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Domenica, 29 Maggio 2022
Politica

Costantini sulla Nuova Pescara: "Può diventare un modello per tutta l'Italia, abbiamo un'ottima legge regionale"

Carlo Costantini, ex deputato, ex candidato alla Regione fra i promotori e ideatori della fusione fra Pescara, Montesilvano e Spoltore commenta l'attuale situazione riguardante la nascita del nuovo maxi comune

Carlo Costantini, ex deputato, ex candidato alla Regione fra gli ideatori della nascita della Nuova Pescara, commenta all'Ansa l'attuale situazione sul fronte dei passaggi per arrivare alla fusione dei comuni di Pescara, Spoltore e Montesilvano. Costantini ha spiegato che la Regione poteva scegliere fra due opzioni: una fusione "a caldo" e una fusione "a freddo":

La Regione ha preferito una fusione a caldo ossia favorire un percorso di accompagnamento a questa scelta fondamentale, perché la Grande Pescara è la più grande unione mai è realizzata in Europa. Il referendum è stato un successo vero, a quel punto l'obiettivo diventava la legge regionale che era una cosa straordinariamente difficile, non c'era un obbligo giuridico per la Regione di recepimento del risultato referendario. Oggi c'è la legge e non era affatto scontato ed è un'ottima legge perché i tre comuni possono lavorare insieme. Si poteva fare prima? Sì, ma non era scontato tutto questo percorso. Io voglio allargare la visuale: da quando siamo partiti ad oggi è un successo. Nel 2014 dissi che ci volevano 10 anni per realizzarla e io me lo sentivo. E quindi sono poco interessato al cronometro di questa storia, meglio che sia fatto per bene tutto piuttosto che in fretta".

Costantini ammette che ci sono stati freni da parte del ceto politico locale che puntava a preservare profili politici e storici che saranno garantiti con i municipi, come specificato nella legge regionale aggiungendo che come modello di riferimento è stato preso il peggior progetto di fusione ovvero quello Corigliano e Rossano:

"Quindi facciamo tutto il necessario per azzerare i rischi, che non si peggiori rispetto a prima, poi - insiste - avremo altro tempo nel futuro. Il tema è il contesto urbano economico e sociale e demografico: è più di una semplice nuova città. Faccio un esempio: la sede della regione non può stare nell'Area di Risulta, con 115.000 automobili che tutti i giorni entrano dentro Pescara, il traffico non lo risolvi portando altre auto in città. Ma magari puoi trovare un terreno e un'area a Spoltore o a Montesilvano, così come a Montesilvano a Spoltore puoi anche fare il nuovo campus dell'università. Il tema ripeto non è l'indice di costruzione, ma la metodica di come costruire: le attività istituzionali ed economiche a Spoltore a Montesilvano, e una rivoluzione del sistema della mobilità di cui oggi non si parla, perchè è tutto involuto".

L'ex deputato poi allarga il discorso spiegando che l'equilibro all'interno della realtà regionale istituzionale e politica abruzzese è un tema importante e delicato, con l'Aquilano che osserva con diffidenza con uno spirito di competizione con Pescara, mentre al cittadino pescarese il tema dei fondi in arrivo all'Aquila è indifferente:

"E il resto dell'Abruzzo non abbia paura se cresce Pescara: cresce tutto l'Abruzzo. Questo modello pescarese deve avere interesse per l'Italia, non tanto per l'Abruzzo, tutto quello che accade ha una visione italiana non regionale perché lo diventerà per struttura, per collocazione, perché c'è l'aeroporto eccetera. Sì, ritardi ce ne sono stati anche grazie al covid, però c'è un principio da non dimenticare: quando è stata fatta l'autostrada Roma-Pescara fu una scelta preminentemente politica prima ancora che arrivasse ai cittadini. Se poi le scelte vengono fatte dal basso vuol dire che c'è già un'esigenza ed è già tardi: l'ospedale devi ingrandirlo prima che si riempia non dopo. C'è comunque un pezzo della stessa Pescara, di una classe dirigente della stessa Pescara, che è conservatrice mentre invece ce n'è un altro che assolutamente progressista, questo dobbiamo dirlo chiaramente ".

Infine Costantini ricorda come nel 2011 fu lui con una conferenza stampa a dare il via all'idea della Nuova Pescara, seguito dal lavoro per il refendum che seguì un percorso tortuoso:

"Il consiglio regionale non era molto interessato all'epoca una città di 200.000 abitanti, e quindi costituimmo il comitato promotore. C'è da dire che le tre persone che mi stettero più vicino in quell'epoca furono Becci, Marramiero e Mattoscio. Nel 2014 potevo candidarmi alla regione o al Comune, ma se io mi fossi candidato sarei diventato un uomo di parte e per questo non feci quella scelta. Non volevo che il referendum fosse sulla mia persona punto ma scelsi di diventare solo il presidente del comitato".

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