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Venerdì, 14 Giugno 2024
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Area di risulta, D'Alfonso: "Contro l'operazione di distrazione di massa proposte concrete: ecco dove va realizzato il palazzo regionale"

Il deputato abruzzese del Partito democratico mette da parte la polemica visto che il cantiere sbandierato, afferma, non c'è così come non ci sono né progetto né fondi per realizzarlo e rilancia tre proposte frutto di un accordo pubblico-privato, ma quella della City resta per lui la scelta migliore e quella su cui ragionare insieme

Una grande operazione di “distrazione di massa” che non si potrà concludere per ragioni temporali per cui necessario è ragionare subito su un progetto diverso che porti il palazzo della Regione fuori dall'area di risulta realizzando invece al suo interno una struttura culturale che si apra al mondo universitario dando a Pescara uno sviluppo anche “notturno” facendo della prossimità il suo motore di sviluppo.

Se da una parte Regione e Comune sembrano voler accelerare per chiudere l'accordo di programma che prevede la realizzazione della sede unica dell'ente nel grande spazio centrale della città, dall'altra il senatore Luciano D'Alfonso definisce il tutto come una sorta di organizzazione di “festa di compleanno”, anzi un “ballon d'essai” ovvero una possibilità paventata annunciata per valutare la reazione dell'opinione pubblica che non avrebbe le gambe per camminare e guarda al poi avanzando tre proposte sul dove la sede dovrebbe a suo parere essere realizzata a cominciare da quella City su cui è tornato ad insistere anche nel suo intervento nel consiglio comunale straordinario del 13 dicembre.

“Una cosa a Comune e Regione la devo riconoscere – dichiara -: hanno fatto una grande operazione di distrazione che ha chiamato a sé l'attenzione di tutti come se si stesse attivando il cantiere del palazzo della Regione nell'area di risulta. Chiaramente – incalza – non è possibile attivare alcun cantiere perché non c'è la procedura, non c'è il progetto e non c'è la risorsa finanziaria. Esiste solo un numero economico in uscita: i due milioni di euro l'anno che sono le spese sostenute per i fitti passivi delle sedi attuali e i due cubi riconosciuti di viale Bovio dove negli anni passati si ospitavano gli uffici della Regione e stimati del valore di sette milioni di euro al tempo della City. Come fanno i due milioni di euro e i valori dei due cubi – torna a dire – a pagare un investimento che senza alcun dubbio avrà un fabbisogno intorno ai 100 milioni di euro? Per fare un progetto ci vogliono almeno 15 mesi e la legislazione regionale finisce prima con quella comunale che finirà sostanzialmente a ridosso: nuove idee possono prendere il passo”, afferma D'Alfonso individuando proprio nella tempistica quella “operazione di distrazione di massa” di cui parla.

“Sappiamo che ci sono opere che vanno al di là della durata di una legislatura e quello che serve è un confronto tra pari, cioè tra maggioranza e opposizione, che avanzi nel tempo perché certi progetti durano molto più di un mandato. Voglio quindi richiamare l'attenzione di chi è amministratore pro-tempore per avviare un ragionamento laico e ordinato. Dico al deputato Guerino Testa – prosegue D'Alfonso -, un ragionamento non sgarbato così che non si facciano errori sull'opera che si dovrà dare alla città nei prossimi decenni”.

Tre quindi le ipotesi avanzate. La prima proprio quella della City nata dall'amministrazione comunale guidata dall'oggi assessore comunale Luigi Albore Mascia. “Non si capisce perché si considera un cadavere dopo che il Comune ha riprodotto la concezione edilizia che ha risanato anche i metri quadrati di incompatibilità con il cono d'opera del piano aeroportuale – afferma il deputato Pd -. E lo dico perché non sono stato l'antesignano di quella soluzione. Io non ho partecipato alla serata danzante quando si lanciò quel progetto. Perché davanti ad una incertezza procedurale si sceglie di trasformare in cadavere un cantiere che può ospitare in maniera sostenibile il cantiere del palazzo della Regione?”, si chiede. Un progetto che risponderebbe, sottolinea, alle caratteristiche necessarie ad ospitare la sede unica in quanto snodo di grande viabilità e la grande viabilità, dice ancora D'Alfonso, “è fondamentale per la scelta da fare”.

Seconda ipotesi da rivalutare, prosegue, quella del palazzo Fuksas per il quale “c'è bisogno di un riconcepimento tecnologico che si può fare. Ci sono gli strumenti contrattuali per dialogare con il privato e non mi si venga a dire che lì c'è un comprovato impedimento proprio per questo anche perché il centrodestra culturalmente non ha in odio il rapporto con il privato”, aggiunge sottolineando che tutte le proposte che avanza proprio all'accordo pubblico-privato fanno riferimento.

Così infatti anche per la terza ipotesi avanzata su cui si dovrebbe, per il deputato, riaprire un ragionamento: la struttura di via Tirino che nel pieno della pandemia ha ospitato il centro vaccini. Struttura anche questa, ribadisce, con “un altissimo servizio di grande viabilità. Qual è la difficoltà di superare l'indisponibilità del privato che pure aveva risposto all'avviso pubblico? - conclude -. Si tratta solo di ragionarci. Non è difficile dialogare e lo prevede il codice dei contratti”.

“Nell'area di risulta – dice ancora D'Alfonso – non stiamo organizzando il tendone per una festa di compleanno. L'opera dovrà durare 60-80 anni e deve portare ad una riqualificazione ed evitiamo, lo dice anche a tutto il centrosinistra, di partecipare a questo ballon d'essai. Ho sentito parole oneste nel consiglio comunale straordinario – tiene a precisare. Mi pare che il presidente del consiglio regionale abbia detto che al momento si sentono impegnati nel lavoro di bonifica e questo va bene. Non ci vogliono più di quattro settimane per rastrellare altri 20 milioni per fare nell'area di risulta una struttura culturale di prossimità perché i palazzo della Regione lì – ribadisce come già fatto nelle settimane scorse – questa caratteristica non ce l'ha e rischiamo di trovarci un'altra teca vuota come quella del centro Icra ottenendo una specie di loculo che non si apre a niente. Non serve uccidere una zona di traino che richiede una funzione culturale”.

“Il mio appello alle figure ragionevoli del centrodestra che sono sicuro ci sono – è quella di dedicarsi ad un progetto di grande respiro per l'area di risulta e pensare il palazzo della Regione in una delle tre realtà che ho citato. Mi auguro che il consiglio comunale torni presto a riunirsi per un'ulteriore disanima”.

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