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Balneari, la sentenza della cassazione che fa tremare tutti, Padovano (Sib): "Politica inerme, non lo meritiamo"

E' successo in Liguria dove il titolare di uno stabilimento è stato rinviato a giudizio per occupazione abusiva, il professor De Carolis spiega la sentenza per cui fino al 2023 problemi non ce ne saranno, ma sul futuro resta una grande incertezza

Lo spunto è una sentenza della cassazione sul sequestro giudiziario penale di uno stabilimento ligure che ha portato al rinvio a giudizio del titolare dello stesso, il richiamo però è alla magistratura e agli organi giudiziari, ma alla politica che “inerme di fronte ad un problema che riguarda le imprese balneari che meritano di essere rispettate come tutte le altre imprese legittimate ad esercitare la propria attività e che invece oggi sono costrette ad andare avanti appunto nell’incertezza senza poter programmare il futuro, la nuova stagione estiva, il restauro degli immobili e più in generale investimenti. Oggi la politica sta prendendo in giro questa categoria quando invece basterebbe poco a cambiare tre articoli di legge con un po’ di buon senso. La politica oggi sta abdicando dal suo ruolo”. A dichiararlo è il presidente regionale del Sib (Sindacato balneari) Riccardo Padovano che a Diego De Carolis, professore di diritto urbanistico alla facoltà di giurisprudenza dell'università di Teramo, chiede di spiegare la sentenza cui fa riferimento. Una sentenza finita agli onori delle cronache nazionali e che, di fatto, non consente la proroga per le concessioni più vecchie ovvero precedenti al decreto legge 194 del 2009. Una sentenza quella della Cassazione su una vicenda per la quale a processo andrà il titolare dello stabilimento accusato di occupazione abusiva essendo titolare di una concessione datagli nel 1998 e scaduta a fine 2009 con dunque il non riconoscimento della proroga concesagli dal Comune nel 2008. 

De Carolis, che è anche avvocato ed esperto in concessioni demaniali marittime spiega così la sentenza di riferimento che “ha dichiarato inammissibile il ricorso e nella sostanza confermato il sequestro giudiziario penale di uno stabilimento balneare ubicato in Liguria. È da chiarire che la sentenza, ovviamente, riguarda lo specifico caso che non è estensibile iad altre fattispecie i in maniera generalizzata, meno che mai come misura cautelare – sottolinea -. Tuttavia, la sentenza può essere rilevante e merita di essere segnalata per le argomentazioni sui poteri del giudice penale di sindacare gli atti concessori e quelli ad esso giudice riservati in applicazione dell’articolo1161 del Codice della navigazione che riguarda appunto l'occupazione abusiva di aree demaniali marittime. Dalla sentenza di ricava il principio in base al quale il reato non può sussistere, quantomeno fino al 31 dicembre 2023, e solleva dall’ipotesi di occupazione abusiva per quei concessionari che hanno avuto legittimamente l’estensione della durata delle concessioni fino al 31 dicembre 2033 da parte dei singoli Comuni. In estrema sintesi la sezione terza penale ha affermato che il sequestro attiene ad un caso specifico di una concessione che era stata rilasciata nel 1998 e che era scaduta nel 2003. La stessa sentenza della suprema corte, pur aderendo alla impostazione delle sentenze dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato, mostra di confermare che il reato di cui all’articolo 1161 del codice della navigazione non sussiste per coloro che sono titolari di concessione legittimamente rilasciata dai Comuni di durata estesa fino al 31 dicembre 2033. Ne consegue che, allo stato, per i titolari di concessioni demaniali ex legge 145 del 2018 non possono ravvisarsi gli estremi per un eventuale occupazione abusiva ex art. 1161 codice della navigazione, quantomeno fino al 31 dicembre 2023”.

“Non meritiamo di subire come balneari questo clima di incertezza che si va diffondendo – conclude Padovano - . Si vuole creare tensione e incertezza fra i titolari delle concessioni balneari”. Di qui l'appello alla politica definita “inerme” di fronte al problema.

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