Marsilio spiega la zona rossa: "Abbiamo anticipato il governo, non possiamo attendere che la marea ci travolga"

Marsilio spiega di aver solo deciso di anticipare il governo che avrebbe passato la nostra regione da zona arancione a rossa a partire da venerdì

Marco Marsilio, presidente della giunta regionale abruzzese, spiega la scelta di firmare l'ordinanza che istituisce la zona rossa in Abruzzo a partire da domani, mercoledì 18 dicembre.
Marsilio spiega di aver solo deciso di anticipare il governo che avrebbe passato la nostra regione da zona arancione a rossa a partire da venerdì.

«Non tutti saranno contenti, ma io confido nella serietà e nel senso di responsabilità di tutti i cittadini. Abbiamo ascoltato tutte le categorie, riunito tutti i tavoli, la consultazione è stata molto ampia e c'è stata una generale condivisione sull'opportunità di adottare adesso misure che ci consentano di uscire prima dall'emergenza», dice il presidente regionale rispondendo ai microfoni di Rai News 24, a una domanda sul timore di contestazioni.

«Abbiamo pensato prima alla salute dei cittadini», dice Marsilio al Messaggero, come riferisce l'Adnkronos, «al governo chiedo solo di non farci vivere così, come figli di un Dio minore, di non frenare decisioni che salvano vite umane per paura che non vi siano le coperture economiche per i risarcimenti. Se avessimo ragionato con furbizia avremmo potuto aspettare fino a venerdì, attendere l'inserimento in fascia rossa da parte del Ministero, poi magari avremmo anche protestato. Vi rendete conto di quante sono le persone negli ospedali? Sono più di quelle che sono state ricoverate nella prima fase. Abbiamo potuto sostenere la situazione fino ad ora perché abbiamo fatto una parte di lavori che ha consentito di assorbire l'urto. Ora, però, la capacità degli ospedali è molto limitata, soprattutto alla luce del fatto che non mi hanno permesso di completare gli interventi e avere una capacità di resistenza più prolungata nel tempo. Adesso è inutile lottare con i 21 parametri, magari sperando di stare un centesimo di punto sotto la soglia per rimanere in zona arancione. Ascoltiamo il grido di dolore di medici, infermieri e pazienti che hanno difficoltà ad accedere nei pronto soccorso e nei reparti di terapia intensiva».

Inoltre Marsilio, ospite del programma "L'imprenditore e gli altri" condotto da Stefano Bandecchi, fondatore dell'università Niccolò Cusano, su Cusano Italia Tv (canale 264 del digitale terrestre), dichiara: «Il comitato tecnico scientifico regionale ha segnalato il superamento delle soglie di allarme, in particolare per quanto riguarda i posti letto in terapia intensiva e in area medica, e allora abbiamo preso questa decisione perché non possiamo aspettare che la marea ci travolga. Abbiamo ritenuto di anticipare di qualche giorno il provvedimento ministeriale. Il comitato tecnico scientifico nazionale fa il suo monitoraggio una volta a settimana sui dati della settimana precedente, noi siamo già in possesso dei dati aggiornati. Si tratta di tutelare la salute e non di giocare a chi la tira più a lungo. Prima di rischiare tragedie pensiamo sia più responsabile adottare provvedimenti che magari ci faranno uscire prima da questa situazione di criticità. Il meccanismo dei tre colori ha sicuramente generato confusione e conflittualità, le regioni avevano consigliato al governo di assumere un provvedimento omogeneo su tutto il territorio nazionale perché le differenze non sono molte, ci sono regioni che passano dal giallo al rosso nel giro di tre giorni perché si tratta di parametri molto sottili, di algoritmi anche difficili da comprendere. Avevo pronosticato fin da subito che con questo andamento e con questa curva dei contagi tutta l'Italia finirà in zona rossa».

Sugli stanziamenti del governo alle regioni. «Ritengo che questo sia il vero problema che ci ha fatto trovare impreparati a questa seconda ondata. A maggio col decreto Rilancio è stata approvata una norma che stanzia oltre 1 miliardo da distribuire alle regioni per potenziare la rete covid. Però non viene fatta una misura agile e non viene data libertà e autonomia di spesa alle regioni. La legge dice che le regioni devono presentare un piano in 30 giorni al Ministero che poi si prende altri 30 giorni per approvarlo. Poi una volta autorizzato questo piano, nel nostro caso il 3 agosto, non si parte subito a fare i lavori, ma i poteri e i soldi restano in capo al commissario Arcuri che si ritrova a fare i conti con 21 piani. Io mi aspettavo subito la delega invece il commissario Arcuri ha detto che bisognava confrontarsi, parlare, ci siamo incontrati 2-3 volte, solo alla fine di settembre Arcuri ci ha detto se e come potevamo ottenere la delega. A me è arrivata l'8 ottobre e da lì ho iniziato questa via crucis, anche perché il finanziamento arriva tramite la Banca europea degli investimenti che prevede procedure più lunghe di quelle speditive che avremmo potuto utilizzare con le norme nazionali che si usano in emergenza di protezione civile. Dopo il terremoto dell'Aquila con il governo Berlusconi e Bertolaso capo della Protezione civile, in 6 mesi sono stati realizzati migliaia di appartamenti. Questo ritmo non si è tenuto per l'emergenza sanitaria, noi stiamo consegnando i cantieri adesso e serviranno almeno altri due mesi per completarli».

Sulle scuole. «Buona parte dei comuni dell'Abruzzo chiedeva di chiudere tutte le scuole, non lo abbiamo fatto perché la richiesta non era unanime ed è molto divisivo questo tema. Inoltre il decreto Ristori non prevede congedo parentale e bonus baby sitter se il provvedimento viene fatto dalle regioni quindi non avremmo potuto sostenere queste famiglie in difficoltà».

Sulle attività economiche. «Noi fino a mercoledì siamo in zona arancione e quindi i nostri bar e ristoranti sono già chiusi. Da mercoledì verranno chiusi anche i negozi che non siano alimentari, farmacie, tabaccherie. Il decreto Ristori non prevede indennizzi se il provvedimento di chiusura viene preso dalle regioni. Ho già spiegato al ministro Gualtieri che questo scoraggia decisioni di maggior cautela. Ma in questo caso noi stiamo anticipando la decisione di 48 ore, perché ho parlato con il ministro Speranza e al massimo venerdì arriverà comunque il provvedimento del Ministero. Contiamo che questo nostro provvedimento possa salvare il commercio nel periodo più importante per il commercio che è il Natale. Se io avessi avuto l'atteggiamento passivo di attendere le decisioni del governo, avrei dovuto attendere il lunedì successivo. Questo vorrebbe dire far aggravare ulteriormente la situazione sanitaria, far circolare il contagio senza ulteriori freni per altri 8 giorni e questo può comportare una fuoriuscita dalla criticità molto più lunga. Noi speriamo che questa misura possa aiutarci a farci uscire dalla situazione di criticità entro il 3 dicembre».

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