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Economia

Addio colazione al bar, l'allarme del maestro pasticcere Anzellotti: “Impossibile reggere i rincari, rischiamo di chiudere tutti”

Dieci mila euro in più in bolletta a luglio 2022 ed esportare con i nuovi listini delle materie prime è proibitivo, i suoi panettoni non partono. Vianale (Confartigianato): "Interventi immediati o sarà catastrofe sociale: a Pescara 5mila le attività a rischio"

Magari lo bevete amaro, ma se mai dovessimo dire addio al caffè il retrogusto non sarebbe altrettanto piacevole. Se poi oltre che al caffè doveste inevitabilmente rinunciare anche a pasta e pasticcino d'accompagnamento, il risultato sarebbe l'addio alla colazione al bar. Se l'ipotesi non troppo lontana della perdita di un cosiddetto "bene di lusso" in quanto non primario come il pane artiginale cui potremmo dire presto addio, vi sembra sopportabile, non vi sembrerà più tale se pensate che implicherebbe la perdita di molto altro: esiste una filiera, esistono migliaia posti di lavoro. Esiste in sostanza, un'intera economia che andrebbe letteralmente al tappeto portandosi dietro il futuro se non di tutti, di molti. 

Dover rinunciare alla colazione al bar vi sembra fantascienza? Non è così. Il rischio è concreto vista la scarsa capacità di spesa di famiglie e singoli e la difficile situazione che vivono le imprese. A spiegarne le ragioni è uno dei pasticceri più noti in città: Federico Anzellotti che ogni mattina dà il buongiorno a tanti pescaresi con le sue "Emozioni". La bolletta della luce di luglio 2022 è aumentata di cica 10mila euro passando dai 6mila 800 euro dello stesso periodo del 2021 ai 16mila e 200 attuali. A metà agosto Federico ha dovuto prendere una decisione difficile: il suo locale di corso Vittorio Emanuele è aperto solo di mattina con la conseguenza di dover lasciare a casa un dipendente. 

Se lo scenario già così sembra cupo le cose, se possibile, sono anche peggio. Gas e luce schizzano, ma schizzano anche i prezzi delle materie prime. Mettendo tutto insieme per Anzellotti, numeri alla mano, l'aumento complessivo è stato del 62 per cento. Un esempio su tutti: se prima 10 chili di burro costavano 60-65 euro oggi ce ne vogliono 120. Quanti ce ne vorranno domani? Ancora di più visto che, fa sapere, i nuovi listini sono arrivati lunedì e vanno ancora una volta sotto la voce “rincari”.

Lo dice chiaramente: se oggi si volesse stare sui prezzi del mercato un caffè da asporto dovrebbe costare 2 euro e uno al banco un euro e 50 centesimi. Non che i rincari non ci siano già stati. A Pescara un caffè oggi costa mediamente un euro e 20 centesimi per un incremento medio del 10-15 per cento. Un prezzo che, stando alle cifre riferite, è stato di fatto calmierato dagli stessi imprenditori ben consapevoli, sottolinea Anzellotti di non poter far ricadere tutto sui consumatori o si rischia che davvero i bar si svuotino: "se uno deve scegliere paga giustamente la sua bolletta", afferma. Lavorare con contratti del 2020 e prezzi del 2022 sta mettendo in sera crisi il settore con ricadute pesanti che si potrebbero avere, anzi già ci sono, sulla filiera e l'occupazione. “Così rischiamo di chiudere tutti”, chiosa il pasticcere. In uno scenario così grave non stupisce, ma fa riflettere, il fatto che quest'anno i suoi panettoni all'estero non li mangerà nessuno perché nei bancali esteri non ci arriveranno proprio. Un esempio di made in Abruzzo che resta a casa dando un altro colpo importante ad un aspetto fondamentale per l'economia del territorio: l'export. “Non siamo competitivi. I nuovi listini non li mando neanche perché mi vergogno. Già era difficile prima per una serie di congiunture tra costo del lavoro e trasporti tanto per fare degli esempi, ma ora è impossibile e lo stesso è per altre filiere come quella del vino”.

Parole che fanno immaginare uno scenario oggettivamente catastrofico per l'economia regionale e pescarese. I segnali d'altra parte ci sono. Tre attività del settore, ci riferisce Anzellotti, a Pescara hanno subito il distacco delle utenze e sebbene due siano riuscite per ora a rialzare le saracinesche, per una così non è stato. Un simbolo se vogliamo,di un effetto cascata che potrebbe essere devastante per la città e non solo: il problema come ben si sa è nazionale. Guardando solo al Pescara, ricorda Fabrizio Vianale direttore provinciale di Confartigianato, sono oltre 5mila le attività (di tutti i settori) che in città rischiano di chiudere secondo uno studio fatto dalla stessa associazione. D'altra parte, sottolinea, l'Abruzzo è la terza regione italiana per rincari di luce e gas: “parliamo di un amento dell'85,1 per cento che vuol dire rischio chiusura per un'attività su cinque sul territorio. In Italia già avevamo costi più alti del 20 per cento rispetto agli altri Paesi: fa male pensare che attività dovranno chiudere lavorando”.

Una situazione soffocante dove boccate di ossigeno sembra davvero impossibile prenderne. Se da una parte, aggiunge Anzellotti, gli istituti di credito hanno chiuso le porte alla cessione del credito perché a loro volta non certi di riavere indietro il dovuto dallo Stato, dall'altra c'è l'impossibilità di rateizzare le bollette così come previsto dal primo decreto emanato per cercare di contenere gli aumenti dei prezzi. “La misura non è stata ancora attivata – spiega – e quando mi interfaccio con il fornitore mi viene detto addirittura che usiamo una scusa per non pagare e che volendo si può rateizzare, ma con i loro criteri e dunque pagando in otto mesi con interessi che vanno dal 5 al 7 per cento”. E spiegazioni le chiede anche sulla sparizione della voce “fonti rinnovabili” dalle fatture. “Vogliamo sapere se c'è una speculazione, ma nessuno ci dà risposte”.

Il tempo per darne di risposte stringe, anzi è già scaduto, ma qualcosa di deve pur fare. “A livello locale contro il caro energia già in tempi non sospetti come associazione ci siamo attivati aderendo ad un consorzio energetico – conclude Vianale -, ma il problema è gigantesco e fa passare in secondo piano i già tanti che vino le piccole e medi imprese. Andiamo incontro ad un devastante problema sociale se solo pensiamo cosa può accadere in termini di occupazione. Lo Stato deve intervenire in tempi rapidissimi perché se non blocca le tariffe dovrà sborsare comunque le risorse per far fronte alle misure di welfare necessarie tra cassa integrazione e disoccupazione. Non c'è più tempo né per le imprese né per le famiglie che, come tutti, vedranno abbattersi su di loro il 60 per cento dei rincari che scattano domani. Significa andare a colpire tutti i consumi e le fasce più deboli a partire dai pensionati. Un modello potrebbe essere quello inglese che ha bloccato le tariffe per due anni. Se non si interviene su questo sarà una catastrofe: per tutti”.

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