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Economia

SNALS-Confsal: "Le verità di Cgil, Cisl e Uil hanno le gambe corte"

Il sindacato chiarisce i motivi del mancato accordo con l’Aran per il nuovo contratto della scuola: "Prese di posizioni da parte dei firmatari che lasciano attoniti per come vengono divulgate, ad arte, interpretazioni a dir poco fantasiose"

Lo SNALS-Confsal non ci sta. All’indomani del rifiuto di siglare il nuovo contratto del comparto istruzione università e ricerca, infatti, ci sono state prese di posizioni e informazioni da parte dei sindacati firmatari "che lasciano quanto meno attoniti per come vengono divulgate, ad arte, interpretazioni a dir poco fantasiose se non palesemente errate. Per questo è doveroso ristabilire alcune inconfutabili verità", si legge in una nota del sindacato.

"In una intervista agli organi di  stampa il segretario generale della FLC-CGIL afferma che “il nuovo contratto scardina la legge 107”, basando tale affermazione sulla gestione del bonus premiale a livello di contrattazione d’istituto. In realtà la contrattazione interna potrà solo stabilire “ i criteri generali per la determinazione dei compensi” e non quelli per la loro assegnazione ai docenti che restano incardinati alle procedure previste dai commi 127-128 e 129  della 107 che rimangono intatti. Del resto lo stesso sottosegretario Vito De Filippo si è affrettato a rettificare tale interpretazione”…Per esempio il dirigente scolastico e la parte sindacale potranno convenire di prevedere un valore economico minimo o massimo per il premio individuale ma la valorizzazione del merito resta in piedi così come prevista dalla legge 107/2015”( Italia oggi del 13 febbraio 2018).

Si rivendicano nuovi spazi di democrazia sindacale sul versante delle relazioni di scuola. In realtà, precisa lo SNALS-Confsal, l’art. 22 del nuovo contratto:

  • Elimina definitivamente dalla contrattazione integrativa d’istituto le materie previste dai commi h), i) ed m) dell’art.6 del contratto 2007, in barba all’accordo del novembre 2016, e introduce una fumosa quanto inutile procedura del confronto (a richiesta) che nulla aggiunge alle prerogative “democratiche” delle RSU; un autentico contentino per tappare la bocca.
  • Elimina l’informativa successiva prevista dal citato art.6 CCNL 2007

Si introduce una flessibilità funzionale dell’orario di lavoro dei docenti (art. 28) "senza che questa passi attraverso criteri (nemmeno in forma di parere) stabiliti dal Collegio Docenti, organo tecnico-didattico della scuola e, tantomeno, dalla contrattazione d’istituto".

Si introduce per la prima volta il blocco triennale della domanda di mobilità per chi ottiene la sede richiesta, "aprendo la strada al blocco delle assegnazioni provvisorie".

Si ottengono aumenti salariali a regime "che partono da marzo 2018 e che non superano, nella media generale, 50 euro netti. Una parte di detti aumenti è riversata, per i docenti, nella retribuzione professionale docente, voce non pensionabile del salario e con una quota perequativa che è garantita fino al 31.12.2018. Quindi in assenza di ulteriori risorse e di non rinnovo contrattuale molti stipendi diminuiranno dal gennaio 2019 (situazione mai verificatasi nella scuola italiana!). In ogni caso siamo ben lontani da un riconoscimento economico della funzione docente; i nostri insegnanti sono e restano gli ultimi in Europa".

Si assegna, poi, una "elemosina vergognosa di 78 euro all’anno lordi (4 euro netti al mese)" ai DSGA come aumento della indennità di direzione.

Si rinvia, inoltre, ad altra fase contrattuale la delicatissima questione della responsabilità disciplinare del personale docente ed educativo, lasciando una grave incertezza tra la categoria.

"E allora - si chiede lo SNALS-Confsal - come possono affermare CGIL-CISL e UIL che si tratta di un buon contratto? Una domanda retorica che apre l’occasione per dare una risposta concreta a chi accusa lo SNALS di poca coerenza rispetto ai patti del novembre 2016. A questo proposito è il caso  che  la “triplice”  si riveda le slide unitarie portate nelle assemblee da settembre 2017 per la piattaforma rivendicativa. Una prova schiacciante che conferisce alla nostra sigla la serenità di chi è a posto con la propria coscienza. Il tempo, poi, da galantuomo qual è, darà torto e ragione. Non prima, però che  la categoria dica , in maniera inappellabile,  chi ha davvero  tradito le  aspettative di un milione di dipendenti. Quella di non firmare il  contratto, perciò, è  una scelta ponderata, che riempie d’orgoglio un’intera  rappresentanza sindacale poco incline ad accettare prepotenze e forzature. Il riferimento a come sono state condotte le trattative con l’Aran non è affatto casuale. Presa dalla frenesia di chiudere i giochi l’Amministrazione si è comportata come il padrone delle ferriere con i suoi operai e non come una struttura democratica espressione del Parlamento. Una condotta che, in un Paese civile, andrebbe spiegata, chiarita e giustificata".

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