Accademia dell’Orchestra Mozart al Teatro Circus venerdi 21 ottobre

A Pescara eccezionalmente un gradito ritorno: l’Accademia dell’Orchestra Mozart. Danusha Waskiewicz, viola solista e concertatore. con un interessante programma dal titolo "Le musiche dei popoli tra invenzione ed elaborazione":

G. Bizet            Habanera
J. Sibelius         Norden op. 90 n. 1
J. Sibelius        Fagelfängaren (Il cacciatore di uccelli) op. 90 n. 4

Celtic song

B. Bartók         Paraszti nóta (Canzone del contadino)
B. Bartók         Gödöllei piactéren leesett a hó (Canzone popolare ungherese)
E. Satie             Gymnopédie n. 2
P. Samoggia         Gran a 2 per viola solista e archi (2016)
M.P. Musorgskij    Une larme
B. Bartók         Medvetánc (Danza dell’orso)
B. Bartók         Tót legények tánca (Danza dei ragazzi slovacchi)
B. Bartók         Este a székelyeknél (Sera in Transilvania)
P. Marzocchi        Albanian Folk Song per oboe, clarinetto e archi
D. Waskiewicz    La donna del fiume per viola solista
F. Schubert         Gretchen am Spinnrade
F. Schubert         An Sylvia
F. Schubert         An die Musik
The merry blacksmith Jig

Nell’epoca delle contaminazioni artistiche, l’Accademia dell’Orchestra Mozart e la celebre violista Danusha Waskiewicz propongono un programma innovativo e al tempo stesso legato a prassi antiche quanto la musica stessa. L’Accademia Filarmonica di Bologna, fondata nel 1666 e tuttora ubicata in pieno centro a Bologna nello stesso Palazzo Carrati nel quale nacque, celebra il trecentocinquantesimo anniversario della sua fondazione con un’iniziativa corale: compositori ed esecutori che collaborano alla stesura di un programma legato al tema del popolare in musica. Da un lato, quindi, i giovani musicisti dell’Accademia dell’Orchestra Mozart e dall’altro la classe di compositori che si perfezionano in Accademia Filarmonica con Azio Corghi e Mauro Bonifacio.

A questi giovani compositori sono stati chiesti arrangiamenti e trascrizioni di brani tratti dal grande repertorio colto o da aree popolari, oltre a due nuove composizioni per viola solista e piccola orchestra da camera. Alle sensuali e mediterranee atmosfere spagnole della celebre Habanera dalla Carmen di Bizet si oppongono le dimensioni raggelate e introspettive del finlandese Jean Sibelius, che nei due Lieder per canto e pianoforte dell’op. 90 (Norden e Fagelfängaren) indaga i tormentati temi esistenziali cari al gusto scandinavo. Seguono un brano popolare autentico (Celtic song, di autore antico quanto ignoto) e altri due rivisitati con sguardo novecentesco (Paraszti nóta e Gödöllei piactéren leesett a hó), brani nei quali l’immenso e poetico genio di Bartók sperimenta veri e propri innesti di ritmi e armonie del folklore magiaro sul linguaggio musicale occidentale.

Anche se accomunati da una comune matrice occidentale, atteggiamenti culturali e musicali così diversi e lontani (legati a Spagna, Finlandia e Ungheria) impongono una sosta, e in tal caso la “musica da arredamento” della celebre Gymnopédie n. 2 di Erik Satie svolge perfettamente la sua funzione. Il nostro viaggio riparte da una nuova composizione per viola solista ed ensemble d’archi creata anche in funzione dello spirito del programma, quindi insinuando tra le pieghe del discorso quell’immediatezza che caratterizza molte delle composizioni fin qui ascoltate. Gran a 2 di Paola Samoggia elabora infatti alcuni frammenti melodici tratti da due danze di Enrique Granados (1867-1916), reinventandoli attraverso una nuova sensibilità tecnica ed espressiva, legata alla nostra contemporaneità.

Con la struggente e slava atmosfera tardo romantica del russo Musorgskij (Une larme) quella voce umana assente ma evocata dalle trascrizioni strumentali dei Lieder di Sibelius si affaccia grazie ad una musicista dell’ensemble che per l’occasione abbandona la viola per esibirsi come cantante. Sempre rimanendo in ambito mitteleuropeo, si riaffaccia l’arte dell’ungherese Bartók con Medvetánc, Tót legények tánca ed Este a székelyeknél; quest’ultimo brano è un omaggio affettuoso alle atmosfere della regione che vide il giovane autore fare le sue prime ricerche in campo etnomusicologico e nella quale scoprì le autentiche origini del linguaggio musicale ereditato dal suo popolo.

Rivisitazione colta e originale del gusto popolare albanese - e memore della grande lezione delle danze ungheresi di Brahms con il loro folklore genialmente inventato - si affaccia quindi il frenetico ed esuberante Albanian Folk Song di Paolo Marzocchi al quale si contrappone una composizione originale (La donna del fiume), proposta dalla viola solista Danusha Waskiewicz che in questo caso si esibisce come compositrice e interprete.

Non potevano mancare i tre Lieder del viennese Schubert, che con Gretchen am Spinnrade, An Sylvia e An die Musik (tra i più giustamente celebrati di una produzione sterminata) rimanda a quel connubio indissolubile tra gusto popolare, turbamenti esistenziali e voce umana che decreta la nascita del Romanticismo in musica e che rappresenta la base del futuro tragico epilogo tardo romantico del nordico Sibelius. Conclude degnamente questo affresco, colto e popolare al tempo stesso, un esuberante quanto anonimo brano tratto dal folklore irlandese (The Merry Blacksmith Jig).

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