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Da scarto a risorsa sostenibile: la nuova vita della lana di pecora grazie a "Impatto.0", il progetto del parco del Lavino

Nato dai ragazzi dell'associazione Globuli Green in un luogo fortemente identitario proprio la lana è uno dei materiali naturali e di scarto con cui si sta realizzando "Globulus", la cupola geodetica che sviluppa sostenibilità naturale e sociale abbattendo barriere e riscoprendo il valore termico e acustico di un elemento pastorale strettamente legato al territorio

Come un vero organismo capace di mutare per adattarsi all'ambiente circostante, anche un'idea quando inizia il suo percorso di concretizzazione cerca la sua forma di adattamento per realizzarsi nella sua pienezza. Accade così che un progetto nato già sostenibile in termini sociali e ambientali, trovi nel luogo in cui prende pian piano forma la risposta in grado di non arrestare la sua evoluzione proiettata in un futuro tecnologicamente avanzato, ma perfettamente inserito in un contesto rimasto nei secoli immutato. Quella risposta è nell'antico rapporto dell'Abruzzo con la sua pastorizia, in un materiale oggi considerato di scarto: la lana di pecora.

Il progetto di cui parliamo è quello della cupola geodetica “Globulus” in gran parte già realizzata e collocata nel parco del Lavino, nel comune di Scafa, grazie all'iniziativa di alcuni ragazzi della zona che hanno ottenuto il finanziamento ministeriale del bando “Fermenti” nel 2019 a valere su fondi europei. Si sono costituiti nell'associazione Globuli Green e nel mentre della realizzazione di quel progetto che si completerà con una copertura totalmente sostenibile, hanno dovuto trovare una soluzione altrettanto sostenibile alla necessità di isolare termicamente quello spazio perché si possa utilizzare anche d'inverno. 

La riscoperta della lana di pecora come materiale isolante e l'avvio di un discorso di economia circolare che pensa in grande

L'ispirazione l'ha data proprio il luogo, il parco del Lavino. Nelle sue acque i pastori al tempo della transumanza scendevano a lavare le pecore. Non solo: a pochi passi da dove sorge la cupola c'è l'antico mulino Farnese dove nel '600 le donne andavano lavare e follare la loro lana.

È stato così “naturale” trovare nel luogo e nella sua storia la perfetta risposta facendo della lana di pecora quel materiale isolante in grado di far sì che quel “Globo” frutto dello studio di progettazione Lap (Laboratorio di architettura partecipata) di Pescara, diventi presto un luogo di aggregazione e condivisione anche nella stagione fredda. Alla maestria del costruttore Andrea Antonetti, uomo “leonardesco”, artista e artigiano del legno supportato nella realizzazione della cupola dai componenti dell'l'associazione Andrea Di Roberto e Giuseppe Rulli, si è così unita la Lamantera Project, azienda che ha come obiettivo propri quello di dare nuova vita alle lane italiane rilanciando e innovando l’antica filiera della lana.

Lana già presente nel basamento della cupola, una fondazione a vite a impatto zero, e presto lo sarà anche in ogni intercapedine di quei triangoli in legno lamellare che costituiscono l'intera struttura che avrà la sua copertura termica e realizzata interamente con materiali di recupero.

“La lana – spiega Eloisa Ferrone, ingegnere e presidente dell'associazione – oggi è un rifiuto, ma in realtà ha proprietà straordinarie dal punto di vista termico e acustico. Il nostro obiettivo è quello di portare avanti le attività della nostra associazione in questo luogo tutto l'anno perché sia al servizio della comunità e aperto a tutte le realtà del territorio”.

Una scelta quella di usare la lana che ha colto anche l'interesse del Parco della Maiella, spiega Ferrone, annunciando l'intenzione di avviare un percorso di incubazione su cui i ragazzi dell'associazione stanno lavorando con altre realtà ,per portare avanti la riscoperta della filiera della lana: aprendo così il discorso ai costruttori perché il progetto cui stanno lavorando è un progetto oltre che di sostenibilità ambientale e sociale, anche di bioedilizia e dunque proiettato in una molteplicità di possibilità.

