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Martedì, 9 Agosto 2022
Politica Portanuova / Viale Guglielmo Marconi

Liceo Marconi, l'ex presidente della Provincia al Pd: "Fatto lavoro straordinario, imparate a leggere le carte"

Antonio Zaffiri difende l'operato della sua amministrazione: "Se ci sono stati ritardi li dobbiamo a docenti impegnati a vivere nel '68 e parte della politica"

Se i ritardi nella demolizione e la ricostruzione del Liceo Marconi ci sono stati, sono stati causati dalla “strumentalizzazione di uno sparuto gruppo di docenti prima e di alcune frange politiche poi, che ancora oggi, inzuppando il pane della polemica, dimostrano la non conoscenza delle carte, dei documenti, dei fatti e dei doveri del buon amministratore, ovvero l'ennesima occasione persa per tacere ed evitare figuracce”.
È piccata la risposta che l'ex presidente della Provincia di Pescara, oggi consigliere provinciale, Antonio Zaffiri, spedisce ad Alessandro D'Ascanio e Leila Kechoud, rispettivamente sindaco di Roccamorice e consigliere provinciale pd e vice segretario provinciale del Pd, che oggi hanno parlato di riconosciuta “sciatteria” da parte dell'Anac, in riferimento alle azioni intraprese dall'ente sulla vicenda quando alla guida c'era lui.

Zaffiri rivendica invece con orgolio il ruolo avuto nel districare la vicenda, soprattutto per aver fatto ciò che, sostiene nella nota di replica, ogni buon amministratore doverebbe fare quando se ne presenta la necessità: “assumersi la responsabilità e prendere decisioni”. Nel ricordare che se si è passati da un progetto di adeguamento ad uno di abbattimento e ricostruzione, che ha inevitabilmente fatto aumentare le spese, dopo aver avuto parere negativo dai progettisti ad una semplice ristrutturazione, Zaffiri sottolinea come, a quel punto, l'amministrazione provinciale abbia dovuto intraprendere una vera e propria “corsa contro il tempo, trovando in tempo record una valida e idonea sistemazione alternativa a una popolazione scolastica di 1.800 persone, di cui 1.500 studenti”.

Quelle avanzate dai due docenti che hanno depositato un esposto-denuncia sull'operato della sua amministrazione, sono dunque state, sostiene, solo una lunga serie di inesattezze, che contrastano palesemente con quello che è sempre stato l'obiettivo della Provincia, “garantire la sicurezza di studenti, docenti e lavoratori tutti che ogni giorno vivono nelle nostre scuole”, incalza Zaffiri, ma soprattutto con quel diniego dato dai tecnici che ha portato alla procedura di demolizione: “una procedura limpida e trasparente, che ha visto mettere in campo le migliori energie istituzionali” che ha visto l'opposizione “di docenti che, contro ogni evidenza tecnica, sono scesi dalla cattedra, hanno dismesso maldestramente il proprio ruolo e, anziché preoccuparsi di formare, insegnare ed educare gli studenti loro affidati, hanno inscenato una protesta goffa, scimmiottando un ’68 ormai lontano, e cercando di manipolare poveri studenti spaventati dall’orribile catastrofe preannunciata per il rientro in classe lo scorso settembre”, chiosa l'ex presidente della Provincia.

Di catastrofi però, incalza, non ce ne sono state dato che, scrive ancora, sono state individuate cinque sedi alternative per ospitare i ragazzi “e l’unico ritardo, quello inerente il rientro in aula delle ultime 17 classi destinate alla sede dell’ex Fater, avvenuto il 18 ottobre, è stato causato proprio da quella inopportuna protesta e da un atteggiamento di pervicace ostruzionismo che ci ha fatto perdere un mese di tempo”. Zaffiri sciorina quindi tutte quelle che ha definito “inesattezze” a cominciare dal fatto che i lavori di ricostruzione dell'Istituto “stanno procedendo in tempi record”, Cosa che, però, prosegue, “non suscita l’apprezzamento di alcuni docenti e dobbiamo ancora comprendere quali siano gli interessi in gioco”. Certo è che, al termine degli stessi, tutti i 1.500 studenti torneranno nel plesso.

Nel dettaglio Zaffiri ricorda che “il primo lotto del cantiere, per 8 milioni di euro, è completamente finanziato; sono stati reperiti anche i 3milioni di euro per il secondo lotto e occorre fare solo la gara d’appalto; per il terzo lotto, che riguarda la demolizione e ricostruzione della sola palestra, abbiamo già chiesto di attingere ai fondi messi a disposizione nel Piano nazionale di Rinascita e Resilienza. Dunque esistono i finanziamenti, esistono i progetti e ci sono tempi certi per il rientro a scuola. Di più: a smentire la vicesegretaria provinciale Pd Leila Kechoud, fra l’altro ex consigliere provinciale con il presidente Di Marco, e il consigliere D’Ascanio, c’è l’ultimo dettaglio inerente la locazione futura delle classi. La Provincia, già dallo scorso anno, ha stipulato i contratti di locazione per le uniche due sedi prese in affitto, ossia l’ex sede Fater e l’ex Accademia musicale, per due anni scolastici, grazie al contributo di 600mila euro erogato dalla Regione Abruzzo, e ringraziamo per la vicinanza il presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri con il Governatore Marsilio, l’assessore Pietro Quaresimale e tutti i consiglieri regionali di Pescara, particolarmente sensibili alla vicenda. Questo significa che tutte le cinque sedi individuate per ospitare i 1.500 studenti del Marconi sono già disponibili sino a tutto il 2023. Ma i due esponenti politici non lo sanno – conclude sarcasticamente l'ex presidente della Provincia -, semplicemente perché non si sono preoccupati di leggere le carte prima di scrivere amenità. Ritengo che della vicenda del Marconi si sia parlato a sproposito senza avere alcuna cognizione tecnico-amministrativa. Ai docenti auguro di riacquistare la propria serenità professionale e di tornare a preoccuparsi della crescita e della formazione didattico-culturale dei nostri ragazzi, alla politica di essere sempre capace di cogliere le esigenze del territorio e di assumersi le responsabilità decisionali”.

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