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Crescono i fenomeni delinquenziali tra i minori: programmi di prevenzione multidisciplinari nelle scuole

A promuovere il progetto il tavolo sul disagio giovanile promosso dalla garante per l'infanzia e l'adolescenza Maria Concetta Falivene. Un video per ogni forma di disagio da realizzare con gli studenti e proiettare nelle scuole medie e superiori del territorio: si parte a ottobre con il fenomeno delle baby gang

Sempre più diffusi i fenomeni delinquenziali tra i minori e se l'omicidio avvenuto nel parco Baden Powell è l'apice di un disagio crescente, sono tanti i problemi che si rintracciano anche a livello socio-sanitario tra i giovanissimi. Proprio per prevenirli e contrastarli va avanti il tavolo vo0luto dalla garante regionale per l'infanzia e l'adolescenza Maria Concetta Falivene che è tornato a riunirsi ponendosi come nuovo obiettivo quello di realizzare programmi di prevenzione coordinati e dettagliati per l'intero anno scolastico 2024-2025 da sottoporre alle competenti istituzioni scolastiche. “Una risposta concreta di supporto ai giovani”, commenta la garante.

Un progetto che nasce proprio al termine della raccolta sui dati socio-sanitari che interessano i minori e cui da tempo lavora il tavolo istituito e che si svilupperà con video realizzati anche dagli alunni per affrontare quei temi legati ai disagi che vivono quotidianamente. Un'attività che vedrà la partecipazione e la supervisione della consulta degli studenti.

Per ogni video dunque un tema e la proiezione sulle lim (lavagne interattive multimediali) delle classi delle scuole medie e superiori che ci saranno nello stesso giorno ogni mese per poi dar vita a un confronto. Si partirà a ottobre, il mese dedicato alla legalità, con la violenza e il problema della baby gang al centro del lavoro che sarà svolto. Quindi l'abuso di droghe e alcol, ma anche i disturbi alimentari e altri argomenti compresi quelli positivo con il progetto che infatti chiuderà a maggio con l'orientamento al lavoro e l'importanza dello sport, da sempre veicolo di valori fatti di solidarietà e condivisione.

Del progetto si è parlato nel corso dell'ultimo incontro tenutosi nella sede del consiglio regionale in piazza Unione cui oltre al presidente della consulta deli studenti di Chieti Francesco Paolo Barbacane e i referenti scolastici, erano presenti la garante, le rappresentanti dell'ufficio scolastico regionale Tiziana Venditti e Daniela Puglisi, il rettore dell'università d'Annunzio Liborio Stuppia, il presidente del corso di laurea in Servizi sociali Roberto Veraldi, il comandante provinciale della guardia di finanza di Chieti Michele Iadarola , il colonnello della gdf Catello Esposito, il tenente colonnello Renato Giuseppe Saitta, Franceso De Cicco, già Questore di Chieti, il dottor Stefano Tumini, il dottor Danilo Montinaro, la dottoressa Maria Carmela Minna, la dottoressa Gilda Di Paolo, l’avvocato Monia Scalera che è componente commissione adozioni internazionali e l’avvocatp Giuseppe Orsini, componente del Ceam.

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Piena disponibilità dunque da parte dell'ufficio scolastico regionale hanno confermato nel corso dell'incontro Ventitti e Puglisi con il colonnellol Iadarola che ha sottolineato l'importanza di fare rete con le istituzioni per affrontare i disagi dei ragazzi che sono “sempre più evidenti nella società moderna” rimarcando il ruolo di scuola e famiglia nella comunicazione con i ragazzi in quanto in possesso del giusto linguaggio per rendere loro “comprensibili e accettabili i valori su cui si regge la società civile”. Una relazione in cui l'approccio multidisciplinare, ha quindi rimarcato Dee Cicco, è fondamentale.

