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Economia

Un 2022 da dimenticare per l'occupazione: 10mila posti persi e Abruzzo ultimo nella classifica nazionale

I dati emergono dall'analisi dell'economista Aldo Ronci sui dati Istat: si salva solo l'agricoltura che cresce più che nel resto del Paese, ma su industria, costruzioni, commercio, settore alberghiero e ristorazione i numeri sono allarmanti

Il 2022 si chiude malissimo per l'occupazione in Abruzzo: 10mila le unità in meno con la regione che si posiziona ultima a livello nazionale. Questo quanto emerge dall'analisi condotta dall'economista Aldo Ronci sui dati Istat registrati tra il quarto trimestre del 2021 e il quarto trimestre del 2022.

In termini percentuali la flessione è del 2 per cento a fronte di una media nazionale di incremento dell'1,5 per cento. Per l'Abruzzo il peggior risultato degli ultimi 5 anni. Unico settore che fa bene quello dell'agricoltura che ha visto una variazione del 37,6 per cento (7 per cento con la regione seconda a livello nazionale. Ma per l'industria con il meno 1,8 per cento (12esimo posto), le costruzioni con un calo del 6,2 per cento che pone la regione ultima così come nel commercio, nel settore alberghiero e nella ristorazione dove il calo è stato del 12,5 per cento per cento e i servizi stabili (quartultimo posto), la situazione è decisamente negativa

Nel 2022, altro dato, si registra un decremento di mille disoccupati pari al meno 3,3 per cento. Tale flessione, spiega Ronci, è un terzo rispetto a quella nazionale che ha segnato un decremento del 12,1%.

All'allarmante dato del mercato del lavoro nel 2022 si affianca, emerge ancora dall'indagine, una dinamica delle imprese che vede l’Abruzzo registrare un incremento percentuale di appena lo 0,36 per cento che è pari alla metà rispetto a quello nazionale dello 0,79 per cento e che posiziona l’Abruzzo al penultimo posto della graduatoria nazionale; un andamento dell’export che annota un incremento del 2,1 per cento che è pari ad un decimo di quello nazionale che è stato del 20,0 per cento e posiziona l’Abruzzo al terzultimo posto della graduatoria nazionale.

“La fotografia del sistema economico abruzzese conferma che esso si trova in una situazione di oggettiva difficoltà – scrive Ronci -. Tale difficoltà, come già detto altre volte, è da imputare soprattutto al fatto che il sistema produttivo abruzzese è composto per la gran parte da microimprese che comunque rappresentano il 96 per cento del totale delle imprese e impiegano il 56 per cento degli occupati. Esse hanno problemi di carattere strutturale e una scarsa propensione all’innovazione e pertanto c’è l’esigenza di escogitare iniziative e reperire risorse capaci di promuovere il miglioramento della competitività”.

Entrando nel dettaglio nel quarto trimestre 2021 gli occupanti erano 510mila, nel quarto del 2022 se ne sono registrati 500 mila. Durante i primi tre trimestri 2022 l’Abruzzo accumula una perdita di ben 39 mila occupati, nel quarto trimestre ne recupera 29.000 attestandosi a fine anno a una flessione di 10.000 occupati che comunque conferma quindi la regione ultima a livello nazionale come detto.

Gli occupati per attività economiche registrano un incremento solo in agricoltura (+7). Subiscono un consistente decremento nelle attività di commercio, alberghi e ristoranti (?13) flessioni più modeste nell’industria (?2) e nelle costruzioni (?2), rimangono stabili nei servizi. 

Il tasso di occupazione in Abruzzo nel quarto trimestre 2021 è stato del 61,8 per cento, specifica ancora l'indagine, valore superiore al tasso nazionale del 59,5 per cento, ma nel quarto trimestre 2022 il tasso abruzzese subisce una flessione e si attesta al 60,3 per cento, dato quest’ultimo inferiore a quello nazionale del 60,7 per cento. Per l’Abruzzo si passa da uno spread positivo di 2,3 punti percentuali nel quarto trimestre 2021 ad uno spread negativo di 0,4 punti percentuali nel quarto del 2022.

Passando alla disoccupazione a fine 2021 se ne contavano in Abruzzo 45mila. Il 2022 si è chiuso con 44mila disoccupati per cui l'anno scorso si è registrato un decremento del 3,3 per cento che comunque è molto più basso di quello italiano che ha visto una crescita media del 12,1 per cento. Anche in questo caso, dunque l'Abruzzo si piazza in bassa classifica: è tredicesimo.

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