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VIDEO | Coronavirus, l'appello del sindaco Masci al presidente Conte: "Pescara deve rinascere"

E per una città come la nostra, che vive di commercio, turismo e servizi, potrebbero essere tanti i problemi nel prossimo futuro quando l'emergenza da pandemia sarà quanto meno conteuta

 

Il sindaco di Pescara, Carlo Masci, lancia un appello al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per il futuro della nostra città che come tutte subirà gravi ripercussioni a causa di questo blocco totale.
E per una città come la nostra, che vive di commercio, turismo e servizi, potrebbero essere tanti i problemi nel prossimo futuro quando l'emergenza da pandemia sarà quanto meno conteuta.

Questo quanto scrive e dice in un video il primo cittadino del czapoluogo adriatico:

"Cari pescaresi,
prima ancora che a voi voglio rivolgermi al presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il Governo sta varando in successione provvedimenti che incidono profondamente nella battaglia contro il Coronavirus ma che incideranno anche sul dopo, quando il Coronavirus sarà sconfitto.
Allora dovremo ricostruire un tessuto sociale produttivo ed economico, ma per far questo dobbiamo porre subito le premesse. Pescara è una delle città che per sua natura rischia di essere stravolta nella sua identità e zavorrata nella ripresa economica.
Caro presidente Conte, il colpo è stato duro e il Governo deve dare adesso le risposte che noi sindaci, e io in prima persona, chiediamo per preparare il terreno della rinascita. Ora, non in seguito, perché non ci possiamo permettere di dover operare in un quadro in cui riprendere la vita normale richiederebbe uno sforzo insostenibile senza il supporto indispensabile che lo Stato deve fornire, nella misura, nei modi e soprattutto nei tempi giusti.
L’emergenza che stiamo vivendo nel presente con tutte le sue incognite non può cancellare dal nostro orizzonte la necessità di aver alcuni precisi punti di riferimento per programmare la ripresa delle attività e della città nel suo complesso. Pescara è una città dalla spiccata vocazione commerciale, che è sempre stata un polo importante del medio Adriatico, e che rischia di rimanere colpita in profondità in uno dei suoi più forti elementi identitari. Il tessuto produttivo e sociale cittadino va messo in sicurezza né più né meno come si sta facendo questi giorni con le persone.
Al Governo chiedo sin d’ora e continuerò a chiedere in seguito provvedimenti forti, perché il rigore del presente non può essere disgiunto dalla chiarezza per il futuro. Occorreranno la certezza di disponibilità di liquidità, il tempismo nelle iniezioni di danaro e idee lungimiranti per superare questa fase, nella quale siamo stati travolti dall’epidemia di Coronavirus, che ha avuto tra le prime manifestazioni evidenti la chiusura a raffica delle attività commerciali. Le saracinesche chiuse nelle vie cittadine sono la negazione stessa dell’immagine di Pescara, una città solitamente viva e luminosa che adesso appare irreale nel suo silenzio e nelle sue insegne spente.
Colpire al cuore il commercio senza poi dare l’opportunità di risollevarlo presto e bene, vuole dire trascinare verso il basso un’intera economia in tutte le sue componenti sociali e produttive: dagli operatori dei mercati alla marineria, dagli operatori turistici ai balneatori, dai negozianti ai professionisti che ne seguono le attività. Tutti devono essere aiutati a ripartire.
L’energia per scongiurare una crisi economica dopo la crisi sanitaria deve arrivare dallo Stato, e non può certamente essere limitata ai 600 euro, che oggi non garantiscono neppure una linea di galleggiamento, e domani non consentiranno certamente di evitare di essere sommersi dall’onda di riflusso delle attività chiuse.
Caro presidente Conte, come oggi siamo in prima linea per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, lo saremo altrettanto per far rialzare le saracinesche, far rivivere gli studi professionali, far ripartire le piccole imprese e gli artigiani, ridare slancio alla ristorazione e a tutti gli operatori dei settori enogastronomico, turistico e agricolo, per ridare fiducia e speranza ai cittadini e riportare Pescara a essere quella che era e possibilmente anche migliore, ma abbiamo bisogno di uno Stato che prenda a cura veramente, e non a parole, quel mondo delle Partite IVA che a Pescara e in Italia, costituisce da sempre la spina dorsale del nostro vivere quotidiano".

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