rotate-mobile
Domenica, 25 Febbraio 2024
Politica

Rete ospedaliera, il centrosinistra: "Un bluff inattuabile utile solo alla campagna elettorale"

Bocciatura totale da parte dei consiglieri regionali del Pd e delle liste Legnini Presidente e Abruzzo Insieme al documento approvato: la sanità per loro è il più grande disastro del centrodestra che avrebbe fatto solo la rivoluzione delle poltrone, ma non in favore del diritto alla salute e a dimostrarlo sarebbero i numeri su prestazioni erogate e mobilità passiva

Un mero “bluff” inattuabile sul territorio. Impietoso il giudizio del centrosinistra sula nuova rete ospedaliera approvata in consiglio regionale. Una rete senza contenuti, questo quello che denunciano, e utile solo a mettere su carta qualcosa da sventolare in campagna elettorale. A rimetterci dunque sarebbero come sempre i cittadini perché soluzioni reali su strutture, organici, attrezzature, liste d'attesa, mobilità passiva e formazione non ce ne sarebbero. Insomma a non essere garantito alla fine sarebbe proprio il diritto alla salute.

A dimostrarlo sarebbero il calo dei numeri delle prestazioni erogate dai presidi ospedalieri, l'aumento della mobilità passiva, l'assenza di un Dea di II livello per cui si dovranno aspettare altri 36 mesi e il fatto che la nuova rete non sarebbe stata affatto condivisa con i territori che pure in commissione avevano portato le loro istanze con parti sociali, sindaci e associazioni. Richieste contenute in quegli emendamenti su cui, avevano già lamentato, era stato messo “il bavaglio alle opposizioni”.

“In cinque anni la programmazione e l’edilizia sanitaria sono ancora sulla carta. Della consiliatura Marsilio non ricorderemo opere, ma solo annunci e debiti”, chiosano i consiglieri regionali del Pd Silvio Paolucci, Dino Pepe, Antonio Blasioli e Pierpaolo Pietrucci insieme agli esponenti delle liste Legnini Presidente e Abruzzo in Comune, Americo Di Benedetto e Sandro Mariani.

“La sanità, fra i tanti bluff del governo regionale di centrodestra, è quello più grosso e dagli effetti peggiori per la comunità – denunciano -: oggi i cittadini pagano servizi e prestazioni che non ricevono. Intanto in Abruzzo crescono le liste di attesa e i deficit delle quattro Asl, arrivati ormai oltre i 170 milioni di euro, come rileva anche la corte dei conti. L’unico primato tangibile è aver riportato la sanità regionale indietro di dieci anni”.

I consiglieri di minoranza: "La rivoluzione di Marsilio è nel gioco di poltrone, ma non nel diritto alla salute"

“Marsilio vuol far credere agli abruzzesi di aver rivoluzionato la sanità con il gioco delle poltrone dei direttori generali, l’unico che veramente interessa il centrodestra a trazione Fratelli d’Italia – incalzano i consiglieri di minoranza -. Non c’è nulla che attesti che il centrodestra si stia occupando della salute degli abruzzesi, perché la rete ospedaliera approdata in consiglio regionale dopo tanti anni di attesa non nasce per essere concretizzata. Il diritto alla cura resta al palo come le tante urgenze rimaste tali: strutture, organici, attrezzature, liste di attesa, mobilità passiva, formazione”.

Per le opposizioni “un momento storico sprecato” dato che l'Abruzzo una nuova rete la aspettava dal 2005. “L’attuale rete non ha l’ambizione di essere attuata, né c’è l’interesse di farlo nei prossimi mesi. Per questo non l’abbiamo votata – spiegano -. È una legge approvata per procedere a una campagna elettorale, cercando di rivendicare risultati che non ci sono non ci o saranno perché ha obiettivi insostenibili. L’auspicio è che il nuovo governo, speriamo a guida di Luciano D’Amico, rimetta mano alla rete perché possa esserlo. L’ultima programmazione è del 2016, da allora a oggi tutto è rimasto congelato. L’attuale rete – ribadiscono i consiglieri di minoranza - non risponde alle esigenze della comunità abruzzese, non migliora la qualità delle cure, non attrae professionisti a fare da motore al sistema e, dulcis in fundo, dovrebbe reggersi a invarianza di spesa. Questi sono limiti non da poco.

A dimostrare che sarebbe così, sottolineano, darebbero i dati di cinque anni durante i quali in tema sanità “è mancata visione. Cinque anni di totale immobilità che hanno visto scendere qualità e quantità delle prestazioni della sanità abruzzese”. E la scusa del covid, sostengono facendo il paragone con altre regioni, non starebbe in piedi.

Le opposizioni: "Calo di prestazioni ovunque, sempre più mobilità passiva e niente Dea di II livello"

Esempi sarebbero Ortona che nel 2018 erogava 5mila 204 prestazioni a fronte delle 2.826 del 2022 e cioè il cinquanta per cento in meno. Un calo del 44 per cento quello registrato a Castel di Sangro dove si è passati da 1.512 a 843. Così anche al Renzetti di Lancino dove nel 2019 le prestazioni erogate erano 9mila 51 a fronte di un 2022 che ne ha viste 6mila 287. Idem per Sulmona “sulla carta Dea di I livello e che passa da 5mila 379 di quando non lo era alle 3mila 581 della fine del lavoro di questo governo regionale;”. Anche Vasto la stessa situazione con il calo da 10mila 103 a 7mila 425 prestazioni erogate. Seguono quindi Atri passata da 6mila 200 a 5mila 200, Avezzano con un calo da 14mila 188 a 11mila 173, Giulianova passata da 4mila 136 a 3mila 850 e L'Aquila che dalle 20mila 819 è passata a 16mila 900. Vasto si passa da 10.103 a 7.425; Atri da 6.200 a 5.200; Avezzano da 14.188 a 11.173; Giulianova da 4.136 a3.850; e L’Aquila da 20.819 a16.900.

Pesante sarebbe anche la situazione dei “pazienti in fuga” e cioè della mobilità passiva. Il saldo sarebbe arrivato a meno 101milioni del 2022 a fronte dei meno 76 milioni del 2015:, “una crescita progressiva che rileva che chi ha potuto permetterselo ha cercato risposte fuori dall’Abruzzo, oggi non solo per prestazioni urgenti e gravi, ma anche per quelle di media e bassa complessità”.

“Per quanto riguarda i primati, a noi più che quelli teorici sventolati da Marsilio per fare campagna elettorale con questa rete, interessa un’altra maglia nera per l’Abruzzo che fa molto clamore riguarda la percentuale di pazienti operati di tumore al colon secondo la tempistica: in Italia si va dal 49 per cento medio al massimo del 74 per cento, qui da noi la percentuale è la peggiore di tutte, il 19 per cento. Dietro questi numeri – sottolineano le opposizioni - c’è tanto dolore che resta non affrontato e che sembra non interessare affatto a chi governa, perché negli anni non ha migliorato le performance”.

A tutto questo e ai rallentamenti che denunciano per cui oggi quel Dea di II livello non c'è con i 700milioni di euro di fondi congelati si aggiunge infine “un passivo ormai strutturale che da -72 milioni è arrivato a meno 170 nel 2022 e che peggiora, tanto che la corte dei conti – concludono i consiglieri di minoranza - rileva che c’è un livello strutturale di costi non compatibili con la sostenibilità del sistema regionale, che pur registra un aumento dei finanziamenti”.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Rete ospedaliera, il centrosinistra: "Un bluff inattuabile utile solo alla campagna elettorale"

IlPescara è in caricamento