Domenica, 14 Luglio 2024
Politica

La consigliera Sclocco chiede al sindaco di tutelare i figli delle coppie omogenitoriali: "No alla cancellazione degli atti di nascita"

Dopo gli episodi accaduti in alcune città italiane per cui il riconoscimento spetterebbe solo al genitore biologico, l'esponente di opposizione chiede interventi tali da evitare che possa capitare lo stesso anche a Pescara

Un'interrogazione per chiedere al sindaco e l'assessore di competenza e di “intraprendere iniziative al fine di assicurare alle bambine e ai bambini e alle loro famiglie formate da coppie omogenitoriali, il riconoscimento dello status di figli e piena tutela del diritto all'identità personale, garantendo loro uguaglianza di trattamento e la piena tutela dei loro diritti fondamentali, nel solco dei principi costituzionali e della normativa vigente”.

A presentarla è stata la consigliera comunale Marinella Sclocco (Sclocco sindaco) dopo che alcuni comuni italiani “hanno annunciato l'intenzione di interrompere le registrazioni anagrafiche delle bambine e dei bambini con genitori dello stesso sesso sulla base di indicazioni giunte dalle locali prefetture”. Ricordando che “fino a tale momento, numerosi comuni avevano proceduto alla registrazione anagrafica, fatta salva l'eventualità di un controllo successivo su di esse da parte dell'autorità giudiziaria”, la Sclocco ha quindi sottolineato che “alcune procure della Repubblica, tra cui quelle di Milano, Padova e Belluno, successivamente a queste interruzioni hanno acquisito gli atti di nascita già formati per valutarne l'impugnazione”.

Per la consigliera “la cancellazione di uno dei due genitori e, più in generale, l'impossibilità di riconoscere alle bambine e ai bambini con genitori dello stesso sesso il legame con entrambi i genitori espone le famiglie omogenitoriali a pesanti difficoltà quotidiane, oltre a negare alle bambine e ai bambini la pari dignità sociale”. Di qui la richiesta di un impegno concreto chiesta all'amministrazione dato che, ha rimarcato, “oltre quarant’anni di ricerche empiriche concordano che bambine e bambini cresciuti in famiglie omogenitoriali presentano percorsi di sviluppo psicologico socio-emotivo e cognitivo paragonabili a loro coetanee e coetanei cresciuti in famiglie tradizionali”.

L'occasione per lei per citare alcuni di questi studi a cominciare da quello condotto dall’American psychoanalytic association nel 2012. Indagine che “ha rilevato che è nell’interesse del bambino sviluppare un attaccamento verso genitori coinvolti, competenti e capaci di cure. La valutazione di queste qualità genitoriali dovrebbe essere determinata senza pregiudizi rispetto all’orientamento sessuale”, ha detto ancora Sclocco.

“Una recente meta-analisi che ha passato in rassegna le ricerche finora disponibili sul benessere dei bambini con due mamme o due papà, condotta dai ricercatori della Guangxi medical university (Cina) e della Duke university (Durham, North Carolina) ha esaminato 34 lavori pubblicati tra gennaio 1989 e aprile 2022, evidenziando che crescere in famiglie omogenitoriali non rappresenta uno svantaggio, rispetto al crescere in famiglie eterogenitoriali”. Stessa cosa per quanto riguarda

il Centro psicoanalitico di Roma, “tra le avanguardie della società psicoanalitica italiana, che “spinge la ricerca psicoanalitica verso le forme del soggetto contemporaneo. Forme che ad esempio non possono più separare il biologico dalla dimensione culturale, il corpo incarnato e il corpo simbolico, il politico e lo psichico”. Infine il parlamento europeo che ha approvato in plenaria, ha detto ancora la consigliera di minoranza, “un emendamento presentato da Renew Europe, alla proposta di risoluzione sullo Stato di diritto nell’Ue che 'condanna le istruzioni impartite dal governo italiano al Comune di Milano di non registrare più i figli di coppie omogenitoriali ritenendo che questa decisione porterà inevitabilmente alla discriminazione non solo delle coppie dello stesso sesso, ma anche e soprattutto dei loro figli; ritiene che tale azione costituisca una violazione diretta dei diritti dei minori, quali elencati nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989”. Questo, precisa, esprimendo “preoccupazione per il fatto che tale decisione si iscrive in un più ampio attacco contro la comunità Lgbtqi+ in Italia ed invitando il governo italiano a revocare immediatamente la sua decisione”.

Di qui dunque l'interrogazione da cui si aspetta un riscontro positivo da parte di chi guida Palazzo di Città.

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