Lunedì, 15 Luglio 2024
Politica

Ddl appalti, l'allarme della Cgil: "Senza clausola sociale a rischio migliaia di posti di lavoro"

il segretario generale della Cgil Abruzzo-Molise Carmine Ranieri e quello della Filcams Cgil Abruzzo-Molise Lucio Cipollini si rivolgono ai parlamentari perché si reintroduca la clausola nei bandi: la 'semplificazione' non è privazione dei diritti

“Decine di migliaia, in Abruzzo e Molise, le lavoratrici e i lavoratori esposti al rischio continuo di licenziamento a causa del venir meno della clausola sociale, ovvero dell’obbligo per le ditte che subentrano nella gestione degli appalti di riassumere tutto il personale precedentemente impegnato”. A denunciare il rischio che si corre con il ddl Appalti discusso e approvato in Senato, sono il segretario generale della Cgil Abruzzo-Molise Carmine Ranieri e quello della Filcams Cgil Abruzzo-Molise Lucio Cipollini. “Il ddl – spiegano – è il disegno di legge che delega al governo la stesura del nuovo Testo unico in materia di appalti pubblici. Il testo, sebbene veda alcune importanti conferme di norme a tutela dei lavoratori e delle lavoratrici del settore, introduce la facoltà, e non l’obbligo (previsto, invece, dall’attuale normativa), di inserire clausole sociali nei bandi di gara. Una configurazione del dettato normativo che, se confermata - sottolineano Ranieri e Cipollini - avrà ricadute pesantissime per le lavoratrici e lavoratori che operano negli appalti di servizi ad alta intensità di manodopera, lavoratori ‘deboli’, occupati in comparti spesso essenziali: ospedali, strutture socio-sanitarie, scuole, ministeri, uffici pubblici. Non è ammissibile che il decisore politico, con la ‘giustificazione’ della semplificazione, depotenzi regole e liberalizzi a danno delle lavoratrici e dei lavoratori”.

A rischio dunque ci sarebbero migliaia di posti di lavoro tra coloro che operano negli appalti di enti pubblici: Regione, Comuni, sanità e giustizia. “Lavoratrici e lavoratori che vivono in uno stato di costante precarietà servizi essenziali come pulizia e sanificazione, mense, servizi di vigilanza e portierato – proseguono i segretari della Cgil -. Il venir meno della clausola sociale, ovvero dell’obbligo per le ditte che subentrano nella gestione degli appalti di riassumere tutto il personale precedentemente impegnato, esporrebbe lavoratrici e lavoratori al rischio continuo di licenziamento”. Il decreto ora dovrà passare alla Camera e per questo, fanno sapere Ranieri e Cipollini, oltre a sensibilizzare l'opinione pubblica, il sindacato ha coinvolto “tutti i parlamentari eletti nei nostri comprensori, affinché intervengano nella discussione del testo – concludono -, per proporre la reintroduzione dell’obbligo di inserimento di clausole sociali nei bandi di gara, con piena conferma di quanto previsto dall’attuale art. 50 del codice dei contratti pubblici, al fine di non ridurre le tutele che già vi sono nell’attuale codice e normativa derivata, e impedire che ogni cambio di appalto si trasformi in perdita di posti di lavoro e di reddito per le lavoratrici e lavoratori occupati negli appalti di servizi, essenziali e di pubblica utilità per il settore sanitario e socio assistenziale, per le scuole e più in generale per la collettività”.

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