Politica

Disabili, l'allarme del PD: "Azzerati i fondi per l'abbattimento delle barriere architettoniche"

Il gruppo consiliare del PD, con il consigliere Antonio Blasioli, lancia l'allarme riguardante l'azzeramento e il taglio netto dei fondi a disposizione dei disabili per abbattere le barriere architettoniche

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di IlPescara

Vivere quotidianamente a contatto con le innumerevoli problematiche sociali significa rendersi conto di quante reali difficoltà devono affrontare le categorie deboli.

Fra queste è ricorrente la sconcertante impossibilità di persone affette da patologie invalidanti che ne limitano o precludono totalmente la mobilità di attingere ai contributi comunali destinati ai lavori di abbattimento delle barriere architettoniche.

Si tratta di contributi previsti dalle normative vigenti nel nostro paese che il legislatore ha emanato nel tempo con l’intento di consentire la massima integrazione sociale ai cittadini disabili altrimenti destinati all’isolamento.

Purtroppo bisogna osservare che, pur essendo riconosciuto all’Italia il merito di aver prodotto la migliore legislazione europea in favore dei disabili, si tratta, quasi nella totalità, di un apparato normativo inefficace in quanto non assoggettato ad alcun regime sanzionatorio.

Dal 2001 poi lo Stato non ha più effettuato il riparto dei finanziamenti a favore delle Regioni, non ha rifinanziato la L. 13/1989 per cui le Regioni si sono fatte carico di trovare questi fondi all’interno dei propri bilanci, fondi da ripartire tra i Comuni per l’abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici privati, sulla base delle domande pervenute presso ciascun Comune.
Chi poteva attingere a questi fondi?

I portatori di menomazioni o limitazioni funzionali permanenti, ivi compresa la cecità, ovvero quelle relative alla deambulazione e alla mobilità, coloro i quali abbiano a carico i citati soggetti, nonché i condomini ove risiedano le suddette categorie di beneficiari.

Nel corso degli anni al Comune di Pescara sono arrivate molte domande entro il termine previsto del 1° marzo, domande che poi sono state trasmesse alla Regione Abruzzo. Queste domande erano dirette a realizzare rampe di accesso, servo scala, piattaforme, elevatori o anche ascensori, ma anche opere più minute come l’ampliamento delle porte d’ingresso o l’adeguamento dei percorsi orizzontali condominiali, meccanismi per i non vedenti ed in ultimo anche adeguamenti interni agli alloggi (bagni, cucine, camere).

A partire dal 2001, quindi, le amministrazioni regionali succedutesi hanno attinto dal proprio bilancio ed effettuato la ripartizione a favore dei Comuni.

In Abruzzo la situazione è molto grave poiché la Regione non eroga i contributi da divers anni.

Nella sola città di Pescara le famiglie che hanno presentato domanda sono 33 per il 2008, 24 per il 2009, 44 per il 2010 e 18 per il 2011 ma la Regione è ferma nella liquidazione al comune di Pescara all’anno 2008. Da 5 anni famiglie che hanno diritto a vedersi restituire le somme anticipate non ancora le ricevono e c’è il rischio che nulla riceveranno le famiglie che hanno presentato domanda per il 2013. Nel 2011 la Regione avvertì i Comuni che per il 2012 ci sarebbero stati problemi per le annualità successive, ma nel 2012 il capitolo venne comunque rifinanziato ancora ed alcuni Comuni sono stati già correttamente liquidati.

Il 2013 si presenta invece come un anno terribile. Il Capitolo 03.02.005 del Bilancio regionale individuato per attingere anche all’abbattimento delle barriere architettoniche nel 2013 non è stato rifinanziato in contrasto con la Convenzione ONU del 2006 che all’art. 1 tutela i diritti delle persone con disabilità.

E’ sconcertante che la Regione abbandoni al proprio destino le famiglie con portatori di handicap, le quali non riceveranno più i contributi per eliminare le barriere architettoniche nelle proprie abitazioni e lo è anche il silenzio complice del Comune di Pescara che addirittura non
riceve i contributi dal 2008 (ben 5 anni di ritardi per liquidare un contributo) senza con questo ravvisare l’obbligo di protestare contro il taglio e contro questo enorme ritardo che si ripercuote sulle famiglie dei disabili che hanno già anticipato le spese per rendere l’abitazione accessibile e vivibile.

Se lo fa per ragioni di pura appartenenza politica il piegarsi alla volontà di un governo regionale insensibile alle esigenze di tante famiglie italiane sarebbe ed è gravissimo.

Richiamiamo alla realtà il Sindaco di Pescara, la sua Giunta ed in particolare l’Assessore alle politiche sociali imperdonabilmente assente rispetto a questo enorme problema e non solo.

Occorre aprire urgentemente una vertenza per tutelare i bisogni dei più deboli e chiedere a Governo e Regione di trovare le risorse necessarie per finanziare la legge regionale.

I ritardi ed il mancato finanziamento del capitolo di bilancio per il 2013 colpirà persone affette da Paraplegia, sclerosi multipla, SLA, distrofia muscolare ed altre malattie gravissime, persone già costrette a vivere con pensioni bassissime e del tutto inadeguate a condurre una vita dignitosa.

E’ nota a tutti la rivendicazione del Presidente Chiodi in ordine al vantato merito di aver conseguito il risultato della presunta riduzione del deficit regionale per il quale dichiarava nel dicembre 2012: "In quasi quattro anni abbiamo centrato l'obiettivo storico di portare i conti in
equilibrio, riducendo il debito pubblico del 25% (circa un miliardo di euro) riducendo di un terzo la spesa pubblica” senza specificare quali categorie di cittadini hanno pagato di più gli effetti dei tagli, quelli vessati maggiormente dalle politiche dei tagli.

Appare, quindi, del tutto inopportuno ogni trionfalismo se la riduzione del 75% dei fondi per la non autosufficienza e il mancato rifinanziamento di questo capitolo di spesa rappresentano due esempi eloquenti di come i tagli lineari colpiscono le famiglie più deboli.

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