue il botta e risposta iniziato quando proprio l'associazione aveva denunciato che i lavori fatti nella riserva per la rimozione degli alberi morti, avrebbe cancellato molti dei nuovi pini con l'amministrazione che aveva risposto che molti di quegli esemplari sarebbero invece stati spostati e in attesa di ripiantumazione.

“La nostra associazione, dopo vari appostamenti, è riuscita a documentare una colonia massiccia di pinus mobilis all’interno degli spartitraffico lungo le vie della riserva”, continua quindi la polemica e ironica nota rilevando ancora una volta quanto già riferito da Radici in Comune: la presenza di molti pini proprio negli spartitraffico. Una segnalazione grazie alla quale, prosegue, “personale preparato ed esperto alla cattura , si è recato in zona e con ammirevole professionalità è riuscito a catturare parecchi pinetti per portarli in luogo sicuro”
 

“Ringraziamo l’amministrazione che si prende cura dei piccoli, mantenendo la riservatezza sul luogo nel quale sono custoditi. In caso di altri avvistamenti, la cittadinanza è pregata di farcelo sapere. Questo e altro per la rinascita della nostra pineta (per tacere dei pini indisciplinati). Comunque - conclude la nota - per ovviare alla mobilità dei pinetti si è deciso di importare nuovi Pini, circa 200, di tipo stanziale, in modo che l’opportuna riproduzione possa generare pini più moderati e addomesticabili”.


Odoardi (Fiab): "I pini nati negli spartitraffico non sono fuori, ma dentro la riserva e l'amministrazione dovrebbe avere attenzione"

A intervenire sulla notizia di qualche giorno fa lanciata da Radici in Comune sulla presenza dei pini fuori dalla riserva e nelle aree adiacenti alle carreggiate della strda, è anche Giancarlo Odoardi (Fiab) che parla anche della palme che spuntano tra i cordoli sul ponte d'Annunzio. “Due esempi di migrazione di piante”.

“E' quello che accade normalmente da milioni di anni nel mondo vegetale ogni volta che una pianta, di qualsiasi specie, si riproduce – afferma - : lo fa da un’altra parte rispetto al luogo di origine, vicino ma anche lontano, a volte tanto, grazie al vento, agli animali, all’acqua”.

Sarebbe stato proprio il vento che ha “trasportato” l'incendio di agosto a spingere i semi oltre i recinti, continua Odoardi, con oggi i loro “frutti” sotto gli occhi di tutti proprio negli spartitraffico che si trovano intorno alla riserva dannunziana. Un centinaio conferma anche lui come già riferito da Radici in Comune.

“La cosa che forse sfugge è che questa disseminazione è avvenuta dentro l’area della riserva, non fuori e all’interno di aiuole tra le più degradate che si possano immaginare, forse realizzate con materiale di riporto, esposte agli inquinanti di migliaia di veicoli in transito”, afferma aprendo dunque a una nuova visione con anche lui che si rivolge all'amministrazione comunale.

“Il modo con cui la riserva dannunziana si rinnova e quindi si modifica nel corso del tempo, dovrebbe essere oggetto di grande attenzione, soprattutto da parte dell’ente gestore, ovvero la giunta comunale: sembra curioso, ma tant’è”, chiosa. “Seppur non in maniera diretta, compito della stessa, in quanto soggetto decisore delle scelte delle politiche urbane, è anche gestire il patrimonio del verde pubblico”, precisa quindi Odoardi.

“Il concetto della disseminazione delle specie vegetali attraverso diversi vettori non dovrebbe pertanto sfuggire a detto organismo che, dotato di uffici dedicati e consulenti, avrebbe a disposizione quanto necessario per gestire scientificamente la materia”, aggiunge.

“Come già detto, la riserva dannunziana è un organismo fitosociologicamente dinamico, che si modifica nel corso del tempo, e lo fa a prescindere dai muri e dai recinti in cui è stata maldestramente confinata negli anni. Ma anche la vegetazione esterna fa altrettanto: il tutto dà luogo ad una commistione vegetativa che sfugge alle logiche della perimetrazione catastale. Se noi umani non facessimo nulla – continua Odoardi -, le nostre città sarebbero in breve tempo ricoperte di piante d’ogni tipo, erbe, arbusti e a lungo andare di alberi, perché questi organismi si muovono, lentamente ma si spostano, ma anche massicciamente. E si portano dietro anche gli animali, in un reciproco dinamismo migratorio”.

Succede così che “i pinetti della Riserva bruciata vadano a radicare nella pietraia dello spartitraffico, ma anche che palme, tipo quelle messe a dimora in città per addobbo stradale, crescano tra i cordoli del marciapiede del ponte d’Annunzio, ma soprattutto e in modo lussureggiante, dentro l’area protetta”.

“È il modo con cui le piante si spostano in città, con la disseminazione anemocora, zoocora, ornitocora che sia, che è alla base e governa, secondo le regole del caso, la dinamica vegetativa urbana, molto più di disegni e rendering che vivono il tempo del taglio del nastro per poi – conclude - essere inevitabilmente sopraffatti da ben altri progetti, quelli dell’evoluzione naturale, delle piante e degli animali”.

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