Confesercenti sull'ordinanza anti asporto per gli alcolici del sindaco Masci: "Misura dannosa per le imprese"

L'associazione di categoria parla di «decisione a sorpresa» e di «misura dannosa per le imprese»

Anche Confesercenti critica l'ordinanza firmata dal sindaco di Pescara, Carlo Masci, che vieta la vendita degli alcolici da asporto per gli esercizi commerciali di somministrazione.
L'associazione di categoria parla di «decisione a sorpresa» e di «misura dannosa per le imprese».

«Abbiamo partecipato a tante riunioni con sindaco e assessori della giunta comunale di Pescara, oltreché a diverse sedute di più commissioni consiliari, e mai nessuno ha fatto menzione della imminente emanazione di una ordinanza contro l'asporto. Siamo sorpresi e amareggiati, e riteniamo a questo punto una inutile presa in giro la richiesta di partecipazione a queste riunioni», denunciano il presidente di Confesercenti Pescara, Raffaele Fava, e il direttore Gianni Taucci.

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«Siamo abituati a confrontarci con le amministrazioni, non a fare da scenografia», dicono Fava e Taucci, «e l'ordinanza che abbiamo letto sui giornali colpisce duramente le attività che in questi mesi sono sopravvissute proprio con l'asporto. Siamo tutti favorevoli a un miglior controllo della città, ma non comprendiamo gli effetti positivi di un divieto di vendita da asporto degli alcolici limitata agli esercizi di somministrazione, mentre continua a essere consentita nei supermercati. Una scelta che, senza alcuna indicazione del governo nazionale, mette Pescara in una situazione isolata e di dubbia efficacia, e che con la limitazione degli orari rischia di essere ricordata come l'ordinanza ammazza locali. Non sappiamo se Masci voglia davvero passare alla storia come il sindaco che ha spento la sua città: per questo diciamo che se vuole assumere provvedimenti che vanno oltre le direttive nazionali, si deve far carico di strumenti straordinari di sostegno alle imprese pescaresi. Garantisca bonus alle imprese che saranno colpite da questa ordinanza a differenza delle imprese del resto d'Italia».

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