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Tutti contro Marsilio, le parole con cui ha commentato il rinvio a giudizio del direttore Asl Ciamponi indignano la politica

Dopo Pettinari (M5s) e Mariani (Abruzzo in Comune) arriva il commento del segretario regionale del Pd Fina per cui le sue parole "Sono fuori dalla grazia di Dio" e del parlamentare abruzzese D'Alessandro (IV): "Che ne sa delle prove testimoniali?"

Dopo le parole con cui il presidente della Regione Marco Marsilio ha commentato il rinvio a giudizio del direttore generale della Asl Vincenzo Ciamponi nell'ambito dell'inchiesta per un appalto Asl da 11 mlioni di euro e dopo il duro intervento dell'associazione nazionale magistrati, la politica insorge. Dopo le voci del vicepresidente del consiglio regionale Domenico Pettinari (M5s) e il capogruppo regionale di Abruzzo in Comune Sandro Mariani, arrivano quelle del segretario regionale del Partito democratico Michele Fina e del parlamentare abruzzese di Italia Viva Camillo D'Alessandro. 

Fina (Pd): "Parole incommentabili"

"E' sempre producente e tendenzialmente inopportuno ingaggiare sterili polemiche politiche su delicate vicende giudiziarie. Ma le parole pronunciate ieri da Marsilio sono fuori dalla grazia di Dio", afferma Fina che trova "davvero difficile collocarle e commentarle. Al netto della naturale indignazione dell’Anm Abruzzo, non capiamo come sia possibile che un presidente di Regione possa dimenticare il fondamentale principio di separazione dei poteri. Evidentemente l’eccessiva frequentazione di Giorgia Meloni con leader illiberali sta producendo un pericoloso scivolamento anche nelle posture istituzionali dei suoi luogotenenti". Marsilio esprime giudizi sommari su una complessa inchiesta, si improvvisa avvocato difensore (tra l’altro facendo presumibilmente molto danno agli indagati che pensa di proteggere), giudica il suicida Trotta senza nemmeno riguardo umano, dice agli inquirenti come dovrebbero fare il loro lavoro e ai giudici chi dovrebbero rinviare a giudizio, straparla di un 'catorcio'. Insomma in un solo colpo Marsilio fa l’inquirente, l’avvocato, il giudice e il comico. Fa tutto tranne che il presidente di Regione. Evidentemente la nostra terra non ha grandi problemi da affrontare. In tutto questo è triste ricordare che, quando Marsilio parla di Sabatino Trotta, parla di una persona candidata per il suo partito nelle ultime elezioni regionali - conclude -. Suggeriamo al presidente della Regione di scusarsi e tornare al suo lavoro, evitando incidenti istituzionali e rispettando le inchieste, fermandosi semmai all’appello a tutti affinché si difendano nel processo e non dal processo”. 

D'Alessandro (IV): "Allucinante che pensi di giudicare e assolvere il direttore generale da lui stesso nominato"

"Nel tempo in cui si discute l'autonomia differenziata, in Abruzzo il presidente Marsilio vorrebbe introdurre il giudizio differenziato, cioè come gli pare, a favore di chi gli pare, entrando nel merito delle prove testimoniali. E che ne sa lui? Che informazioni ha?", attacca D'Alessandro. "Mi appassiona poco il comunicato dell'Anm, ma dico da renziano che ha fatto la battaglia per i 'Si' ai referendum sulla giustizia, da chi combatte contro l’ingerenza della magistratura sulla politica, e proprio perché credo nella autonomia dei poteri, trovo allucinante che il presidente di una regione possa stabilire, cioè giudicare e assolvere il direttore generale che ha nominato lui stesso e tra l’altro nel modo più odioso, stabilendo anche il colpevole che in questo caso non può più difendersi, parlare e replicare".

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