'Seven. 2' all’Aurum dal 4 al 13 marzo

Si inaugura venerdì 4 marzo, alle ore 17, a Pescara il progetto di Arte contemporanea 'Seven.2', ideato e curato da Lino Alviani. All’inaugurazione saranno presenti Giovanni Di Iacovo, Assessore alla cultura del Comune di Pescara, e Licio Di Biase, responsabile Aurum, con la partecipazione di Franca Minnucci.

La mostra rimarrà aperta fino al 13 marzo. Diceva Aristotele che gli “abiti del male” sono al pari delle virtù perché derivano dalla ripetizione di azioni che formano nel soggetto che le compie una sorta di “abito” che lo inclina in una certa dimensione.

Ed è proprio questo il fil rouge che si è seguito per raggiungere un percorso sensoriale nel vizio con le opere degli artisti che sono stati invitati per la realizzazione di questo progetto: Lea Contestabile – Monticelli e Pagone (accidia), Ileana Colazzilli – Emilio Patrizio (avarizia), Patrizia Franchi – Carlo Alari (gola), Anna Donati – Giancarlo Costanzo (ira), Ito Fukuschi – Mauro Rea (invidia), Yvonne Ekman – Gamal Meleka (lussuria), Barbara Bi – Mario Costantini (superbia). Ospiti della manifestazione: Claudio Spinosa (poeta), Franco Pasqualone (disegnatore umoristico), Ugo Assogna (scultore), Franco Coccopalmeri (orafo), Lino Alviani, Birra IRA (Birrificio d’Abruzzo, Castel di Sangro), Cotto d’Amore (il vino cotto di Ezio, Montorio al Vomano).

'Seven' perché sette è un numero magico e sacro per eccellenza: sette sono i colori dell’arcobaleno, le note musicali, i giorni della settimana, i chakra, le stelle dell’orsa maggiore, le meraviglie del mondo antico, i sapienti dell’antica Grecia, le piaghe bibliche, i vizi capitali, le virtù, i sigilli dell’Apocalisse, le divinità mitologiche della cabala, i giri del buddista al monte Kailash, i giri del musulmano alla Kaaba, i celestiali attributi di Allah, i cieli del paradiso musulmano, le invocazioni del Paternoster, i re di Roma...

Tra tutti sono stati scelti i sette vizi capitali perché, considerandoli con attenzione, si potrebbe ritrovare in essi ogni possibile situazione di vita, di classe sociale, di attività proprie dell’uomo di sempre. Ci si è insomma addentrati in una sorta di viaggio polisensoriale, in una sorta di somministrazione culturale che non voleva concedere nulla a processi alchemici d’arte, ma nel quale i lavori proposti scorrono combinando parole e immagini di parole, suoni e segni, linguaggi e metalinguaggi, cifre artistiche iconiche e aniconiche: il risultato del progetto è costituito dalla varietà delle interpretazioni e dalla scelta di linguaggio che gli artisti invitati hanno affrontato e che ne è diventato poi punto di forza di una sorta di meccanismo in cui i minimi dettagli hanno avuto un ruolo fondamentale.

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