Fabio Di Lizio e Carlo Nannicola espongono al Museolaboratorio

Sabato 2 giugno alle ore 18.30 si inaugurano le mostre personali di Fabio Di Lizio “Tabula Fabula”, a cura di Enzo De Leonibus, e di Carlo Nannicola "Lassie non torna a casa. Domani è un altro giorno", a cura di Maurizio Coccia. Entrambe saranno visitabili fino al 23 giugno.

"Tabula Fabula"

Si tratta di lavori, recenti e non, tecnicamente eterogenei, che ci rimandano a quelle scoperte senza pura intenzionalità con sintonizzazioni affettive nei confronti dell'ambiente circostante, a quelle proto-esperienze rivolte alla proprietà elementari, ma alquanto significative dal punto di vista estetico, degli oggetti-cose di fronte a noi, al piacere della ripetizione e della variazione che insieme generano attese e anticipazioni circa il da farsi, il da esserci. All'infanzia, a quella stupefacente favola dove ogni cosa sta al suo posto come anche no, e ciò non fa problema, anzi. Tornare a quei segni che hanno scavato, inciso, forgiato, impresso, e rinascere, di nuovo e di continuo, attraverso quelle immagini che ci rapiscono come in un sentimento d'intensificazione della nostra vita e di ben-essere nella trama di relazioni con il commercio del mondo e con gli altri che ne fanno parte. Alla chiusura della mostra sarà presentato il catalogo, con un testo critico di Domenico Spinosa.

"Lassie non torna a casa. Domani è un altro giorno"

Si tratta di un corpus di opere tecnicamente eterogenee, ma accomunate da una critica feroce a quella sorta di “immaginario dell’orrore” che dilaga nei media popolari. Come un novello Hogarth, moralista senza la presunzione di educare, Nannicola allestisce una sfrenata e colorata sarabanda gremita di atomiche in rosa, avvistamenti alieni nei cieli quattrocenteschi, carte da parati di indubbio gusto militare. Tra stampe 3D e installazioni sonore, sculture ammiccanti e titoli satirici, Nannicola rielabora l’eredità Pop aggiornandola al gusto – e alle nevrosi – della comunicazione ai tempi del Web. Tuttavia, anche se sembra prevalere lo sguardo edonistico dell’irrisione e dello sberleffo, la mostra si conclude invece con un austero e pudico omaggio alla straziata città dell’artista. Alla chiusura della mostra sarà presentato il catalogo, pubblicato da ARTE Edizioni, con testi di Maurizio Coccia e Teresa Macrì.

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