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Di Pasquale (Forza Italia) all'ex sindaco D'Alfonso sul galoppatoio: "Non spiega perché la sua giunta non espropriò quell'area"

Il consigliere comunale di Pescara, Alessio Di Pasquale di Forza Italia, replica alle dichiarazioni del deputato ed ex sindaco Luciano D'Alfonso del Pd

«L'ex sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso pensa solo ad appuntarsi le stelle sul petto. Si auto-applaude perché la sua giunta stabilì il vincolo di inedificabilità per l'area dell'ex galoppatoio che ora il Comune ha espropriato e presto diventerà un parco pubblico. E chi lo ha mai negato? Manca qualcosa, però, nella ricostruzione storica».
A parlare è Alessio Di Pasquale, consigliere comunale di Forza Italia che risponde al deputato parlamentare.

«D'Alfonso non spiega perché la sua giunta non espropriò quell'area e non spiega neppure perché un'operazione del genere non fu realizzata dall'ex sindaco Marco Alessandrini e dalla sua giunta di centrosinistra», prosegue Di Pasquale.

Poi l'esponente di Forza Italia aggiunge: «Bene, l'esproprio lo ha effettuato l'amministrazione attuale che ha anche sventato il tentativo di costruire una villa privata all'interno della pineta dannunziana, dove c'era l'ex casello Anas: neppure quell'area, va detto, fu espropriata dalle amministrazioni a guida centrosinistra. Sul capitolo verde va detto che D'Alfonso non si fece scrupolo, negli interventi realizzati in città, per cui forse parla di Dracula (alla presidenza dell'Avis) guardandosi allo specchio. Mi corre l'obbligo, proprio sul verde, di rispolverare alcuni ricordi di epoca dalfonsiana: il deputato del Pd era sindaco di Pescara quando la sua amministrazione eliminò il filare di lecci che adornavano via Nicola Fabrizi e le meravigliose magnolie di piazza Salotto, facendola diventare la piazza più grigia d'Italia. Intanto il punteruolo rosso aggrediva tutte le stupende palme della riviera pescarese e la sua amministrazione non mosse un dito per salvarle. Noi abbiamo un altro stile. Laddove stiamo togliendo alberi morti o pericolosi (seguendo le indicazioni degli agronomi e della soprintendenza) ne stiamo piantumando altri, e il rapporto è questo: un albero rimosso, tre piantati, non mi sembra poco. E non mi sembra poco neppure aver espropriato un'area che per venti anni è stata ignorata dalle amministrazioni ma poteva entrare nel patrimonio della città. Però le stellette le lasciamo agli ex sindaci distratti che amano ascoltare la propria voce».

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