Giovedì, 28 Ottobre 2021
Politica

Pescara, dimissioni del Presidente del Consiglio Comunale Di Biase

Il Presidente del Consiglio Comunale Licio di Biase ha presentato ufficialmente le proprie dimissioni dalla carica. Ecco la lettera in cui l'esponente locale dell'Udc spiega le sue motivazioni

"Dopo due anni e tre mesi ho rassegnato le dimissioni da Presidente del Consiglio Comunale di Pescara.

Era da tempo che meditavo su questo passo perché è forte il desiderio di tornare alla politica attiva, quella di una determinata “casacca”, una politica assolutamente di parte che mal si coniuga con la figura di Presidente di un’assise civica, figura istituzionale che deve essere sempre al di sopra delle parti e degli schieramenti, neutra e imparziale. In questa scelta, molto meditata, sono stato consigliato anche da alcuni amici e dai rappresentanti di importati segmenti della società civile, che ringrazio per avermi aiutato a decidere.

L’Italia vive una fase delicatissima: quotidianamente si parla di elezioni anticipate e, ciò che mi interessa più da vicino, si sta aprendo la stagione dei Congressi dell’Udc e c’è una forte spinta alla creazione di un “Terzo Polo”. Non è possibile, per chi ha sempre fatto vita di partito come me, restare fuori da questa contingenza, estraniarsi da questa realtà, da questo work in progress a cui intendo contribuire. Voglio tornare
in campo, direttamente, in prima persona e senza essere costretto a nascondermi dietro un dito, evitando di lavorare dietro le quinte - seppur bellissime e accoglienti - della Sala Aternum, che ho fatto realizzare all’interno del Municipio per testimoniare
la storia della città. Una stanza a cui tengo moltissimo e che lascio a Pescara come segno concreto della mia Presidenza e dell’amore che nutro per questo territorio e il suo percorso negli anni.

Proprio in considerazione di questo amore e del desiderio di contribuire alla crescita del capoluogo adriatico continuerò a svolgere la mia funzione come Consigliere Comunale, assicurando il mio impegno per la città e le sue esigenze.

Si è parlato, nei corridoi del Palazzo, di nuove prospettive, nuovi incarichi. Il mio unico vero obiettivo lavorativo è stata, nei mesi scorsi, la Presidenza del TSA (Teatro Stabile abruzzese e non aquilano, come erroneamente si crede), ma non è stato possibile concretizzarlo per problemi di ordine politico-territoriale. Si tratta di un incarico a cui terrei molto e per questo continuare a sperare è lecito, ma con grandi perplessità.

In questo momento, comunque, per me risulta centrale la vita del mio partito, l’Udc, che a Pescara non esiste e in Abruzzo è in una condizione di grande sofferenza. Con gli imminenti congressi si aprirà una fase per tentare il rilancio e la riorganizzazione dell’Unione di centro e desidero dare un contributo al Partito, mantenendo fermo il mio impegno all’interno dell’Amministrazione Comunale, tenendo conto
dell’esperienza maturata in questi decenni di amministratore.

Colgo l’occasione per ringraziare tutti i consiglieri che mi hanno permesso di vivere un’esperienza unica, affascinante e gratificante. Un doveroso saluto e ringraziamento va anche a quei Consiglieri che non hanno votato per la mia persona ma con cui ritengo di aver avuto sempre un rapporto corretto e cristallino. Governare l’aula con equilibrio e moderazione è sempre stato il mio obiettivo e credo che il bilancio di
questa esperienza sia, in tale ottica, assolutamente positivo.

In questa fase sono stato illuminato e ispirato anche da quanto scriveva Giuseppe Spataro in “I Democratici Cristiani dalla dittatura alla Repubblica” (Ed. Mondatori, 1968), che citava De Gasperi in un discorso all’Ateneo Romano nel 1946 e che illustra alla perfezione la strada che mi sento di seguire:

“Un giorno cesserà pure la mia funzione di governo ed allora avrei una sola passione, quella di rientrare nel partito come gregario, come propagandista, come giornalista per tenere sempre alta la bandiera di cui per tutta la vita sono stato e sono così fiero. Domanderò allora di rientrare nei ranghi del partito, perché preferisco al posto di Presidente del Consiglio un posto donde si possano lanciare le idee ed illuminare le menti. Se non può essere oggi, sarà domani, ma non dimenticatevi di questa preghiera di poter servire ancora il partito, anche quando non potrò servire il Paese al governo.
Perché il partito è scuola di formazione; il partito è organizzazione democratica e periferica, con i suoi organi di critica e di discussione, il partito è addestramento ideale delle volontà protese verso l’attuazione di un programma di rinnovamento ideale. Guai se perdessimo contatto con il mondo ideale di giustizia e di fraternità che sogniamo e dobbiamo volere.”


Licio Di Biase

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