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Mercoledì, 24 Aprile 2024
Scuola

Hikikomori: il disagio dei ragazzi che “si mettono in disparte”

Soggetti, generalmente giovani e in età scolare e pre-adolescenziale, che si chiudono in casa, non frequentano gli amici e la scuola e vivono meglio di notte

Hikikomori è un termine giapponese che significa letteralmente “stare in disparte”. Ecco chi sono i ragazzi hikikomori: quei soggetti, generalmente giovani e in età scolare e pre-adolescenziale, che si chiudono in casa, non frequentano gli amici e la scuola e vivono meglio di notte. Da soli.

Gli hikikomori, che possono essere anche persone adulte, decidono per varie cause di isolarsi dalla società e vivere la loro vita in solitudine, rinchiusi nella propria stanza.

L’associazione Hikikomori Genitori Italia fa sapere che dal momento che si tratta di un fenomeno che riguarda persone ritirate o disinteressate a interagire con gli altri, tende a rimanere invisibile al mondo esterno e, nonostante la sua grande diffusione, è ancora poco conosciuto.

L’autoreclusione volontaria degli hikikomori, se non affrontata, può durare anche molti anni e compromettere in modo irreversibile la vita dell’individuo. Trattandosi di fenomeno sociale nuovo, le famiglie e le istituzioni si trovano impreparate, in parte per la carenza di informazione tra il personale, ma soprattutto per l'impossibilità di comunicare con un ragazzo refrattario a contatti con l'esterno. È quindi importante che le istituzioni comincino a considerare con attenzione il problema e si dotino degli strumenti per fronteggiarlo.

Come si riconosce un ragazzo hikikomori?

In genere gli hikikomori tendono a isolarsi e ritirarsi dalla società nel periodo della preadolescenza, dell’adolescenza o della prima età adulta. Tuttavia, in alcuni rari casi, può insorgere anche in età avanzata.

Il ritiro sociale può essere più o meno intenso, a partire da sporadici rifiuti a partecipare a eventi mondani, assenze scolastiche saltuarie, fino a forme di isolamento sempre più severe e totalizzanti.

Il fenomeno hikikomori è diverso da quello dei Neet in quanto si contraddistingue con l’allontanamento progressivo dalla società. Si tratta di una forma di autoreclusione volontaria caratterizzata dal disinvestimento per le relazioni interpersonali e da un circolo vizioso di progressivo isolamento.

Tra i principali campanelli d’allarme possiamo identificare:

  • Ritiro scolastico
  • Disinteresse nelle interazioni reali, specialmente con i coetanei
  • Inversione del ritmo sonno veglia
  • Auto confinamento nella propria camera da letto
  • Preferenza per attività solitarie (di solito legate alle nuove tecnologie), spesso anche giochi online.
  • Il fenomeno colpisce soggetti di entrambi i sessi, con particolare incidenza su quello maschile
  • L’hikikomori ha diversi livelli di gravità ed un processo graduale che può portare più o meno rapidamente all’isolamento totale. L’isolamento può durare alcuni mesi o diversi anni, e generalmente non si risolve spontaneamente.

Quali sono le cause per cui si diventa hikikomori?

Non una, ma una serie di cause possono scatenare il processo di isolamento. In genere sono tutte di tipo caratteriale, sociale e familiare.

Gli hikikomori sono nella maggior parte dei casi persone molto acute, profonde e introspettive, con una grande sensibilità nei confronti della vita. Hanno una lucidità e uno sviluppo cognitivo normale, se non addirittura sopra la media. Si trovano, tuttavia, in difficoltà nel sostenere e rielaborare episodi di esclusione o derisione da parte dei coetanei, a fronte dei quali sviluppano reazioni ingovernabili di ansia e panico, con una conseguente difficoltà nell’instaurare relazioni sociali soddisfacenti e gratificanti.

Hikikomori: quanto dura l’isolamento?

L’hikikomori non è una fase dell’esistenza, ma una modalità fortemente interiorizzata di fronteggiare e interpretare la realtà circostante. Se non affrontato adeguatamente, il ritiro sociale può durare potenzialmente anche tutta la vita.

Altre informazioni sugli hikikomori

L’associazione Hikikomori Genitori Italia specifica altre informazioni chiave, che è bene tenere sempre a mente.

Gli hikikomori non sono malati mentali.

Gli hikikomori hanno sviluppato una visione molto dolorosa degli effetti delle relazioni umane sul proprio benessere, per cui associano esperienze vissute come particolarmente negative a qualsiasi pratica di vita esterna. Il loro isolamento non origina da una psicopatologia, ma da una visione negativa della realtà circostante. Considerare l’hikikomori come un “malato mentale” significa, pertanto, banalizzare un disagio che ha radici profonde e complesse.

Alcune recenti ricerche scientifiche hanno, inoltre, stabilito l’esistenza di un “hikikomori primario”, ovvero una condizione di isolamento sociale che non deriva da nessuna psicopatologia pregressa.

Il governo del Giappone (paese dove il fenomeno è molto più diffuso e aggressivo rispetto all’Italia) ha stabilito con un documento ufficiale che “l’hikikomori non deve essere considerato una malattia”.

Gli hikikomori non sono pigri e fannulloni, perché evitano di “fare cose”, anzi sono perfettamente in grado di affrontare gli impegni scolastici e anche lavorativi.

Non hanno avuto una educazione permissiva.

Costringerli o punirli non serve a nulla.

In molti credono che staccare internet possa essere utile per aiutarli a reintegrarsi, invece in questo modo si finirà per condannarli all’isolamento totale.

Suicidio: un rischio possibile? 

La condizione del ritiro sociale volontario non è necessariamente un fattore di rischio per la propensione al suicidio, anzi, può costituire una difesa messa in atto dal ragazzo per allontanare pensieri di autodistruzione. Tuttavia il ritiro volontario, se prolungato e non riconosciuto e affrontato può consolidarsi e portare a conseguenze di tipo psicopatologico. Per questi motivi è importante fare informazione corretta presso famiglie, operatori, istituzioni e riconoscere il fenomeno sin dai suoi esordi per intervenire e abbassare il livello di pressione e di conflittualità.

A chi rivolgersi per un aiuto concreto a Pescara?

L’Associazione Hikikomori Italia Genitori, nata nel giugno 2017 all’interno del progetto Hikikomori Italia, raccoglie (e accoglie) oggi già molte centinaia di famiglie in tutta Italia, e da allora ha attivato diverse iniziative per fronteggiare il ritiro sociale.

Infatti, organizza incontri gratuiti di supporto per genitori in presenza di uno psicologo. Moltissimi casi di associati ci testimoniano che il tipo di approccio di buone prassi adottato dall’associazione sta ottenendo risultati incoraggianti nel miglioramento della comunicazione tra hikikomori e genitori e nel graduale riavvicinamento dei ragazzi alla società.

Ha sottoscritto e avviato con l’Ufficio Scolastico Regionale e la Regione Piemonte un protocollo di intesa per fronteggiare l’hikikomori. Partecipa ad un tavolo tecnico voluto dal MIUR per la redazione di linee guida per le scuole di secondo grado.

Svolge attività con enti pubblici e privati e organizza eventi di diffusione.

Per chi fosse interessato, a Pescara esiste un gruppo di mutuo aiuto di genitori, con famiglie provenienti da diverse parti della regione. Per entrare in contatto con la onlus, basta contattare la presidente Elena Carolei (tel. 335 8059880).

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