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Vetrine in frantumi a Porta Nuova, Fratelli d'Italia e Gioventù nazionale: "Commercianti esasperati"

Fratelli d'Italia e Gioventù Nazionale chiedono che chiunque danneggi l'altrui proprietà al fine di reperire il necessario per l'acquisto di qualsivoglia tipo di droga, sconti integralmente la propria pena

Il dipartimento Pari Opportunità, Famiglia e Valori non negoziabili di Fratelli d'Italia e Gioventù Nazionale intervengono riguardo ai nuovi furti con spaccate dei giorni scorsi nella zona di Porta Nuova a Pescara.
Come già accaduto spesse volte negli ultimi mesi, sono andate in frantumi le vetrine di 4 attività commerciali nei dintorni di piazza Garibaldi.

«La vicenda salita alle cronache cittadine», si legge in una nota firmata da Carola Profeta del direttivo cittadino del dipartimento Pari Opportunità Famiglia e Valori di Fratelli d'Italia e dall'esecutivo provinciale di Gioventù Nazionale Pescara, «è l'ennesima in cui i commercianti pescaresi, già stremati da una gestione pandemica nazionale eufemisticamente disastrosa, hanno dovuto pagare le conseguenze delle inefficienze di uno Stato che non garantisce nè sicurezza, nè certezza della pena e neanche una adeguata e volitiva lotta alla tossicodipendenza. Fratelli d'Italia e Gioventù Nazionale sono storicamente schierati a sostegno dell'operato delle forze dell'ordine, ma se quest'ultimo viene vanificato da una legislazione eccessivamente esposta ad interpretazioni spropositatamente indulgenti e lassiste, indirette concause di reiterazioni, diviene moralmente obbligatorio segnalare l'esistenza di un problema. Noi chiediamo che chiunque danneggi l'altrui proprietà al fine di reperire il necessario per l'acquisto di qualsivoglia tipo di droga, sconti integralmente la propria pena e venga messo in condizione di non nuocere ulteriormente. È necessario innanzitutto procedere al ribaltamento di un paradigma socio-culturale, affermatosi negli ultimi decenni, per cui il colpevole sarebbe quasi sempre una vittima dell'emarginazione sociale o di altri fattori esterni all'individuo. Non si legga questo nostro intervento come una negazione del carattere riabilitativo delle pene nell'ordinamento giuridico italiano, ma come la necessaria richiesta di integrare a questo nobile fine, anche quello della più complessiva tutela del benessere sociale comunitario, il quale non può prescindere dalla sicurezza, dalla tutela assoluta della proprietà privata e dalla certezza della pena».

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