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Zona rossa a Pescara e Chieti, Confesercenti: "Subito ristori per 15 mila imprese o sarà tsunami economico"

L'associazione di categoria lancia l'allarme dopo l'istituzione di una nuova zona rossa per il Pescarese e il Chietino che imporrà la chiusura di numerose attività commerciali

La Confesercenti chiede l'immediata erogazione per 15 mila imprese delle province di Pescara e Chieti che da domani, domenica 14 febbraio, saranno costrette a una nuova forzata chiusura dopo la decisione di istituire la zona rossa a causa dei contagi da Covid-19 (Coronavirus).

L'associazione di categoria stima per i pubblici esercizi, in Abruzzo, un danno economico per 11,5 milioni per il mancato San Valentino.

«Come è noto la creazione di zone rosse da parte delle Regioni non dà automaticamente diritto ad alcun ristoro», dicono i presidenti di Confesercenti Chieti, Franco Menna, e di Confesercenti Pescara, Raffaele Fava, «nelle province di Chieti e Pescara, nuove zone rosse secondo l’ordinanza appena firmata dal presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, almeno 15.000 imprese del commercio rischiano di restare chiuse senza poter accedere ai ristori: chiediamo alla Regione di dare immediate garanzie di erogazione di ristori in tempi rapidi. Siamo consapevoli della gravità della situazione ma non condividendo l’accanimento verso esercenti e commercianti come se fossero i principali motori del contagio, riteniamo opportuno che la Regione dia subito garanzie sui ristori. Il rischio, purtroppo dietro l’angolo, è di un vero tsunami economico».

A questo si aggiunge la beffa per le 10.000 imprese esercenti le attività di bar e ristorazione di tutto l’Abruzzo: «Erano tutte pronte per il pranzo e gli eventi legati alla ricorrenza di San Valentino», spiega il direttore regionale Lido Legnini, «e fra mancati incassi e danni arrecati dall’aver acquistato merce deperibile che non potrà essere utilizzata, il danno per le imprese supera secondo una nostra stima gli 11,5 milioni di euro: un’altra batosta per un settore che sta pagando per colpe non sue un prezzo troppo alto».

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