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Martedì, 24 Maggio 2022
Economia

Il Vinitaly si conclude con il flash mob delle imprenditrici del settore per chiedere la pace in Ucraina

All'iniziativa ha aderito anche Antonella Di Tonno, responsabile di Coldiretti donne impresa Abruzzo, che ha visto indossare le imprenditrici del settore vinicolo italiano indossare una maglietta rosa

Anche le imprenditrici del vino di Coldiretti hanno voluto dare una testimonianza per la pace in Ucraina, con un flash mob nella giornata di chiusura del Vinitaly. Un messaggio contro il conflitto scatenato dalla Russia, indossando tutte delle magliette rosa e un cartello con le scritte “Il vino unisce non divide”, “Brindiamo col vino della Pace”, “I colori del vino: i colori della pace”, “Putin, facciamo la pace”. Il rosa era anche il simbolo di questa edizione, con il vino rosato in tutte le sue varietà nazionali rappresentate durante la fiera.

Un messaggio condiviso anche dall’Abruzzo, in cui il settore vitivinicolo è di strategica importanza con una produzione media annua di circa 4.500.000 quintali di uva e 3milioni di ettolitri di vino di cui almeno un milione a denominazione di origine per un totale di circa 18mila aziende vitivinicole attive e sempre a più alta specializzazione su una superficie agricola complessiva di oltre 32mila ettari. Il settore aveva fatto registrare negli ultimi anni numeri straordinari di crescita per l'export nei due Paesi, ma che ora rischia di fermarsi dopo due anni di pandemia e per gli effetti della guerra.

Le sanzioni contro Putin, le tensioni sul commercio internazionale e la svalutazione del rublo legate al conflitto stanno ostacolando le vendite di vino italiano spiega Coldiretti, con difficoltà nei pagamenti persino per gli ordini già effettuati. Alcune spedizioni sono state interrotte, mentre un certo numero di operatori ha ridotto il periodo di differimento dei pagamenti o l’ha annullato del tutto, e nei ristoranti russi è già allarme per le scorte di bottiglie Made in Italy, divenute sempre più popolari. Antonella Di Tonno, responsabile di Coldiretti donne impresa Abruzzo:

“La guerra rischia dunque di interrompere un mercato di riferimento importante anche per l’Abruzzo attraverso le sanzioni decise nel 2014 da Putin in ritorsione contro le misure varate dall’Unione europea per l’annessione della Crimea. L’embargo aveva colpito una importante lista di prodotti agroalimentari con il divieto all’ingresso di frutta e verdura, formaggi, carne e salumi e pesce, ma non il vino che ha continuato in questi anni la sua corsa acquisendo sempre più estimatori nella società ex sovietica. Oggi la preoccupazione, complici i rincari su tutte le materie prime, è tanta e rischia di mettere a repentaglio un settore fondamentale dell’economia agroalimentare abruzzese, con una filiera che costituisce il principale comparto agricolo regionale (21% dell’intera Plv, la più elevata incidenza tra le regioni italiane) e una produzione media di vino rappresentata dal 70% di vini rossi e da un restante 30% di bianchi. Una realtà sempre più fiorente anche per i numerosi apprezzamenti che arrivano dall’estero, che finora si erano tradotti con una consolidata crescita delle esportazioni anche in Russia. E poi, a parte e conseguenze sull’economia, la guerra in corso ci preoccupa e non ci lascia indifferenti nei confronti di tutti coloro che vivono il conflitto in prima persona”.

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