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Ospedale di Pescara classificato come Dea di secondo livello, Verì: "Errore della precedente giunta regionale"

L'assessore regionale alla Sanità, Nicoletta Verì, specifica: "Nessun complotto, l'errore è legato agli atti di programmazione del 2018 della precedente giunta"

«Nessuna manina e nessun complotto ai danni di qualche territorio della nostra regione. La classificazione dell’ospedale di Pescara come Dea di secondo livello, che compare nell’ultimo verbale del tavolo di monitoraggio, è un semplice errore materiale nel documento. Un errore legato alla vecchia programmazione della precedente giunta di centrosinistra, che con la delibera 469 del 2018, recepì il documento tecnico per l’istituzione del Dea funzionale di secondo livello tra i presidi di Pescara e Chieti (inserito poi nell’allegato della successiva delibera 824 dello stesso anno), rinviando quello tra i nosocomi di Teramo e all’Aquila ad un successivo provvedimento che non è mai stato approvato».

È quanto precisa l'assessore regionale alla Sanità, Nicoletta Verì, che rimarca come «quella dicitura sia contenuta in tutti i verbali del tavolo trasmessi fino a oggi (a partire dall’aprile 2018), proprio perché fa riferimento a un provvedimento comunque formalmente adottato dalla Regione».

La Verì respinge al mittente le insinuazioni su fughe in avanti rispetto al riordino della rete ospedaliera regionale approvato dall’attuale giunta la scorsa estate. «Sarebbe bastato semplicemente arrivare fino a pagina 52 per leggere come il tavolo solleciti l’invio del documento di riordino della rete ospedaliera, che nel frattempo è stato trasmesso per l’obbligatoria visione preventiva da parte dei ministeri. Questo per spiegare come non sarebbe stato possibile inserire nel verbale classificazioni su un documento che in quel momento non era ancora nella disponibilità dei tecnici del tavolo. È molto semplice».

Per scongiurare ulteriori polemiche e strumentalizzazioni, la Regione ha comunque chiesto al ministero di rettificare le classificazioni dei presidi. Così conclude la Verì: «Invito però tutti, soprattutto chi ha responsabilità istituzionali a verificare come stanno le cose prima di fare affermazioni che creano inutili tensioni su un tema così delicato come la salute dei cittadini. E questo solo ed esclusivamente per avere un po’ di visibilità in più». 

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