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Venerdì, 12 Agosto 2022
Economia

Spesa sostenibile nei carrelli degli abruzzesi: il 90 per cento in tavola porta solo prodotti freschi

Il dato emerge dall'indagine condotta dall'Osservatorio Reale Mutua insieme a Slow Food: l'origine dei prodotti conta molto più del packaging e se i supermercati restano il luogo dove la spesa si fa di più, i mercati di quartiere prendono sempre più piede

Spesa sempre più sostenibile (29 per cento) nei carrelli degli abruzzesi che puntano sui prodotti del territorio (35 per cento) e sui prodotti di stagione (82 per cento), tanto che nove abruzzesi su dieci, cioè il 90 per cento, sceglie cibi freschi rispetto a quelli precotti, pronti o surgelati.

E' quanto emerge da un'indagine condotta dall’Osservatorio Reale Mutua sull’agricoltura in collaborazione con Slow Food. Per gli abruzzesi, dunque, al momento dell'acquisto più della marca e del packaging conta la trasparenza sia sulle modalità di produzione origini che su quelle di produzione, allevamento e coltivazione, che generalmente non sono invece indicate sulle confezioni e le etichette. Questo il 29 per cento cui si fa riferimento. A pesare, per il 18 per cento, anche valori come la tutela delle condizioni di lavoro delle persone nelle filiere. Il supermercato resta il luogo preferito per fare acquisti ed è scelto dall'82 per cento dei consumatori, ma i mercati di zona hanno una fetta importante di riferimento pari al 39 per cento. Chiudono le botteghe di quartiere scelte dal 16 per cento degli abruzzesi.

Spesa agroalimentare e sostenibilità_Abruzzo-2

Andando nel dettaglio uno su due (47 per cento) dichiara di consumare frutta più volte al giorno, e un altro (31 per cento) una volta al giorno. Discorso simile per la verdura, rispettivamente al 35 per cento e il 22 per cento. Pasta e riso sono consumati una volta al giorno dal 43 per cento, il 37 per cento mangia i legumi due o tre volte a settimana, sensibilmente meno i cereali (31cento). Tra gli altri dati di rilievo, il pesce finisce nel piatto del 51 per cento una volta a settimana, come la carne rossa (53 per cento), mentre la carne bianca è mangiata due o tre volte a settimana dal 43 per cento.

Il quadro che emerge è dunque quello di un territorio in cui sempre più importanti sono i valori legati al buon cibo all'insegna della territorialità a la stagionalità

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