L'associazione Globuli Green e la realtà aumentata per rendere accessibile a chiunque anche l'inaccessibile

Il progetto “Globulus” è nato nel 2019, la pandemia lo ha rallentato, ma ha ripreso pienamente il suo percorso grazie alla caparbietà dell'associazione Globuli Green nata da ragazzi giovani e intraprendenti: tutti professionisti e tutti nati nella Val Pescara. “Abbiamo pensato di realizzare il progetto in questo luogo identitario per portare avanti le attività che abbiamo sempre curato qui nel parco – spiega Marco Rulli, biologo e vicepresidente di Globuli Green -. L'associazione è nata dopo la vittoria del bando ministeriale e il nome lo abbiamo scelto proprio perché ognuno di noi ha sempre avuto a cura l'ambiente. Siamo un gruppo eterogeneo di ragazzi, da biologi come me a ingegneri e fino a persone che si occupano del benessere psico-fisico”.

“Quello che lega tutto il gruppo è proprio l'attenzione alla sostenibilità, è la nostra filosofia. Un termine che si usa solo quando si parla di ambiente – spiega – ma che in realtà ha molti risvolti. La sostenibilità è anche fisica e mentale e noi stiamo cercando di sviluppare questi principi nel luogo in cui siamo un po' tutti cresciuti”.

Un progetto che dunque vuole essere un bene per le persone e per il territorio e che ha trovato proprio in un luogo di aggregazione il posto in cui nascere ed evolversi.

Sì perché se un tempo era il luogo dei pastori, in anni più recenti e cioè gli anni '80, in quell'angolo di parco era stata realizzata una balera dove in tanti andavano a trascorrere le loro serate e persino a festeggiare tanti matrimoni, ci racconta Valentina La Torre, dottoressa in scienze della comunicazione e anche lei parte viva del progetto: “Qui si passavano le serate in allegria e in armonia rispettando le tradizioni abruzzesi”.

Un luogo riscoperto, un nuovo punto di aggregazione per i sostenitori che partecipano alle attività dell'associazione e che si proietta ora verso il futuro grazie a un nuovo finanziamento europeo da fondi del Pnrr grazie al bando “Tocc”. Il prossimo passo sono infatti la realtà virtuale e la realtà aumentata che avrà tra i topic i luoghi della Maiella, oggi Geoparco Unesco. Luoghi accessibili, ma non a tutti e anche inaccessibili a chiunque, che saranno protagonisti con tutte le bellezze del territorio di esperienze “senza barriere”.

Il progetto “Globulus” e la lana di pecora come filo di una trama che tesse il futuro sostenibile di un intero territorio

Il progetto lo ha sostenuto l'amministrazione precedente e pieno sostegno lo ha trovato anche in quella guidata dal sindaco Giordano Di Fiore, spiega il vicesindaco Gianni Chiacchia. “Un intervento unico in Abruzzo per lungimiranza e qualità del lavoro e per l'impegno che questi ragazzi hanno messo per ottenere questo risultato che non è solo questa cupola, ma il contenuto che ci sarà in futuro”.

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“Parliamo di un intervento – aggiunge – che non riguarda solo il territorio di Scafa, ma uno più ampio che sta prendendo forma e che è la 'Città della Maiella' (che mette insieme più comuni del territorio): oggi da soli non si va più da nessuna parte: mettere in campo un'offerta turistica unificata fa bene al turismo”, aggiunge e questo luogo ne sarà un elemento importante proprio per quella capacità di unire passato, presente e futuro.

Da materiale di scarto la lana grazie al progetto della cupola a “Impatto.0” torna a essere protagonista e capace, come una tela di omerica memoria, di tessere infinite trame per ricondurre luoghi e persone nel cuore pulsante di un “globo” dove il passato è la chiave “per far capire – conclude Ferrone – come a volte bisogna tornare indietro per guardare al futuro con occhi diversi”.

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