Un focus specifico sulle diffcoltà che vivono i ragazzi affetti da diabete lo ha fatto Tumini sottolineando che il servizio regionale di diabetologia pediatrica (Asl 2) che lui stesso dirige, segue circa 600 ragazzi abruzzesi e altri provenienti dalle regioni vicine. “L’alunno con diabete trascorre dalle 4 alle 6 ore a scuola quotidianamente e deve integrare le pratiche necessarie per la cura del diabete con la quotidianità scolastica evitando episodi acuti di ipoglicemia senza tuttavia, accettare valori di glucosio ematico troppo elevati che comprometterebbero il controllo metabolico e aprirebbero le porte alle complicanze croniche”, spiega. Un ragazzo che affronta problemi importanti e che purtroppo può essere oggetto di atti di bullismo. Ecco perché la formazione del personale scolastico diventa importantissima per migliorare la loro qualità della vita sia in termini sanitari che relazionali dovendo questo anche saper controllare la glicemia del ragazzo che potrebbe aver bisogno di sostegno. “L’incompleta conoscenza del diabete infantile compromette la possibilità per gli insegnanti di poter svolgere la propria funzione di educatori in assenza di paure e stress è stato quindi sottolineato nel corso dell'incontro -. Un inserimento scolastico efficace dell’alunno con diabete permette anche la prevenzione del bullismo di cui spesso sono oggetto gli alunni con patologie croniche”

“L’introduzione delle nuove insuline per la cura del diabete, del glucagone spray nasale e dei microinfusori con sistemi evoluti ha ridotto il rischio di ipoglicemia a scuola. Inoltre, le nuove tecnologie hanno permesso il controllo a distanza dell’andamento glicemico durante l’orario scolastico, offrendo alla scuola una squadra di supporto allargata composta da famiglia, alunno e team di cura. Bisogna inoltre ribadire che per la prevenzione del diabete di tipo 2 dell’adulto la prevenzione primaria si basa sull’educazione agli stili di vita corretti per prevenire l’obesità e il sovrappeso che in alcuni casi hanno abbassato l’età di esordio del tipo 2 all’adolescenza. La formazione del personale scolastico ha una valenza strategica nell’ottica del miglioramento della qualità di vita degli alunni, del personale scolastico, delle famiglie e riveste un ruolo di prevenzione primaria per le malattia non trasmissibili dell’adulto”, afferma ancora Tumini.

“La prevenzione dei disagi giovanili nell’era attuale rappresenta una sfida estremamente complessa alla luce delle sfaccettature della società dei nostri giorni. Stiamo assistendo ad un cambiamento sostanziale degli stili di vita dei giovani, sono cambiate la loro routine quotidiana, le loro relazionali educative e sociali, fattori questi che normalmente favoriscono la promozione della salute e la resilienza da eventi traumatici ha quindi evidenziato Caucci -. Il cervello dei nostri ragazzi, soprattutto in adolescenza, è’ sottoposto a modificazioni significative conseguenti all’impatto con l’ambiente. Pertanto stili di vita scorretti (uso di droghe, esposizioni a diverse forme di violenza o stress elevati a livello intra familiare, uso eccessivo di Internet, la deprivazione di sonno) si traducono in modificazioni funzionali a livello genetico e cerebrale”

“Non si può parlare pertanto della fragilità dei minori senza affrontare il tema delle sostanze psicoattive che utilizzano i ragazzi per compensare disequilibri interni, dell’abbandono scolastico, della marginalizzazione, così come dell’avvento dell’era digitale e alle effettive conseguenze sulla salute mentale di bambini e degli adolescenti sia nell’immediato che nel futuro. Appare necessario mettere in atto il prima possibile interventi appropriati per arginare il disagio giovanile con la collaborazione dei servizi sanitari, delle istituzioni scolastiche, dei servizi sociali e del III settore. Ci auguriamo – ha detto ancora - che i programmi di prevenzione che verranno attuati possano arrivare anche a quelli che definiamo gli ultimi, gli ‘irraggiungibili’ ovvero i ragazzi che non chiedono aiuto che si auto curano con le droghe o l’alcol o si perdono nel mondo della rete. Questi programmi per essere efficaci devono poter arrivare anche a loro”.

“L’inclusione – ha quindi concluso Scalera - sarà un altro tema fondamentale di sensibilizzazione che attueremo”.

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