Cultura

La settimana a Pescara di Dario Fo: il ricordo di Lucio Fumo

In occasione della scomparsa del premio Nobel morto ieri a 90 anni, il presidente del Comitato Nazionale Italiano di Musica ricorda i giorni indimenticabili trascorsi nel 2001 in città

Una settimana col Premio Nobel. Lucio Fumo, Presidente del CIDIM (Comitato Nazionale Italiano di Musica) ricorda quelle giornate nel dicembre 2001 quando Dario Fo e Franca Rame erano le star del cartellone natalizio della Società del Teatro e della Musica "L. Barbara". Cinque rappresentazioni teatrali proposte sul palcoscenico del Circus, dal 14 al 20 dicembre, che fecero registrare il tutto esaurito.

Un successo senza precedenti tra le pagine più belle dello spettacolo e della cultura a Pescara. Monologhi e pièce teatrali che hanno visto come protagonista il grande drammaturgo e scrittore, scomparso proprio ieri all'età di 90 anni e che venne insignito della prestigiosa onorificenza mondiale per la letteratura nel 1997 a Stoccolma.

Sette giorni in cui il direttore artistico dell'Ente Manifestazioni Pescaresi, noto anche per essere il fondatore di "Pescara Jazz", restò a stretto contatto con il Maestro e la sua illustre consorte tra aneddoti, confidenze ed episodi indelebili.

Ricorda Fumo: "In quel periodo avevamo maggiore sostegno economico da parte delle istituzioni e decidemmo di investire 90 milioni di lire per ospitare la celebre coppia di artisti. Fu proprio lui ad aprire questa personale rassegna portando in scena "Lu Santo jullare Francesco", seguito nelle serate successive da "Una giornata qualunque", "Grasso è bello", "Sesso ? Grazie, tanto per gradire" ed il capolavoro "Mistero buffo" che sancì la sua consacrazione artistica.

MORTO DARIO FO, IL MEDIAMUSEUM LO RICORDA

La conferenza stampa di presentazione all'hotel Plaza fu uno spasso. Riuscì ad incantare i numerosi giornalisti per due ore e mezzo, toccando anche temi scottanti quali la politica e la religione. In quella occasione ribadì anche il suo impegno a vendere alcune delle sue opere pittoriche per raccogliere fondi da destinare all'ospedale Niguarda di Milano. Difatti, durante le pause tra uno spettacolo e l'altro, passò tutto il tempo nell'atrio del teatro ad intrattenere gli ammiratori con l'intento di fargli acquistare alcune delle sue litografie".

Dario Fo non amava stare fermo senza far niente. Doveva sempre e comunque sviluppare ed arricchire il suo bagaglio culturale e di conoscenza e durante il breve soggiorno pescarese ebbe modo di documentarsi meglio su D'Annunzio e Flaiano. E poi amava recitare, anche fuori dal contesto abituale.

"Una sera, Franca (Rame ndr) mi supplicò di portarlo a cena per farlo svagare un pò - prosegue Fumo - e così decisi di portarlo con me al ristorante "La barcaccia". Tra una portata e l'altra non fece altro che esibirsi con la sua mimica da giullare per la gioia degli altri commensali. Ci alzammo da tavola a notte fonda...".

Quando i due si salutarono, ci scappò anche una simpatica confessione che l'attore rivelò in tono confidenziale. "Mi disse che durante la consegna dei premi Nobel il cerimoniere raccomandò gli ospiti a tenere spenti i telefoni cellulari. Ma proprio quando venne pronunciato il suo nome, partì un trillo che si udì per tutta la sala. Proveniva dal telefonino dello stesso cerimoniere, imbarazzatissimo per l'irrimediabile figuraccia".  

Misteri buffi del galateo.

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