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Aumenta del 5 per cento la Tari (tassa sui rifiuti), l'ira dell'associazione bar della Fipe-Confcommercio: "Molti chiuderanno"

L'aumento è stato deciso per sostenere i costi della differenziata porta a porta, ma con una rimodulazione a metà luglio per sostenere le fasce più deboli. Per l'associazione di categoria però la scelta è nefasta e gli aumenti insostenibili

Aumenta del 5 per cento la Tari, la tassa dei rifiuti e le polemiche non mancano.
Il consiglio comunale ha approvato la modifica al regolamento, ma con un ordine del giorno che prevede entro il 15 luglio la presentazione di una proposta di rimodulazione che consenta ulteriori agevolazioni per le fasce deboli senza che queste, ha assicurato il sindaco, si traducano in ulteriori aumenti per gli altri cittadini. Una possibilità data dal fatto che, ha spiegato riferendo quanto dettogli dal dirigente di settore, il tolto si spalmerà sulla fiscalità e dunque sul bilancio.
Una scelta che comunque non piace alle associazioni di categoria e se sul tema già si era espressa a IlPescara Marina Dolci, presidente provinciale della Confesercenti, dopo l'approvazione ad esprimere dispiacere e rabbia è l'associazione bar della Fipe-Confocommercio che parla di rischio chiusura per molte attività.

L'aumento si sarebbe reso necessario per poter coprire l'aumento dei costi della raccolta porta a porta che nei prossimi mesi coprirà tutta la città con l'avvio previsto sia a Porta Nuova (15 settembre) che in centro (15 ottobre). Un aumento calcolato, ha riferito l'assessore comunale al bilancio Eugenio Seccia, in un milione e 400mla euro.

Inizialmente sembrava essersi creata una frattura in maggioranza quando il capogruppo comunale Massimilano Pignoli ha annunciato i suoi emendamenti lamentando il fatto che si sarebbe potuta trovare una soluzione diversa come quella delle isole ecologiche al fine di evitare gli aumenti, ma la disponibilità data dal sindaco Carlo Masci per quell'oridne del giorno che prevede tra un mese e mezzo la rimodulazione, lo ha spinto a ritirarli.

Sebbene dai banchi di guida Palazzo di Città si sia più volte sottolineato che nessuno è felice di deciderlo un aumento, il sindaco ha però rivendicato la bontà della scelta fatta nel voler portare il porta a porta su tutto il territorio comunale e questo anche alla luce, ha riferito, di un'indagine condotta da cui sarebbe risultato che il 71 per cento dei cittadini la scelta la condivide. Occasione per lui anche per sottolineare che l'aumento del 5 per cento sarebbe tutto sommato contenuto a fronte di un'inflazione arrivata al 10 per cento che ha fatto lievitare i costi.

La denuncia dell'associazione bar della Fipe-Confcommercio: "Con gli aumenti molte attività chiuderanno"

Qualche giorno fa Dolci aveva lamentato l'aumento della Tari previsto e ora approvato sostenendo che se proprio doveva esserci sarebbe dovuta slittare al 2024 e precisando che l'aumento arriva in un momento difficile per il commercio pescarese a breve alle prese anche con un'infinità di cantieri.

Ora che il nuovo piano tariffario della Tari è stato approvato ad intervenire è Carlo Miccoli, presidente dell'associazione bar della Fipe Pescara che a nome dell'associazione si dice “deluso e arrabbiato” per il “sì” ottenuto in aula. Per lui qualunque sia il margine da recuperare per la differenziata che sarebbe alla base dell'aumento “non è pensabile che ancora una volta siano vessate le imprese del commercio e del turismo che già pagano una Tari fra le più alte a livello nazionale”.

“Abbiamo dato ampia collaborazione al Comune di Pescara circa l’estensione della raccolta differenziata al centro cittadino ed ad altre zone della città pur consapevoli che ciò comporterà disagi ed ulteriori adempimenti per le imprese che rappresentiamo – sottolinea Miccoli. Lo abbiamo fatto, malgrado i sacrifici che dovremo affrontare, nell’ottica di avere una città più bella e pulita, ma non si può pensare di scaricare i costi di tale operazione sulle imprese applicando aumenti superiori al dieci per cento a tariffe che già erano altissime per bar e ristoranti”.

“Solo per fare degli esempi chiari – spiega - un ristorante di 300 metri quadrati andrebbe ora a pagare 6mila 500 euro per la raccolta rifiuti e un bar di 150 metri quadrati circa 3mila euro senza neanche avere la cucina: un’assurdità rispetto al rifiuto effettivamente prodotto e un costo aziendale assolutamente insostenibile”.

“Ricordo che il principio alla base dell’applicazione della Tari è 'chi inquina paga' e dovrebbe quindi esserci proporzione fra la quantità dei rifiuti che si producono e quanto si paga – incalza il presidente dell'associazione Bar della Confcommercio -. Teniamo presente che nei comuni più virtuosi, laddove esiste già la pesatura puntuale dei rifiuti, mediante codice a barre personalizzati, è risultato che la produzione di rifiuti da parte delle imprese del commercio e del pubblico esercizio è nettamente inferiore alla presunzione posta alla base per il calcolo della Tari con il metodo a metro quadro”.

“Se può essere vero che ci sono dei costi per estendere la differenziata è altrettanto vero che con l’incremento dei rifiuti differenziati si riducono i costi per il trasporto e lo smaltimento in discarica dei rifiuti indifferenziati. Da questo dovrebbe scaturire un abbassamento delle tariffe Tari così come avvenuto in tanti comuni che hanno incrementato la cosiddetta 'economia circolare' Abbiamo già subito lo scorso anno un incredibile aumento delle tariffe per il suolo pubblico e ora, senza alcun coinvolgimento preventivo, anche la mazzata degli aumenti della Tari”, ribadisce.

“Un vero accanimento nei nostri confronti – conclude Miccoli - che provocherà la chiusura di tante imprese, già gravate dai costi aumentati di energia e materie prime”.

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