Venerdì, 19 Luglio 2024
Politica

Concessioni balneari, la Lega dice no alla “svendita delle spiagge abruzzesi” 

Scendono in campo i parlamentari abruzzesi del Carroccio. Anche Cna Balneari esprime preoccupazione di fronte alle dichiarazioni dell’eurocommissario Paolo Gentiloni

In una nota congiunta, i parlamentari abruzzesi della Lega Alberto Bagnai, Giuseppe Bellachioma, Luigi D’Eramo e Antonio Zennaro si schierano in difesa dei balneatori della nostra regione e attaccano l’eurocommissario Paolo Gentiloni, che ha sostenuto la necessità di riassegnare le concessioni tramite gara: “Per lui - affermano - la soluzione alle concessioni balneari è semplice: riassegnare le gare con le attuali commissioni, in barba ai sacrifici e gli investimenti di tantissimi lavoratori. In Abruzzo parliamo di 890 stabilimenti balneari con un indotto di almeno 10.000 occupati. La Lega dice no alla svendita delle spiagge abruzzesi e sta lavorando con i suoi ministri ed i suoi parlamentari ad una soluzione nel rispetto delle regole”.

E D’Eramo, che è anche segretario regionale del Carroccio, aggiunge: “Ci stiamo muovendo anche con i rappresentanti in regione e l’assessore al Demanio, Nicola Campitelli, per evitare in ogni modo che vengano danneggiate le nostre imprese locali con riflessi evidenti anche sull’occupazione del settore turistico”. Conclude il deputato tortoretano Antonio Zennaro: “L’ex presidente del consiglio forse non conosce il settore: così facendo si mettono a rischio migliaia di posti di lavoro e si favorisce la svendita delle nostre spiagge ai grandi gruppi turistici stranieri o finanziari. Troverà la nostra ferma opposizione”.

Anche Cna Balneari esprime preoccupazione di fronte alle dichiarazioni di Gentiloni: “Ci attendevamo - informa un comunicato - altre considerazioni da parte del Commissario Ue che conosce la specifica situazione del settore in Italia, un contesto di circa 30mila imprese micro e piccole che ha sempre assicurato un livello di eccellenza perfino nei momenti più difficili per il turismo internazionale, come durante la pandemia. Mettere a gara le concessioni significa condannare alla liquidazione tante imprese, che hanno investito denaro e lavoro. Il rischio è che questo patrimonio venga offerto attraverso un'indiscriminata apertura ad operatori poco qualificati o non rifletta le peculiarità del modello imprenditoriale italiano introducendo forme di franchising che non vanno a beneficio dell’imprenditoria diffusa né dei consumatori”.

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