La richiesta di Marsilio al ministro Gualtieri: "Estendere i ristori anche alle attività colpite da provvedimenti regionali"

Questo quanto chiede il presidente della giunta regionale abruzzese, Marco Marsilio, al ministro dell'Economia, Gualtieri

Estendere i ristori anche alle attività colpite da provvedimenti regionali e chiarire i dubbi sulle grandi superfici di vendita.
Questo quanto chiede il presidente della giunta regionale abruzzese, Marco Marsilio, al ministro dell'Economia, Gualtieri.

La richiesta è stata formalizzata questa mattina, sabato 7 novembre, nel corso della riunione con il Governo (presenti i ministri Gualtieri, Boccia e De Micheli).

Marsilio chiede di estendere il diritto ai ristori anche alle attività colpite da norme restrittive emanate dalle Regioni. L’attuale disciplina, come confermato dagli interventi sia di Boccia che dello stesso Gualtieri in replica, prevede il diritto al ristoro solo se il provvedimento scaturisce da un decreto del Governo.

«Questa scelta può rivelarsi pericolosa oltre che ingiusta, pericolosa», dice Marsilio, «perché un presidente che riscontrasse l’urgenza e la necessità di emanare un’ordinanza restrittiva, anche in anticipo o senza l’intesa del ministro, potrebbe essere frenato dal farlo nella certezza di non poter ristorare il danno alle attività colpite. A discapito della tempestività che serve in certi casi. Nessun Presidente prende decisioni restrittive a cuor leggero (è, anzi, più facile che un Presidente protesti e si opponga a un provvedimento restrittivo del Governo piuttosto che il contrario); non è proprio un bell’esempio del principio di ‘leale collaborazione’ lasciargli anche il peso di dover fronteggiare le tensioni sociali che, in mancanza di ristori, si scatenerebbero inevitabilmente. Ingiusta perché così si sancisce una sorta di potestà normativa di serie B (quella delle Regioni) rispetto al Governo. Lo stesso cittadino, se colpito da uno stesso provvedimento di chiusura della propria attività, identico nel merito e negli effetti, viene ristorato se proviene dall’autorità dello Stato, paga di tasca propria se proviene dalla Regione. Regione che, è bene ricordarlo, a differenza dello Stato non può contrarre debito pubblico e fare ‘scostamenti di bilancio’ per finanziare in proprio un "fondo ristori". Per questo ho chiesto al Governo di riflettere e riconsiderare questa scelta».

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