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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Politica

Masci respinge al mittente le accuse di D'Alfonso sulle ordinanze del primo maggio: "Non ha fatto nulla per Pescara"

Il primo cittadino replica alle accuse mosse dal senatore D'Alfonso che ha presentato un'interrogazione a tre ministri per la questione delle ordinanze del primo maggio a Pescara

Dura replica alle accuse mosse dal senatore ed ex presidente della Regione D'Alfonso da parte del sindaco Masci, che interviene in merito all'interrogazione parlamentare presentata dall'esponente del Pd a tre ministri, sulla questione delle ordinanze per il primo maggio, quando si riversarono lungo la riviera di Pescara centinaia di persone.

D'ALFONSO ATTACCA MASCI SUL CASO DELLE ORDINANZE DEL PRIMO MAGGIO

Masci parla di un D'Alfonso che ha ripreso vigore dopo la quarantena, durante la quale non ha speso alcuna parola per i provvedimenti adottati dal sindaco per tutelare la popolazione della fase più difficile del Coronavirus, quando scattarono le chiusure che in alcuni casi anticiparono poi quanto fatto con il lockdown dal Governo.

Il senatore-censore, in isolamento sociale e di idee, non si è occupato della sua comunità in tempi di massima emergenza, ma si preoccupa oggi di far vedere che esiste riemergendo dalla quarantena sanitaria e politica con la trovata dell’interrogazione. Quando c’era da tutelare i pescaresi io mi sono assunto gli oneri delle scelte mentre egli oggi cerca i facili onori di una demagogia da tre palle un soldo; quando come sindaco ho assunto la responsabilità di proteggere la mia, anzi la nostra città, non mi sembra di ricordare che D’Alfonso abbia fatto ascoltare la sua voce che adesso fa baritonalmente squillare dallo scanno senatoriale, credendo siano tutti “do di petto” per strappare e ricevere un facile applauso

Secondo Masci, da quello scranno avrebbe dovuto interessarsi di più delle questioni pescaresi, considerando la vicinanza al Governo attualmente in carica, rimproverandogli di essersi riallineato con l'ordinanza del primo maggio a quanto previsto dal decreto Conte, mentre i suoi compagni di partito in precedenza lo accusavano del contrario, ovvero di aver adottato provvedimenti troppo rigidi.

La coerenza non sembra essere moneta corrente per il senatore D’Alfonso, al quale il virus del protagonismo, l’astinenza dalla ribalta per quarantena e la convalescenza mediatica devono aver obnubilato una visione d’insieme lucida e razionale dei fatti

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