Lunedì, 27 Settembre 2021
Politica

Pescara ricorda il secondo bombardamento del 1943 che provocò oltre duemila morti [FOTO]

Questa mattina 14 settembre si è tenuta la cerimonia in ricordo del secondo bombardamento del 1943 sulla nostra città, quello più pesante in termini di vittime

Una cerimonia breve ma toccante quella che si è tenuta questa mattina a Pescara, davanti alla lapide sul muro vicino alla stazione in ricordo del secondo bombardamento che il 14 settembre 1943 colpì la nostra città, e che fu quello più devastante e sanguinoso in termini di vittime, feriti e danni. Presenti il sindaco Carlo Masci, il presidente del Consiglio comunale Marcello Antonelli e il prefetto Giancarlo Di Vincenzo oltre alle autorità civili e militari che anno deposto una corona d'alloro davanti alla lapide, con il gonfalone di Pescara che esattamenter 20 anni fa venne decorato della medaglia d'oro al valor civile.

Dopo la benedizione di don Vincenzo Amadio e una lettura a cinque voci contro gli orrori della guerra, il presidente Antonelli ha richiamato la necessità di coltivare la memoria, non limitandosi alle sole e doverose commemorazioni, ma di fare della storia un insegnamento per il presente. La parola poi è passata a Mimmo Sarchiapone, incisore classe 1931, che appena quattordicenne si ritrovò nella zona della stazione quando i B-24 americani
sganciarono tonnellate di ordigni su un obiettivo che era gremito di migliaia di civili e che dunque è stato un testimone oculare del dramma e del dolore seminato dal bombardamento. Il sindaco Masci sul muro ha lanciato un appello:

"Ci sembra qualcosa di vecchio, segnato dal tempo. Invece è storia viva. Questi segni fisici provocati da schegge
di bombe e pallottole di mitragliatrice sono un indelebile sfregio morale alla civiltà e al senso di umanità. Questo muro è rimasto com’era allora. Guardiamolo, qualche volta, per quello che rappresenta e non per quello che è. Pensiamo alla nostra storia come a un elemento irrinunciabile della nostra identità. Riflettiamo sui lutti e sui mutilati che portarono nelle carni i segni della guerra ripudiata dalla nostra Costituzione, sul dolore e sulla disperazione di un’intera popolazione, sulle distruzioni e sulla riedificazione della nostra città e del nostro Paese su basi democratiche e di libertà."

Masci ha concluso che quell'esperienza tremenda ha portato però ad avere la forza di risorgere e ripartire facendo tornare Pescara al ruolo di capofila dell'Abruzzo e riferimento del centro Italia.

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