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Il presidente Matricciani (Spoltore) sul nome della città metropolitana: "Lo ha deciso un referendum e non è Pescara"

Il presidente del consiglio comunale di una delle tre città destinate alla fusione replica a quello del consiglio regionale Lorenzo Sospiri dandogli "ragione" viste le dichiarazioni fatte da lui in occasione del cambio di nome della città di Popoli. Il nome è stato scelto nel 2014 dai cittadini e se lo si vuole cambiare vanno consultati di nuovo

“Ha ragione il presidente del consiglio regionale: il nome della nuova città non è argomento di dibattito, infatti non può essere Pescara. Lorenzo Sospiri sa perfettamente che con legge regionale non è possibile cambiare il nome di una città, e dunque della Nuova Pescara”.

Chiare le parole con cui il presidente del consiglio comunale di Spoltore Lucio Matricciani risponde a quello del consiglio regionale sul nome che avrà la città metropolitana che nascerà dalla fusione dei comuni di Pescara, Montesilvano e appunto Spoltore. Non solo “Pescara” dunque come ha ribadito proprio Sospiri e questo perché, aggiunge Matricciani entrando nello scontro sul nome iniziato già quando della nuova città si è iniziato a parlare, “lo ha ribadito di recente la stessa Regione affrontando la questione della denominazione della città di Popoli, in una delibera del consiglio firmata da un certo Sospiri dove è scritto, e cito testualmente, 'fin dalle prime pronunce in materia, la corte costituzionale ha affermato che l'obbligo di sentire le popolazioni interessate costituisce un principio inderogabile a tutela della partecipazione delle comunità locali all'adozione di decisioni fondamentali che le riguardino e, pertanto, a garanzia della loro autonomia nei confronti delle Regioni' e che 'per quanto concerne le modalità della consultazione, i giudici di palazzo della consulta hanno stabilito, e più volte ribadito, che le popolazioni interessate debbano essere sentite direttamente mediante 'referendum', quale strumento indispensabile per appagarne le esigenze partecipative”.

“Sempre il documento firmato Sospiri annota che 'la consultazione delle popolazioni interessate non può essere surrogata da pareri emessi dai Comuni e dalle Province'. Mi chiedo – incalza Matricciani - che senso abbia avuto passare anni ad ascoltare sproloqui sul dovere politico e morale di rispettare il referendum del 2014, quando poi si pensa di poter lanciare a mezzo stampa un vero e proprio editto, in totale contrasto con quella che fino a ieri veniva indicata come 'volontà popolare'. È avvilente, infine, la scarsa considerazione riservata al lavoro dell'assemblea costituente e delle commissioni, dove ormai quasi due anni fa il costituzionalista Romano Orru ha spiegato quello che Sospiri non ha ancora capito: cioè – conclude - che qualsiasi modifica al nome, senza un nuovo referendum, sarebbe incostituzionale”.

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