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Giovedì, 2 Febbraio 2023
Politica

Il centrosinistra ribadisce il "no" alla sede unica della Regione nell'area di risulta e chiede un consiglio straordinario

I consiglieri comunali d'opposizione e i consiglieri regionali del Pd Blasioli e Paolucci parlando una proposta "inaccettabile" che non è stata condivisa con nessuno e chiedono di ridiscutere l'idea in un'aula aperta a tutti

Ribadito il “no” alla sede della Regione nell'area di risulta dagli esponenti del centrosinistra comunale in sede di consiglio e dai consiglieri regionali del Partito democratico Antonio Blasioli e Silvio Paolucci con i primi che ora chiedono un consiglio comunale straordinario.

Per tutti la proposta è “inaccettabile” sebbene la necessità di accorpare gli uffici per ragioni economiche e funzionali ci sia. La sede unica ci vuole dunque, ma averla vuol dire “mettere a reddito gli immobili dismessi e evitare di pagare canoni di locazione che possono costituire la rata mutuo per la sua realizzazione, estendendo eventualmente il ragionamento anche per le sedi di alcune società partecipate regionali”, affermano congiuntamente oltre a Blasioli e Paolucci i consiglieri comunai del Pd Piero Giampietro, Stefania Catalano, Francesco Pagnanelli, Marco Presutti, Giovanni Di Iacovo e quelli della lista Sclocco sindaco Marinella Sclocco e Mirko Frattarelli.

Per loro l'idea di realizzarla in pieno centro “ha solo lo scopo di cercare di coprire il goffo danno frutto dalle scelte creative e i ritardi con cui il centrodestra pescarese ha sabotato, di fatto, il progetto della giunta di centrosinistra, con altri danni,ancora più gravi e, soprattutto, più duraturi”.

Stando al protocollo d'intesa sottoscritto tra Regione e Comune la sede nell'area di risulta non è altro che “concentrare questa densità di cemento nel cuore della città e azzerare le prospettive di realizzare un grande parco centrale, che i pescaresi chiedono da trent’anni, e vuol dire rinunciare alla realizzazione di un attrattore culturale che, secondo noi, va individuato con un serio processo di partecipazione, con l’obiettivo di dare, insieme al parco, una nuova linfa al centro urbano e al sistema culturale cittadino. All'opposto, invece gli uffici della Regione Abruzzo occuperanno quello spazio così prezioso, che resterà chiuso nei fine settimana e per buona parte dei pomeriggi. Non ci saranno turisti che verranno a Pescara per vedere gli uffici chiusi della Regione e non ci saranno cittadini che potranno usufruire di quegli spazi per respirare nel verde del parco, fare attività sportiva o semplicemente incontrarsi”.

Quindi i costi. La nuova sede, sostiene il centrosinistra, non potrà costare meno di 50 milioni di euro, una somma importante che andrebbe fatto alla realizzazione della nuova sede, proseguono, “in un quartiere per il quale questo investimento può rappresentare una svolta, un cambiamento concreto, preferendo le opzioni di riqualificazione di zone periferiche con collegamenti qualificati con il trasporto pubblico e con la rete ferroviaria. I quartieri che aspettano un intervento radicale di rigenerazione urbana sono conosciuti da tutti, a partire dall’ex circoscrizione 3 'Tiburtina Villa del Fuoco'. Concentrare questo investimento nell’unico snodo cittadino già destinatario di altre risorse pubbliche per oltre 20 milioni di euro (15,9 del  Masterplan  più i 4 messi a disposizione dalla fondazione  Pescarabruzzo) vuol dire sprecare una occasione storica che difficilmente tornerà”, ribadiscono.

Altro tema quello dell'inquinamento. Per il centrosinistra la sede nell'area di risulta significherebbe portare alte automobili andando a complicare il traffico e peggiorare la qualità dell'aria e, di conseguenza, la vivibilità della zona.

Resta poi un problema principale e cioè, denunciano i consiglieri, il fatto che nelle decisioni su un tema tanto importante nessuno sia stato coinvolto. “Dopo una campagna elettorale in cui l’area di risulta è stata al centro dei dibattiti, una inversione di rotta così netta viene decisa nel chiuso di qualche stanza tra piazza Italia e di piazza Unione, in un percorso che sta continuando ad andare avanti spedito sotto la forma di accordo tra pubbliche amministrazioni”, proseguono i consiglieri d'opposizione. “Il tutto – incalzano - mentre  negli stessi giorni sta partendo dal basso un auspicato processo di partecipazione, mobilitazione e informazione che vedrà domani, presso il dopolavoro Ferroviario, il primo  incontro  pubblico di confronto promosso da  Italia Nostra con l’adesione di molte associazioni  e personalità. Un momento, quello di domani, estremamente importante e che senz’altro sarà seguito da altri approfondimenti, di fronte ai quali le istituzioni hanno il dovere di aprire le porte del confronto e non di respingerle con stizza. Infatti, mentre  le forze vitali  della città si avviano ad animare una importante  discussione, Comune e Regione, alla chetichella, stilano un cronoprogramma segreto del quale nessuno sa molto di più di quanto detto oggi, sia sulla sede della Regione, sia su come Masci  intenda  utilizzare i fondi Masterplan del centro sinistra  originariamente previsti per l'area di risulta”.

Di qui la richiesta di un consiglio comunale straordianrio: “dopo il sabotaggio del precedente progetto anche a causa della “architettura creativa” che aveva imposto ai partecipanti  alla gara  la progettazione di una pista da snowboard sul tetto di un parcheggio – concludono - , ci troviamo di fronte  ora  ad un progetto da scrivere daccapo, davanti al quale riteniamo  inaccettabile decidere  a favore di una colata di cemento di 60 mila metri cubi, che sottrae il futuro utilizzo dell’area di risulta ai cittadini pescaresi, aumenta l'intasamento e l'inquinamento del centro cittadino, senza aver nemmeno aperto un confronto con la città”.

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